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Dialetto marocchino: una lotta inutile

ecole maroc 4 dialetto marocchinoDi Abd al-Aziz Rajil. Elaph (13/11/2013).

Traduzione e sintesi di Pamela Murgia.

 

Sui media marocchini, la risoluzione della crisi di governo ha ceduto il passo al dibattito che in questi giorni divampa nei centri della politica, dell’informazione e della cultura. Si tratta dei memorandum che Noureddine Ayouch, presidente fondatore dell’ONG “Fondazione Zakoura” ha rivolto a Omar Azziman, presidente del Consiglio Superiore per l’Istruzione, dove invita a “sostenere il dialetto come lingua nelle scuole marocchine  e a ridimensionare l’impostazione religiosa che caratterizza la scuola primaria nel regno, per cui gli studenti sotto i sette anni imparano a memoria il Corano”. Ayouch aveva già indetto una conferenza a Casablanca sul progresso del sistema di istruzione in Marocco e lo stesso re Muhammad VI quest’anno ha dichiarato prioritario questo settore, pur non chiarendo come si sarebbe mosso a riguardo.

La prima questione che ha diviso politici e intellettuali è il sostegno del dialetto marocchino nell’istruzione. La fazione contraria è guidata dal partito di maggioranza del governo (l’islamico “Giustizia e Sviluppo”), oltre che da personalità di sinistra e nazionalisti, accademici e laici. Inoltre, per il Gruppo per la Salvaguardia della Lingua Araba, questa iniziativa ricorda i tentativi fallimentari dei colonizzatori francesi di colpire la lingua araba diffondendo il dialetto assieme alla lingua francese per imprimerla nella cultura dei maghrebini. Questioni simili hanno interessato anche Egitto e Libano ma senza produrre risultati degni di nota. Invece fra i sostenitori c’è la corrente francofona e chi considera  il dialetto come parte integrante dell’arabo classico, a cui renderebbe servizio se fosse introdotto nelle scuole.  È invece inaccettabile la seconda questione sollevata dal memorandum, ovvero diminuire le ore dedicata alla religione e allo studio del Corano. Il Corano è considerato una delle colonne dell’identità culturale e religiosa; inoltre nella Costituzione del Marocco, alla lingua araba è riconosciuto lo status di lingua ufficiale assieme al berbero, così come la religione ufficiale del Paese è l’Islam.

Bisognerebbe chiedersi invece perché tale questione si solleva proprio adesso. A mio parere, non merita neanche di essere discussa: è una perdita di tempo per il cittadino comune che pensa invece a come guadagnarsi il pane. Inoltre, riguarda il problema dell’identità, che per la sua natura esistenziale è particolarmente provocatorio per le correnti religiose: distrae gli islamisti da progetti di riforma concreti come la transizione democratica e li porta a dichiarare una guerra fra fedeli e infedeli. Il cittadino arabo comune, soprattutto quello marocchino, non deve perdere il suo tempo in questo modo ma volgersi a questioni superiori, come la democrazia, il progresso, l’unità, e  non lanciarsi in una lotta inutile.

 

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Viviana Schiavo

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