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Dio non so se c’è, ma Allah mi vuole bene

Articolo di  Federica Cocozziello Visconti.

Il canto del muezzin all’alba è un sublime piacere. Il richiamo alla preghiera si infila tra le persiane, supera le tende e si adagia lieve sul mio cuscino, sussurrandomi che un nuovo giorno è pronto a regalarmi un’altra musicale immersione tra i la, ye e bzeef che si rincorrono nella medina più grande del mondo, quella di Fès.

Perdersi salendo e scendendo tra i suoi vicoli, fermandosi ogni tanto in un negozio per spuntare un prezzo conveniente oppure per cedere il passo ad un solerte asino da soma o ad un carretto carico di menta e fragole, ha una poesia che ‘l tacere è bello.

Confondersi tra i clienti abituali è impossibile, ma se si tenta un approccio stentato in lingua locale, si scatena il divertimento dei commercianti che a loro volta rispondono in italiano incerto. La medina di Fès ingloba così la torre di Babele, mescolando i diversi idiomi in una sola lingua e le stesse parole. Persino le curve infinite dell’Atlas mi cullano amiche, nel costante dondolio che altrove nel mondo provoca solo vertigini e mal di mare.

È il Marocco che mi gira intorno a placarmi, il suo mutare colori e forme in pochi chilometri, la sua varietà naturale che mi sorprende e m’innamora. Vorrei che il viaggio verso sud non finisse mai, poi attraversiamo Erfoud, arriviamo a Merzouga e ci avviciniamo al deserto che sembra stia nascendo in quell’attimo sotto ai nostri occhi, grazie ai venti gentili che ne modificano i contorni, mantenendone intatta la purezza. Le dune accoglienti invitano a tuffarsi, ma c’è un tempo giusto e non bisogna avere fretta. Mi siedo ai margini, dove la sabbia ancora si confonde con le pietre dure, vicino ai cammelli che attendono di riprendere la marcia verso il villaggio.

È il tramonto e resto così, a riempirmi gli occhi di meraviglia. Nella notte i pensieri tornano ai posti visitati, ai caffè affacciati sul mare di Tangeri che guardano alla Spagna, ai gabbiani che si affollano sulle barche di Essaouira, alla passeggiata nell’area archeologica di Volubilis, all’imponenza della moschea di Casablanca e tutto si confonde e si compone in una nuova immagine di questo Paese appena scoperto e già amato.

Domani, il deserto.

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Giusy Regina

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