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Danze e tradizioni dal Marocco, con Ibtissam Iby

MAX_6698 (1)Buongiorno a tutte e tutti, come state? spero bene e pronti per gustarvi un altro articolo sulla tradizioni coreutiche, stavolta provenienti dal Marocco, attraverso la danzatrice Ibtissam Iby, che vi presenterò con l’intervista che segue:

C.: Cara Ibtissam, parlami di te e cerchiamo, attraverso le tue parole, di conoscere meglio anche il tuo paese e le sue tradizioni, dal punto di vista del folklore e della danza. Sei d’accordo?
Dove sei nata e come ti sei trovata a venire in Italia? Cosa fai di bello, a Roma?

I.: Mi chiamo Ibtissam, per gli amici Iby. Sono nata in Marocco (Casablanca), ho 25 anni. Sono arrivata in Italia all’età di 14 anni, dopo la mancanza di mio papà, per raggiungere mia madre, che vive qui in Italia dal 93’. E’ stata un’esperienza molto dura all’inizio, cambiando paese, cultura, tradizioni, lingua, tutto..
Appena trasferita in Italia ho vissuto per 6 anni a Potenza ma poi la mia strada è cambiata e, dopo la mia esperienza lavorativa nell’ambito turistico, appena diplomata ho cercato di ampliare il mio bagaglio culturale scegliendo di trasferirmi a Roma, dove mi sono iscritta alla facoltà di Lingue e Civiltà Orientali, all’Università “La Sapienza”, scegliendo come prima lingua l’arabo. Ed ora mi sto dedicando sia all’insegnamento della danza Medio-orientale, sia a quello della lingua araba, oltre che lavorare come traduttrice.

C.: Parlaci del tuo rapporto con la danza, e che tipo di danza. Dove e con chi hai cominciato a studiarla?

I.: Ecco il mio mondo fantastico, questa è una storia divertente. Il mio approccio con la danza orientale? che dire…
È come se lei avesse scoperto me, da quando avevo appena 5 anni. Il mio primo ricordo: eccomi, come ogni giorno, seduta a guardare i film egiziani d’epoca, in TV. Era un appuntamento fisso, per me; guardavo queste dive danzanti che mi affascinavano con le loro eleganti movenze, i ritmi egiziani, i canti, l’eleganza e la semplicità. Volevo assolutamente ballare come loro, imparare quello che facevano, ogni movimento e ogni passo, non mi perdevo nulla. Mia madre vedeva tutto, anche che ogni giorno ero sempre più felice. Lei lavorava come attrice di teatro e mi aveva mandato ad una scuola per fare la danza classica, a Casablanca. A me, però, non piaceva e all’età di 8 anni l’ho lasciata, per continuare ancora a guardare la TV, il programma dove trasmettevano in particolare le danzatrici Taheya Karioca e Samia Gamal. Per me era una “scuola”, sono cresciuta con la danza, ho imparato a ballare guardando mia madre (era la mia prima insegnante per eccellenza), ascoltando la musica tutto il tempo. Devo dire che tutto ciò fa differenza, come se avessi vissuto in una scuola e imparato continuamente. E dicevo continuamente “da grande farò la ballerina”; fare la ballerina è stato il sogno che ho rincorso e che sto realizzando ancora con fatica e determinazione. Ecco dei link di uno dei film che guardavo e ammiravo molto, da piccola. Da lì ho iniziato ad imparare i passi e le coreografie. La danzatrice, nel film, è Taheya Karioca:



Ancora oggi i miei studi ed approfondimenti continuano e continueranno; dal 2008, qui a Roma ho approfondito la tecnica con Saad Ismail, un Maestro per eccellenza. Lui mi ha saputo dare tanto, ho frequentato tempo fa alcuni suoi corsi e mi ha insegnato molto.

C.: Sì, pensa che recentemente ho contattato Saad Ismail, per fargli un’intervista, conosco la sua fama. Solo che, a causa dei rispettivi impegni, si dovrà aspettare un periodo più tranquillo per poter realizzare l’intervista. Continua a parlarmi della danza e di quello che fai, Iby!

