Economia Turchia Zoom

Da dove…verso dove?

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La Turchia di Erdogan: da Paese creditore a Paese debitore

di Bengi Hajo, Elaph (04/09/2018). Traduzione e sintesi di Mario Gaetano

Scrivere su Erdogan ha rivelato le sue politiche sconsiderate di protezione dei regimi infedeli. I massacri di Afrin testimoniano la sua evidente ostilità verso i curdi, e il suo modo dispotico di governare ha soffocato le libertà e condotto giornalisti e accademici in carcere.

Erdogan ha reiterato e ripetuto, da molti anni, l’adagio “Da dove… verso dove” in tutti i suoi discorsi e specialmente nelle campagne elettorali, intendendo, in tal modo, dimostrare i suoi successi di allora.

Nel 2002 lui e il suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo hanno governato il Paese; a quel tempo, la Turchia si lamentava e cedeva sotto il peso dei debiti nei confronti del FMI che voleva la restituzione di centinaia di miliardi di dollari, accumulati, da molti anni, dai governi precedenti e in particolare, da quello di Bulent Agvite.

Erdogan riuscì a pagare i debiti nei primi anni del suo governo, e nei suoi discorsi diceva che tutti i governi e amministrazioni precedenti avevano reso la Turchia ostaggio del FMI crociato e sionista, con le sue condizioni ingiuste e severe. Egli aggiunse e disse a suo tempo, che le casse dello Stato straripavano più di soldi che di debiti e l’FMI chiese un prestito alla Turchia di cinque miliardi dollari. Il primo ministro di allora ripeteva questo detto: “Da dove…verso dove”, ossia dalla Turchia indebitata al Fondo bisognoso di prestiti.

Oggi, sembra che tutto il benessere economico di quegli anni, l’abbondanza di denaro nelle casse dello Stato, provenisse dalla privatizzazione, cioè dalla vendita degli istituti, delle società commerciali, da ponti e strade appartenenti allo Stato e dalle ulteriori privatizzazioni. Quanto agli interessi sugli enormi prestiti delle banche mondiali, a quel tempo erano molto bassi.

È giunto il momento per la Turchia di saldare i debiti, ma le casse dello Stato sono vuote! Di conseguenza non c’è più fiducia nell’economia turca e gli investitori stranieri sono fuggiti, facendo crollare il valore della lira turca, aumentando i prezzi e conducendo ad un deficit nella bilancia. Erdogan intende uscire dalla crisi economica con discorsi eroici, toccando la coscienza popolare e usando la teoria del complotto contro l’Islam; intanto la Turchia riuscirà a malapena a pagare gli interessi accumulati sui prestiti.

Oggi, l’opposizione turca gode delle difficoltà in cui versano Erdogan e il suo governo, ribadendo lo stesso detto da lui stesso inventato: “Da dove… verso dove”. In altre parole, egli ha trasformato il Paese da Stato elargitore di prestiti a Stato bisognoso di prestiti, che bussa alle porte di Germania, Russia, Cina e Qatar, chiedendo con insistenza finanziamenti per salvare il Paese dalle soffocanti difficoltà finanziarie.

Attualmente, non vi è altra soluzione che quella di tornare dal FMI, ossia quello che Erdogan ha definito centrale crociata, massonica e sionista.

La crisi che sta investendo la Turchia non è solo economica, ma anche politica, infatti vi è il timore da parte del capitalismo e degli investitori stranieri che la Turchia entri nella spirale della dittatura di Erdogan e del suo governo eterno e assoluto.

Bengi Hajo è un giornalista che scrive sul giornale Elaph @BengiHajo.

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