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Daesh: domande del giorno dopo

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Di Mohamed Abu Rumman. Al-Alaraby al-Jadeed (30/05/2016). Traduzione e sintesi di Silvia Lobina.

Questo periodo vede fervere i preparativi per le azioni militari internazionali in Siria e Iraq contro Daesh (ISIS), con le quali gli Stati Uniti mirano a sottrarre al suo controllo la città siriana di Raqqa ed eliminarlo definitivamente in Iraq. I report dalla Siria segnalano che la campagna militare curda, sostenuta dagli USA e dalle forze siriane democratiche nelle campagne settentrionali di Raqqa, sono arrivate a cacciare completamente i miliziani dell’organizzazione e la Russia persegue lo stesso obiettivo nelle campagne di Deir el-Zor. Parimenti, Fallujah ha segnato un punto di svolta significativo per  le sorti della battaglia a Mosul, dopo che le forze irachene hanno respinto Daesh verso le altre regioni dell’Iraq.

Tutto questo  significa forse che Daesh sta per capitolare? Lo “Stato Islamico” ha perso una parte importante delle terre che controllava dal 2013/2014 in Siria e Iraq, e dall’assetto di attacco è passato varie volte in ritirata, perdendo altresì molti dei suoi vertici. Soprattutto, ha perso la sua aura di imbattibilità, basata su strategie quali attentati kamikaze e autobombe. Nonostante ciò, è essenziale continuare a combatterlo, poiché ha comunque dato prova di efficienza e resilienza, continuando a resistere nonostante attacchi aerei quotidiani e un enorme dispiegamento di armamenti. Le arene degli scontri con Daesh si sono ampliate in modo sconvolgente, da Raqqa al Deir el- Zor, poi verso el Anbar e Fallujah, e prima di queste Ramadi e Aleppo, con il coinvolgimento degli eserciti siriano e iracheno, dell’aviazione americana e russa, delle fazioni sunnite e dei curdi.

Dopo le battaglie di Raqqa e Mosul centinaia di migliaia di persone restano sotto l’oppressione di Daesh, i cui vertici sono rintanati in queste città. Ma supponendo pure che questo abbia perso le roccaforti di Mosul e Raqqa la domanda è: cosa verrà dopo la sua fine? In Iraq,  in assenza di soluzioni politiche convincenti e vere prospettive per la comunità sunnita, le circostanze che hanno portato alla sua nascita, tutt’ora irrisolte, potrebbero finire per riprodurlo, se non creare qualcosa di più pericoloso in pochi anni, così come potrebbe accadere in Siria.

Daesh ha ora al suo interno un’organizzazione non tradizionale, a più strati, costituita in primo luogo da combattenti iracheni, poi siriani, e da quelli provenienti dal resto del mondo. In Europa, nei paesi arabi e in Asia centrale, decine di migliaia di combattenti, e con loro donne e bambini, rappresentano una nuova generazione indottrinata per anni secondo i principi dello “Stato Islamico”. Che cosa accadrà a queste persone? Saranno tutti arrestati o uccisi? Cosa sarà di queste famiglie? È doveroso domandarselo e farne seguire una seria riflessione.

Mohamed Abu Rumman è ricercatore presso il Centro di Studi Strategici della Jordan University.

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