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Donna, famiglia e compiti generali

Hespress (25/08/12). Di Fatema AzZahara AzZa’im. Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Odio le case che non hanno le proprie casalinghe; la casalinga è lo spirito che soffia la prosperità e l’amore, è la persona designata per la formazione dell’umanità con ogni bene e oltre a ciò odio seppellire viva una neonata, seppellire lei e le sue capacità; è cosa auspicata il bene di sua madre e della sua famiglia, come conciliare le due cose?

Mettiamoci d’accordo come prima cosa: il disprezzare la donna è un crimine e ciò corrisponde all’istinto dell’animale accovacciato sul sangue di alcune persone. La vera religione rifiuta quelle tradizioni della comunità che rinchiudono le donne o che le opprimono e quelle che gli negano diritti e doveri; così come rifiuta le tradizioni di altre comunità che trascurano le leggi di Dio quando gli istinti più bassi prendono il sopravvento…”

 Così esordisce Sheikh Mohammad AlGhazali, che la misericordia di Dio scenda su di lui, nel suo hadith sulle donne, sulla famiglia e sui doveri generali, nel suo libro “La Sunna del Profeta: tra Fiqh e hadith”. Le parole dal cuore del saggio giurista hanno illuminato la coscienza e le menti dei musulmani e li hanno esortati a persistere nella giusta comprensione della parola di Dio e del suo profeta Muhammad, che la pace sia su di lui, per non cadere nella trappola dell’equivoco, ostacolando in questo modo la rinascita della comunità musulmana dall’arretratezza e dall’ignoranza.

 Avvicinamento della donna lavoratrice alla sua famiglia… come è realizzabile?

 In relazione al diritto della donna di andare a lavorare, AlGhazali parla dello sforzo delle stesse donne nel prendersi cura della famiglia e del lavoro, in un clima di rispetto che protegge la dignità della donna. AlGhazali non nasconde i suoi timori nel lasciare i figli a babysitter o in custodia, e aggiunge “dobbiamo cercare mille e uno modi per avvicinare la donna al suo impiego primario e ciò non succederà se non comprenderemo la religione in modo corretto, abbandonando le deviazioni e l’estremismo…”

 Qual è il modo ottimale per far avvicinare la donna lavoratrice ai suoi compiti all’interno della famiglia?

 La domanda non ha riscosso molto interesse da parte delle associazioni femminili nonostante la sua importanza. La realtà lavorativa della donna non è di certo un letto di rose, al contrario è piena di spine che prendono molte delle energie delle donne e negano loro il benessere fisico e psicologico. In assenza di babysitter all’interno della maggior parte delle istituzioni pubbliche e private, le donne lavoratrici sono costrette a lasciare i propri figli in custodia a strutture improvvisate in casa. Queste scelte ristrette disorientano la donna, lasciandola in stato di ansia continuo, visto che i figli le sono lontani e magari in mani sbagliate, per non parlare delle pesanti spese che deve sostenere.

 Dopo l’adozione del principio di parità nella nuova costituzione, le donne hanno il diritto di chiedere allo stato marocchino i mezzi per garantire, nei diversi settori, ogni confort e la stabilità della famiglia marocchina, condizioni che influiscono positivamente nella partecipazione effettiva della donna nella costruzione del paese e che le consentiranno di accrescere le proprie competenze ed esperienze permettendole di avere qualificazioni e merito nei diversi campi.

 La donna e il potere secondo AlGhazali

 AlGhazali ha parlato di interpretazione sbagliata riferendosi all’hadith dell’Inviato di Dio, che Dio lo assista, che recitava “delude il popolo la nomina di una donna come suo capo”. Generalmente questo hadith viene utilizzato come un’arma da coloro che si oppongono all’ascesa della donna al potere.

 AlGhazali spiega l’hadith inserendolo nel suo contesto storico. “Quando il cavaliere vacillava sotto le mazze della conquista islamica, era al governo una dittatura nefasta. La religione era idolatra e la famiglia governante non conosceva la shura (il consiglio), non rispettava l’opinione altrui e i suoi componenti parlavano la lingua del male. Un uomo poteva uccidere il proprio padre o i propri fratelli se richiesto e il popolo era sottomesso servilmente”. In queste condizioni, l’autorità nominò una ragazza che non sapeva niente e ciò era la proclamazione che tutto il paese stesse per andare in rovina… per commentare ciò, l’Inviato di Dio pronunciò le sue parole sincere riferendosi però alla situazione nella sua totalità”. AlGhazali parla poi di varie donne citate nel Corano, come ad esempio la regina di Saba o famose nella storia come ad esempio la regina Vittoria.

 I principali modelli femminili

 Oltre ai nomi citati da AlGhazali si possono nominare altre donne che hanno condotto maestosamente i propri popoli. Un esempio è Margaret II che è a capo del regno danese dal 1972 e che è la prova evidente della spiegazione fornita da AlGhazali sull’hadith citato. Con lei la Danimarca ha vinto l’etichetta di “luogo più felice del mondo” in relazione agli standard di salute, di benessere sociale e di istruzione. Spostandoci dall’Europa all’Africa, si può menzionare Ellen Johnson Sirleaf, capo di Stato della Liberia, modello di onestà, responsabilità e difesa del principio della trasparenza anche se ciò può essere pericoloso per le persone a lei care.

Ci sono molti altri modelli femminili al mondo, ma mi fermo qui e concludo con le parole di AlGhazali “non sono un amante della formazione di donne capi di stato o capi di governo. Amo solo una cosa, che abbia potere lo stato o il governo più adatto per la comunità”.

Alessandra Cimarosti

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