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Da cittadini (copti) a problema: il nuovo “tokenismo” in Egitto

Autobomba davanti chiesa copta egiziana
Autobomba davanti chiesa copta egiziana

* tokenismo: “l’atto di fare qualcosa solo per dimostrare che si seguono certe regole o che si sta facendo ciò che gli altri si aspettano o che è considerato giusto – e non perché ci si creda davvero”. (da dictionary.cambridge.org)

di Paul Sedra (Mada Masr 18/08/2013). Traduzione di Claudia Avolio.

Il ministero degli Esteri egiziano ha rilasciato una nota lo scorso giovedì del tutto senza precedenti, e che malgrado ciò non ha ricevuto in pratica alcuna attenzione mediatica nel pieno del tumulto politico in atto nel Paese. La nota affermava: “Oltre a trascurare la realtà pericolosa e violenta dei sit-in di Rabaa e Nahda, una serie di governi stranieri e media internazionali hanno anche scelto di trascurare il recente incremento nelle uccisioni e negli attacchi che, ancora una volta, stanno prendendo di mira la comunità cristiana d’Egitto”.

Gli osservatori della comunità copta in Egitto potrebbero essere perdonati per essersi sfregati gli occhi, increduli, nel leggere un tale pronunciarsi del governo egiziano. Ciò che è davvero notevole e, già, sconcertante su questa nota, è che il governo egiziano ha più volte e con forza negato l’esistenza del settarismo sul suolo egiziano per decenni. Il fatto che un braccio del governo si riferisca ai copti come a un obiettivo di violenza – assai minore il riferimento ai copti come a una distinta comunità – diviene un netto distaccarsi da una politica di lunga durata in cui si rifiutava di riconoscere l’esistere di divisioni settarie all’interno della società egiziana.

Questo rifiuto del settarismo è rimasto per molto tempo un pilastro praticamente non considerato nell’identità nazionale egiziana. Che il ministero degli Esteri debba con tale disinvoltura ignorare quel taboo un tempo ben fermo circa la retorica settaria significa senz’altro che la classe politica egiziana ha attraversato il Rubicone. Ma lo si può considerare come un passo verso la maggior franchezza e trasparenza che i rivoluzionari d’Egitto chiedevano nel 2011?

Al contrario: la nota del ministero rappresenta il tipo di “sostegno di riflesso” per il governo in carica a cui la televisione di Stato egiziana ci ha abituato. Criticando i Paesi stranieri per aver ignorato la piaga dei copti d’Egitto, il ministro degli Esteri ha solo cercato di battere il chiodo sulla Fratellanza Musulmana vista come organizzaizone criminale e terroristica: chiodo che il governo militare egiziano ha battuto per tutte le sei settimane dalla sua creazione.

La Fratellanza ha negato il coinvolgimento nei diffusi attacchi alle chiese che hanno seguito lo smantellamento dei sit-in del Cairo, nonostante ripetuti esempi di istigazione settaria e discorsi d’odio contro i copti nelle parole dei suoi leaders. Qualunque sia la natura del coinvolgimento della Fratellanza negli attacchi, il governo deve dare conto di come sia stato possibile che avessero luogo: dov’era la polizia proprio quando ci si aspettava che le tensioni settarie s’infiammassero?

Non si può che avere dubbi sul fatto che su quest’oltraggio si indagherà mai come si deve, considerando la passata di vernice bianca sopra il massacro di Maspero, l’esplosione presso la chiesa dei Due Santi di Alessandria, e gli altri esempi di violenza settaria che hanno piagato l’Egitto sin dalla rivoluzione. Ma lasciando da parte la questione della giustizia, ciò che trovo più preoccupante sulla crisi in atto sono i presupposti che sembrano pervadere le discussioni politiche dei copti.

C’è un diffuso cinismo – oserei dire quasi sarcasmo – sulla nozione di pari cittadinanza per i copti dinanzi alla legge egiziana. Invece dei seri dibattiti sulla cittadinanza che un tempo preoccupavano gli intellettuali egiziani, c’è oggi un tokenismo di magnitudine mai sperimentata prima. Anzi, azzarderei proprio che “i copti” sono diventati un significante praticamente vuoto nella politica egiziana.

Sempre meno egiziani musulmani vivono l’esperienza di avere rapporti coi copti, per una serie di motivi che ho esplorato nella mia ricerca. In circostanze simili, il pronunciarsi dei leaders politici sui “copti” figurativi rimpiazza le comprensioni di diversa natura dell’interazione quotidiana. Che sia nella retorica della Fratellanza o del governo, riferimenti opportunistici ai “copti” figurativi comportano una disumanizzazione dei copti che rende l’incendio delle chiese concepibile.

Ho a lungo criticato il taboo del governo sul prendere atto del settarismo, perché quel taboo ha impedito una seria e necessaria discussione sui problemi dei rapporti tra copti e musulmani. Ma coi “copti” figurativi che iniziano ad occupare lo scenario dei media, c’è un aspetto del taboo che mi manca – il senso di gravità che il taboo aveva impartito alle questioni del settarismo in Egitto. Non più parte essenziale della nazione, i “copti” figurativi sono ora divenuti un “problema” – uno di quelli che lo Stato pare debba considerare.

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Claudia Avolio

2 Commenti

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  • un ringraziamento sincero alla traduttrice che ha avuto l’intelligenza di proporci questo articolo… l’esercito nel sud, dove si stanno ancora verificando scene di “caccia al cristiano”, non c’è. Dopo i primi attacchi alle stazioni di polizia e agli uffici pubblici, le forze armate sembrerebbero volatilizzate e chi può, scappa in città o villaggi più sicuri. Tutti i negozi e le gioiellerie dei cristiani sono soggette a saccheggiamenti e atti di vandalismo. Molti cristiani si sono organizzati costruendo molotov artigianali, da usare nel peggiore dei casi…

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