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Doha, la nuova terra promessa per l’arte?

Katara - Doha arte
Il “Katara Village”

Il “Katara Village” è il luogo in cui la cultura a Doha trova la sua maggiore espressione.

Adagiato sulla costa orientale del Paese, il sito si estende su una superficie di un milione di metri quadri e ospita al suo interno diversi centri artistici, un enorme anfiteatro, sale d’esposizione, ristoranti e locali.

Al “Building 13” si trova la sede della Qatar Fine Arts Association, un raggruppamento di artisti locali e internazionali sotto la tutela del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali.

Youssef Al Sada
Yousef Khalifa Al Sada

La Qatar Fine Arts Association, che è stata fondata all’inizio degli anni Ottanta, è arrivata al culmine della sua attività di promozione, di formazione e di tutela degli artisti solo negli ultimi due anni sotto la presidenza del pittore Yousef  Khalifa Al Sada.

In occasione della mostra d’arte intitolata Exhibition from Qatar”, ho incontrato Al Sada nei locali dell’associazione che comprende gli uffici amministrativi e tre sale d’esposizione.

Nella sua doppia veste di pittore e presidente, Al Sada chiarisce prima di tutto il titolo della mostra, che prima della sua presidenza era “Qatari Artists Exhibition”: “Una delle più importanti innovazioni che ho introdotto è quella di aprire le porte dell’associazione anche agli artisti stranieri residenti in Qatar istituendo una specie di diritto alla cittadinanza per meriti artistici. Avevo capito da subito che bisognava includere gli artisti stranieri per poter realizzare un balzo in avanti e uscire da quella connotazione razzista che il titolo vecchio comportava”.

Difatti l’esposizione, che contiene cento opere artistiche fra pittura, scultura e installazioni, porta la firma di artisti di diverse parti del mondo, specchio del cosmopolitismo che oramai caratterizza la società qatarina.

Girando fra le tre sale colpisce la varietà delle opere esposte e la grande partecipazione femminile. Al Sada ha una sua spiegazione: “La società qatarina nonostante i grandi passi degli ultimi dieci anni, rimane una società fondamentalmente conservatrice perciò mal sopporta che le donne frequentino determinati ambienti artistici come il cinema o la musica e paradossalmente e fortunatamente incoraggia le donne a praticare le arti plastiche, la pittura o la fotografia”.

Nomi come Moza Al Kuwari, Maha Al Sulaiti, Munira Al Meer o Nawal Al Kuwari registrano una presenza qualitativamente forte che lascia presagire che il futuro dell’arte in Qatar si scriverà con mani femminili.

Trattandosi comunque di un movimento artistico nascente, frequentato maggiormente da pittori autodidatti, si nota una certa ingenuità tecnica e tematica che fa sì che la maggior parte delle opere sia una riproduzione della realtà storica, sociale e antropologica qatarina. Ho sentito parecchi artisti autodefinirsi discepoli della scuola del Realismo. Al Sada pur rifiutando questa etichetta afferma che a causa di un gusto artistico ancora in via di sviluppo il pubblico si sente più a suo agio di fronte ad opere che richiedono minore sforzo di comprensione. Forse per questo gli artisti locali continuano ad esseri timidi nella sperimentazione e nell’innovazione, confinando il loro talento entro i limiti di un realismo che spesso trasforma le loro opere in qualcosa di più decorativo che creativo.

Un altro limite che l’arte in Qatar dovrebbe ancora superare è la mancanza di accademie d’arte che forniscano una formazione accademica  e scientifica valida a livello universitario.

La Qatar Fine Arts Association cerca di colmare questo vuoto proponendo dei workshop in varie discipline artistiche,  ma si tratta chiaramente di uno sforzo per incoraggiare i talenti nascenti più che di una vera formazione accademica.

Lo sviluppo economico del piccolo Paese del Golfo ha inevitabilmente generato un grande interesse nei confronti della cultura in generale e delle arti in particolare.

La Qatar Fine Arts Association, forte di questa consapevolezza e dell’appoggio da parte delle istituzioni ufficiali, costituisce una realtà solida ed incoraggiante che attraverso seminari, mostre e workshop sta seminando il terreno per quella che sarà indubbiamente una fruttuosa stagione di raccolta artistica, le cui premesse si stanno già verificando: la qualità dei musei inaugurati negli ultimi anni, le risorse finanziare messe a disposizione e il movimento di collezionismo dilagante ne sono i testimoni.

E forse anche in questo ambito l’Italia e gli artisti italiani dovrebbero far sentire le loro voci: Doha potrebbe diventare presto la “terra promessa” non solo per gli affari, ma anche per le Arti.

 

Salamat

 


Roberta Papaleo

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