I.: Ora, oltre che insegnare, continuo ad aggiornarmi seguendo corsi e stage in tutta Italia, conoscendo nuovi stili ma senza uscire dagli schemi. Penso che non si finirà mai di imparare, perché ritengo che il buon maestro e il vero artista è colui/colei che esprime se stesso, il suo modo di essere, il suo modo di pensare e di fare; colui/colei che crede fermamente in quello che fa senza avere dubbi o incertezze! Spirito libero! sono convinta che “l’arte porti al progresso della società, e che aiuti a costruire personalità e idee”.

C.: Iby, quale ruolo occupa e cosa rappresenta, la danza, per la società nel tuo paese d’origine? come viene vissuta, sia nel quotidiano che in occasione di eventi?

I.. Le danze del Marocco sono molto differenti a seconda delle aree geografiche in cui sono nate e si sono sviluppate ed è proprio nella danza tradizionale che la cultura, in Marocco, raggiunge la più elevata espressione di sé. Queste danze, democraticamente, sono alla portata di tutti e sono legate ai maggior avvenimenti che regolano la vita e delineano l’identità dei marocchini: matrimoni, nascite, circoncisioni, moussem. In altre occasioni, più che essere spettacoli, le danze sono delle vere e proprio cerimonie.
Tra le danze conosciute e più apprezzate c’è la danza Gnaoua, Guedra, la danza berbera, la danza Ahidus, e lo Chaabi (traduzione: la canzone moderna popolare) danza delle Shikhat.936202_480663295337700_478221591_n

C.: Quale tipo di musica e di ritmi, in particolare, viene associata alla danza che praticate?

I.: Nei ritmi marocchini troviamo una grande varietà di generi, un folclore ricco di influenze musicali : greco-romane, andaluse, arabe, africane, anche eredità berbere.

C.: Parlaci della tua attività in Italia ed, eventualmente, dei tuoi progetti artistici.

I.: In Italia vorrei continuare a svolgere il mio ruolo come traduttrice ed interprete in lingua araba, continuando sempre gli studi e sperando in un futuro migliore. Nel campo artistico, ovviamente non smetterei mai, continuerei ininterrottamente a danzare, a studiare e a offrire il mio bagaglio di competenze; infatti negli ultimi periodi tengo degli stage a Roma sulle danze marocchine, la danza delle Shikhat (chaabi), la danza del vassoio marocchino etc..
Ultimamente sto frequentando degli stage per arricchire il mio bagaglio artistico per far conoscere anche la cultura, oltre la danza, e per poter organizzare dei viaggi di studio-vacanze con delle amiche danzatrici e non, organizzandoci assieme per ballare, per conoscerci e per poter avere un vero legame con la gente del posto e, soprattutto , condividere queste danza con allegria e gioia, nonché per scoprirla in libertà!

C.: Brava Iby, continua così e in bocca al lupo per i tuoi progetti. C’è un ultima domanda che vorrei farti, e riguarda la considerazione che la società, nel tuo paese e non solo in esso, ha nei confronti delle danzatrici. Io ne conosco alcune, senza fare nomi, che hanno subìto pressioni, spesso molto pesanti, come conseguenza del disprezzo, della poca considerazione verso la danzatrice, come donna nella società. Mi sai dire qualcosa, in proposito?

