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Le cure per i siriani in Giordania nel racconto di Medici Senza Frontiere

Di Katarina Montgomery. Syria Deeply (20/08/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Nel 2013, la dottoressa Amber Alayyan ha trascorso 9 mesi all’ospedale di Ramtha, Giordania, a capo della squadra medica di Medici Senza Frontiere (MSF) che ha curato i siriani in arrivo dalla parte meridionale della Siria. Questa è una breve sintesi del racconto fatto dalla dottoressa intervistata da Katarina Montgomery.

Con l’aiuto di medici siriani abbiamo identificato tre urgenze mediche da rendere assolute priorità. La prima erano i siriani affetti da malattie croniche: asma, diabete e ipertensione diventano spesso patologie per le quali non si riesce più a somministrare le cure necessarie.

La seconda priorità era l’assistenza alle madri con parti difficili, mentre la terza si concentrava sulla cura dei feriti di guerra. Nei primi mesi è stato chiaro come curare i feriti fosse in realtà il primo dei bisogni da prendere in considerazione: le ferite erano piuttosto serie, il flusso di pazienti massiccio.

Gran parte dei nostri pazienti aveva tra i 20 e i 30 anni, alcuni civili, altri combattenti. Abbiamo visto uomini, donne e bambini di tutte le età: abbiamo curato neonati di appena un paio di mesi. La nostra unità pediatrica e quella specifica per le donne erano sempre piene: 15 percento di bambini, 15 percento di donne.

Le ferite dei pazienti che arrivavano da noi erano qualcosa che non avevamo mai visto prima. Non era solo un arto danneggiato da ferite dovute a un’esplosione: i pazienti avevano ferite in molte parti del corpo. Il tempo di guarigione per questo tipo di ferite è davvero lungo. Molte persone possono sottoporsi a 10-20 interventi chirurgici solo per pulire una singola ferita, ed il processo può richiedere dei mesi.

I nostri pazienti hanno lasciato la Siria con i soli abiti che avevano indosso. Oltre alle ferite e al dolore, hanno dovuto fare i conti col processo di guarigione consci del fatto di non aver lasciato la Siria e le loro famiglie per propria volontà. Provate a immaginarlo: avete perso tutto, non potete vedere la vostra famiglia e state avendo a che fare con ferite dall’enorme portata che richiedono mesi per guarire.

Oltre a non poter camminare, devono scegliere cosa fare. Vogliono andare in un campo per rifugiati o tornare in una zona in guerra in cui il sistema sanitario è collassato e le malattie come la poliomelite sono riapparse? Gran parte dei nostri pazienti sono rimasti in Giordania per necessità.

La maggior parte di questi stessi pazienti vorrebbe tornare in Siria, ma non come è ora. E gran parte dei nostri pazienti ha una straordinaria capacità di recupero.

Vai alla pagina di Medici Senza Frontiere dedicata alla Siria

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Roberta Papaleo

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