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Damasco attacca, Ankara risponde: cos’altro potrà accadere?

di Stefano Maria Torelli

Da oggi si è aperto un nuovo capitolo nell’escalation di tensione che sta interessando Turchia e Siria da qualche mese, da quando, cioè, Ankara ha cominciato ad appoggiare apertamente l’opposizione siriana e il regime di Bashar al-Assad ha iniziato una serie di rappresaglie – indirette o meno – contro la scelta di Erdogan. Dopo l’abbattimento da parte di un caccia turco da parte della contraerea siriana lo scoro giugno – con la morte dei due piloti turchi – ieri l’esercito siriano ha sparato un colpo di mortaio diretto all’interno dei confini nazionali della Turchia. Ad essere colpita è stata la cittadina di Akcakele, proprio al confine tra i due Paesi, e l’atto ostile ha causato cinque vittime civili, tra cui una donna con i suoi tre figli. Cosa succederà, dunque, adesso che la crisi sembra essere entrata in una fase più acuta? Il governo turco non ha ritardato a far arrivare la propria reazione e, tra la scorsa notte e questa mattina, ha risposto a quella che di fatto è stata una grave violazione della propria sovranità territoriale con dei bombardamenti al confine, che hanno provocato la morte di alcuni soldati dell’esercito siriano, oltre a una quindicina di feriti. La situazione sembra essere più fluida che mai: Ankara ha convocato d’urgenza una riunione della NATO, dalla quale è emerso che l’organizzazione transatlantica, di cui la Turchia fa parte, non sembra tollerare altri atti ostili come questo e ha intimato Damasco a cessare immediatamente le attività contro obiettivi turchi. Quanto ciò possa bastare, è ancora tutto da vedere. Nella giornata odierna, infatti, il Parlamento turco ha apparentemente alzato ancora l’asticella della tensione, approvando a larga maggioranza un provvedimento che consente alle forze militari turche di effettuare operazioni in territorio siriano. Un via libera a un’operazione militare di vasto raggio, dunque? Le prime avvisaglie di una guerra tra i due Paesi? Per il momento, ancora non vi è nulla sul tavolo e la Turchia sembra semplicemente aver reagito a quello che è stato considerato – e di fatto lo è stato – un atto ostile, con una risposta immediata e circoscritta. La crisi attuale potrebbe finire così come è cominciata, ma certo i segnali che arrivano dalla frontiera turco-siriana (circa 800 km di confine) sembrano essere allarmanti. Ci si chiede se questo possa essere solo l’inizio di una nuova fase della crisi siriana, con il coinvolgimento diretto di uno Stato esterno, come la Turchia. Ankara non può certo restare inerme di fronte a episodi simili e la sua immediata reazione di fuoco lo ha confermato. Se Assad vorrà continuare a lanciare messaggi ostili, non è escluso che anche altri attori internazionali possano appoggiare un intervento in Siria. Per il momento, la crisi sembra circoscritta e potrebbe rientrare, seppure sia indicativa di un momento di difficoltà del regime di Damasco.


Giusy Regina

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