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Decapitazioni e attentati suicidi: il nuovo furore in Libia

Di Abdallah Schleifer. Al-Arabiya (18/11/2014). Traduzione e sintesi di Carlo Boccaccino.

La situazione in Libia è decisamente difficile. Tra giugno e ottobre si sono verificate diverse decapitazioni, alcune di membri delle Forze Speciali dell’esercito libico, altre di civili, legate a questioni religiose. Ma da lunedì il ritmo si è intensificato e sono stati decapitati un soldato libico a Benghazi e tre attivisti a Derna.

Inoltre la settimana scorsa a Tripoli sono esplose alcune autobombe all’esterno delle ambasciate degli Emirati Arabi Uniti e d’Egitto. Questi attacchi rappresentavano dei gesti simbolici in quanto le due ambasciate erano state evacuate lo scorso giugno: le bombe esprimevano il disappunto per il forte supporto mostrato dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti nei confronti del neo-parlamento di Tobruk. Si ritiene che il responsabile di tali attacchi fosse lo Scudo libico, che è formato dalle milizie guidate dai Fratelli Musulmani e che è in controllo di Tripoli.

Si ipotizza che lo Scudo libico sia anche responsabile di altri attacchi, avvenuti la settimana scorsa a Tobruk e nelle città limitrofe, che hanno causato numerosi morti e feriti. Tale ipotesi è rafforzata dal fatto che lo Scudo stia combattendo contro l’Esercito libico, che supporta il governo legittimo di Tobruk. Altra ipotesi è che il mandante di questi altri attentati sia l’Alba Libica, alleanza guidata dalla milizia Ansar al-Sharia e affiliata a Daish (conosciuto in Occidente come ISIS), anch’essa in lotta contro l’Esercito libico.

Nel frattempo, la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale il neo-Governo di Tobruk, che ha deciso di difendersi da questa accusa.

La situazione è dunque caotica, ma i Capi di Stato occidentali e i rappresentanti delle Nazioni Unite continuano semplicemente a parlare della necessità di negoziazioni e di dialogo politico tra le fazioni coinvolte nella guerra civile libica e a esprimere la loro preoccupazione senza però elaborare un piano di salvataggio per il popolo libico. In questo contesto sarebbe stato giustificato un intervento militare dell’Egitto, in particolare dopo che miliziani jihadisti con base in Libia hanno attaccato un valico di frontiera presidiato dall’esercito egiziano.

In realtà il governo libico, pur essendo in stretto contatto con il governo e l’intelligence egiziani, non ha richiesto apertamente l’intervento egiziano per paura di un eccessivo controllo esterno sulla sua popolazione. Esso preferirebbe piuttosto una coalizione di forze più ampia, non necessariamente solo araba, di cui facesse parte anche l’ONU: opzione abbastanza surrealistica, vista l’incertezza da parte dell’ONU di schierarsi. A renderla più fattibile, secondo alcune voci non confermate, sarebbe invece la disponibilità dell’Italia a prendere parte a questo intervento.

Abdallah Schleifer è un giornalista americano specializzato in Medio Oriente e professore emerito all’Università Americana del Cairo.

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Roberta Papaleo

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