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Di armi e uomini: l’Arabia Saudita blocca gli aiuti al Libano

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Di Makram Rabah. Middle East Eye (22/02/2016). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

La relazione tra il Libano e il regno dell’Arabia Saudita dura da più di nove decadi. I due paesi hanno lavorato negli anni per garantire la crescita socio-economica di entrambi e le relazioni politiche. I libanesi furono tra i primi ad emigrare in Arabia Saudita e a partecipare allo sviluppo dell’allora regno in erba. L’Arabia Saudita ha contraccambiato sostenendo l’economia libanese in più modi. Tuttavia, questa generosità è terminata quando il regno ha recentemente annunciato la sospensione dei 4 miliardi di dollari di sovvenzione che aveva assegnato alle Forze Armate Libanesi e alle agenzie di sicurezza.

Il motivo esteriore di questa mossa è stato il rifiuto del ministro degli Esteri libanese, Joubran Bassil, di votare la risoluzione della Lega Araba che condannava l’Iran dopo l’assalto all’ambasciata saudita nel paese. Tuttavia, la decisione di punire Bassil e lo Stato libanese non dovrebbe essere vista, come alcuni ritengono, come una mossa esclusivamente vendicativa ma piuttosto come una decisione del regno saudita e dei suoi alleati di rompere con la loro lunga tradizione di placare i nemici che finora hanno utilizzato lo Stato libanese come uno scudo umano. Hezbollah, uno dei componenti principali del governo libanese, ha colto ogni occasione per attaccare e diffamare l’Arabia Saudita, con Hassan Nasrallah che è arrivato fino al punto di chiedere la morte della casa dei Saud. Nasrallah lo ha fatto ben sapendo che sono stati i Saud e i loro alleati a promettere milioni di dollari per la ricostruzione delle aree sciite dopo la guerra del 2006. Inoltre, la retorica anti-golfo di Nasrallah ha aumentato la crescente paura dei libanesi residenti nei paesi del Consiglio del Golfo che rischiano la deportazione per il solo fatto di essere sciiti.

Ma perché il regno saudita dovrebbe punire l’esercito libanese, uno dei pilastri dello Stato e visto da molti come l’unica possibilità di bilanciare le armi di Hezbollah e la sua agenda iraniana? Sembra che l’attuale leadership saudita si sia resa conto che l’esercito, come ogni altra istituzione libanese, si nutre di settarismo e non è quindi immune dalla dominazione virtuale che Hezbollah ha stabilito su tutte le parti vitali del paese. Tutto questo, insieme al fallimento dei principali alleati sauditi in libano nell’affrontare queste sfide, ha portato Riyad a non investire ulteriormente in un’entità ostile o neutrale come l’esercito. Ma la cosa più importante è che forse l’Arabia Saudita ha fatto questa mossa punitiva per mandare un messaggio ai suoi alleati, più che ai suoi nemici, e comunicargli che la loro performance non è stata all’altezza delle sfide locali e regionali. Il blocco degli aiuti in questo momento, con l’Arabia Saudita sul piede di guerra, equivale ad un appello per vedere chi si unirà e chi vacillerà quando verrà il momento non solo di parlare ma di agire contro l’Iran in Libano e nella regione.

La reazione della maggior parte dei libanesi alla decisione saudita potrebbe essere stato l’obiettivo desiderato dal regno. Domenica scorsa, le dimissioni di Ashraf Rifi, ministro della Giustizia, per protesta contro la continua dominazione di Hezbollah sullo Stato libanese, hanno inviato un chiaro messaggio al Partito di Dio e all’Iran: il Libano non accetterà mai completamente il loro controllo. Se questo potrebbe essere parte di una più ampia strategia da parte dell’Arabia Saudita, il Libano dovrebbe sperare il meglio ma essere preparato al peggio. L’esercito libanese potrebbe essere in grado di sostenersi con altri aiuti, ma il vero test nell’immediato futuro sarà la capacità dell’economia libanese di perseverare semmai l’Arabia Saudita e i suoi fratelli arabi dovessero decidere di punire realmente il Libano.

Makram Rabah è un dottorando del dipartimento di storia della Georgetown University.

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Viviana Schiavo

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