I.: Dunque… per capirci parliamo degli ultimi avvenimenti, per poi esprimere il mio pensiero su questa danza nei paesi arabi. L’Egitto, ad esempio, prima negli anni ’50 – ’60 era un paese più liberale e tollerante nei confronti di quest’arte, basta vedere i film pieni di danzatrici orientali. Oggi, purtroppo, a causa… come sappiamo tutti, del periodo che sta attraversando il paese, del momento molto difficile, la danza orientale in Egitto è in declino e molte danzatrici straniere (russe, americane etc) pensano di tornare al loro paese d’origine. Mi rattrista pensare che le radici egiziane della danza orientale stiano morendo e mi chiedo se un giorno potranno rinascere; ammiro molto le grandi danzatrici che stanno lottando per rimanere nel proprio paese e continuare a difendere quest’arte, senza arrendersi.
Invece in Marocco da anni il folklore è il top degli eventi, le danze marocchine mantengono ancora uno status elevato in spettacoli e Festival. Ho sempre assistito a tanti bellissimi festival, dal contemporaneo alla danza orientale. Di quest’ultima, se non ricordo male, solo un anno fa ho sentito una notizia riguardo la cancellazione del Festival di Simona Guzman, a causa della partecipazione delle danzatrici orientali israeliane; le accuse erano arrivate dalla comunità marocchina.
Il mio pensiero?
Sono moderna e sono molto tradizionale al tempo stesso, vorrei e spero di cambiare mentalità per la mia cultura, cambiare mentalità per me stessa in quanto donna araba e musulmana; la danza, intesa come espressione artistica, non è proibita dal Corano.
Deve cambiare anche la mentalità da parte di arabi musulmani e non, oppure cristiani o altro, credo, nell’apprezzare le danzatrici orientali, e anche noi danzatrici dobbiamo capire e far capire che se non iniziamo da noi stesse, non arriveremo a dare il giusto messaggio, cioè di prendere questa danza nel modo giusto. Io non giudico nessuno, ognuno è responsabile di se stesso; io penso che la danza è altro, la danza è carisma, è la tua presenza, è saper tradurre l’emozione, trasmettere qualunque cosa tu senta in quel momento, la danza è un poema.
C.: Grazie Iby, per la tua testimonianza diretta. Vorrei che, per finire, tu ci dicessi qualcosa sul tuo prossimo stage, quello del 29 settembre. Mi sembra molto interessante e sarà un tuffo nelle tradizioni del Marocco, giusto?971984_480665038670859_1344450203_n
I.: Sì, grazie per avermelo chiesto, ne parlo volentieri. Ecco i dettagli dello stage e il link dell’evento su facebook, “YALLA RAQS PROJECT II EDIZIONE”, organizzato da Irene Da Mario 😉

stage su “Raqs al Seniyya – il vassoio marocchino”
domenica 29 settembre dalle ore 14.00 alle ore 16.00

Descrizione
– ascolto e approccio del ritmo base marocchino
– esercizi di equilibrio e molto molto stretching
– Gestualità delle “Shikhat” e i loro significati, giri sul posto e per terra.
– Tecnica, improvvisazione e FINALE piccola e divertentissima coreografia in gruppo come in un piccolo oasi.

LIVELLO UNICO (base danza orientale).

**Lo Shaabi marocchino ha movimenti apparentemente semplici e lineari, è una danza spontanea che ha un valore collettivo, uno spirito simpatico e gioioso, il che tecnicamente come tutte le danze richiede una notevole abilità, una elevata capacità di adattamento posturale.
Oggi questa danza eseguita dalle donne chiamate “Shikhat”, (anche da uomini), ballerine professioniste del Marocco, una Shikha (singolare) il significato risale dallo “Sheikh” (uomo saggio e ricco). Le Shikhat (plurale) che spesso ballano dai due o in gruppo, alternando vista la durata dei vari spettacoli… infatti intrattengono gli ospiti in occasione nei matrimoni, compleanni, Festival e occupano un ruolo speciale nella società marocchina come trasgressori del ruolo tradizionale femminile, infatti mantenevano un propria vita d’indipendenza. In questa danza esse usano dei movimenti di shimmy delle spalle e dei fianchi, e durante l’esecuzione la danzatrice bilancia il vassoio da tè in testa e nel frattempo, esegue dei movimenti di isolamento del corpo, su ritmi veloci e dei giri sul posto e per terra. La danza del vassoio principalmente ha una teiera e i bicchieri da tè piene di candele accese in testa. **

evento su facebook    https://www.facebook.com/events/476821519069325

C.: Grazie ancora, Iby.
Ci salutiamo con l’immagine della danza/poema, e come sempre indico per le lettrici e i lettori del nostro Salotto alcuni link utili per vederti danzare, sulle musiche del mondo arabo.

Un caro saluto a tutti e complimenti al fotografo Massimo Insabato per le bellissime foto di Iby.
Cinzia Merletti

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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