Con altre parole I Blog di Arabpress Iran Letteratura

“Diventare sorelle a Teheran” di Massimo Paradiso Ed. EmmaBooks

“Diventare sorelle a Teheran” di Massimo Paradiso Ed. EmmaBooks
Dal blog Con altre parole di Beatrice Tauro

Movimento verde si facevano chiamare, e portavano la loro protesta in tutte le strade, in tutti i quartieri e negli angoli più remoti dell’Iran. Erano giovani e vecchi, intellettuali e popolani, operai e disoccupati, ma c’era una cosa che li accomunava tutti: erano e si sentivano iraniani e volevano qualcosa di meglio per il loro paese”.

Quella che ci racconta il giornalista Massimo Paradiso è una storia vera, accaduta in Iran negli anni del Movimento verde, quella ondata di proteste che attraversarono l’intero paese per rivendicare migliori condizioni di vita di milioni di iraniani. E la protagonista della storia, Azin, diventa un simbolo di quella protesta e della presa di coscienza vissuta da migliaia di persone che in quel periodo scoprirono l’importanza di impegnarsi in prima persona per il proprio paese.

E’ l’estate del 2009 e in una notte afosa e soffocante Azin viene arrestata in casa, con la polizia che irrompe e, dopo aver messo a soqquadro l’intero appartamento, la porta via fra le urla e la disperazione dei suoi anziani genitori. Azin è una giovane studentessa di giurisprudenza. E come molti altri giovani ama divertirsi, magari trasgredendo qualcuna delle rigide regole della Repubblica Islamica dell’Iran, fatte rispettare col pugno di ferro dalla famigerata polizia religiosa. Ma quella sera Azin era già in ansia per l’arresto della sua carissima amica Samah. Continua a interrogarsi su quale potesse essere il capo d’accusa rivolto alla sua amica, quando deve iniziare a porsi la medesima domanda anche per sé stessa.

Viene rinchiusa nel carcere di Evin, in una cella dove si trovano altre donne. Il traumatico arresto e la traduzione in carcere mettono sotto shock Azin che però non perde la lucidità nel momento in cui inizia il tormento degli interrogatori. Per lunghi giorni Azin viene ripetutamente interrogata, sempre le stesse domande, sempre le stesse minacce. Ma lei resiste e non accetta di firmare una dichiarazione di colpevolezza che la metterebbe in libertà. La sua coscienza pulita glielo impedisce ma ciò non ferma i suoi aguzzini che continuano ad interrogarla con metodi sempre più cruenti fino a farla collassare.

Gli unici momenti di tregua sono quelli che Azin vive nella sua cella, insieme con le altre donne che si prendono cura di lei, cercano di farla riprendere dallo sfinimento degli interrogatori e che si sottraggono quel po’ di pane che viene loro consegnato per dividerlo con Azin.

Il processo sommario al quale verrà sottoposta la condannerà a due anni di carcere. Nella sua nuova veste di detenuta Azin incontrerà donne eccezionali, tutte con i medesimi capi di imputazione, con le quali imparerà un nuovo linguaggio fatto di impegno politico, di lotta per la libertà e per i diritti. Avrà modo di condividere i suoi pensieri con quelli di altre prigioniere che hanno rinunciato alla propria libertà pur di non dichiarare il falso e autoaccusarsi, come era stato chiesto anche ad Azin.

In carcere Azin inizierà un percorso che la porterà, una volta fuori dalla galera, a continuare la lotta per l’affermazione dei diritti e delle libertà delle donne iraniane. Un percorso per molti versi ancora molto lungo.

Riportiamo in chiusura la precisazione dell’autore in apertura del libro in quanto ci aiuta a contestualizzare meglio gli avvenimenti narrati nel testo: “Durante le elezioni per la presidenza della Repubblica Islamica dell’Iran del giugno 2009, trentatré donne furono arrestate come prigioniere politiche con l’accusa di aver chiesto le dimissioni del presidente eletto. Affrontarono processi sommari e vennero comminate pene fino a vent’anni di carcere.

Alcune di loro non uscirono mai dalle stazioni di polizia, dove erano state portate per l’interrogatorio preliminare. Questo libro è frutto di un lavoro corale di testimonianze di chi, dal carcere di Evin, ne uscì. I nomi sono volutamente inventati, ma tutti i fatti raccontati, sebbene in parte romanzati, sono realmente accaduti”.


Beatrice Tauro

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