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La cultura giapponese nascosta in Libano

Di India Stoughton. The Daily Star Lebanon (20/03/2014). Traduzione e sintesi di Valerio Masi.

Per molti libanesi cresciuti negli anni ’70 e ’80, durante la guerra civile, la figura eroica per eccellenza era il robot “Grendizer”, un anime giapponese doppiato in arabo classico e trasmesso in tutta la regione. L’illustratore e animatore Fadi Baki spiega che questo era l’unico elemento condiviso in quegli anni di tensione: “Per me è la colla che tiene uniti gli arabi; tutti quelli nati negli anni ’70 lo guardavano”.

Doppiato da Jihad al-Atrash, il robot proveniente dal pianeta Veda difendeva la terra dall’attacco degli alieni invasori. “Fuori c’erano combattimenti, eravamo tutti bambini; ma sullo schermo i buoni vincevano”. Tutti questi cartoni giapponesi, doppiati in arabo negli anni ’70, hanno creato una generazione di amanti del genere anime. Da piccolo, lo stesso al-Atrash non sapeva che fosse giapponese, ma capiva che era differente dai cartoni occidentali indirizzati ai bambini, come Tom & Jerry.

Oggi in Libano i cartoni si sono ridotti, non sono più doppiati in arabo, molti amatori li vedono online e seguono i manga, la versione stampata. Sette anni fa, Khaled Salloum, un amante del genere, ha fondato una comunità, la Social Anime Rejects, che oggi conta 300 iscritti. Salloum spiega come un numero sempre crescente di persone si iscrive a corsi di giapponese solo per vedere gli episodi in lingua originale, che ormai non vengono più doppiati. “Dopo 1000 ore di visione inizi a capire delle frasi; altrimenti spesso li vediamo in giapponese con sottotitoli in francese o inglese. Gli anime sembrano più reali, le storie più profonde e coinvolgenti. Molti protagonisti dei cartoni occidentali sono morti due o tre volte. Negli anime non c’è una via d’uscita, c’è una sola storia, se il protagonista muore non ci sono altri episodi”.

Lo studente di medicina Wissam Klink, invece, è il fondatore del fan club libanese di Otaku, che conta ad oggi più di 400 iscritti. “L’età minima è 15 anni, ma in media abbiamo iscritti dai 15 ai 26 anni. I membri vengono da tutto il Paese, dal Sud al Nord del Libano, passando per Beirut, Jounieh… I manga ci uniscono!”

Da parte sua, Ahmad Beyrouthi, un illustratore di Tripoli, sostiene che, sebbene in voga, il genere anime non venga capito correttamente. “Molti pensano che sia solo un passatempo per giovani ragazzi, ma non sanno che c’è anche un genere per adulti”. Beyrouthi, che ha fondato la Spark Animation tre anni fa, spiega che tuttavia la domanda di manga in Libano sta crescendo lentamente. “I manga rappresentano un portale di apprendimento e comprensione per una nuova arte, e l’ispirazione non può arrivare da una sola direzione: per questo guardo moltissimo anche altri cartoni e leggo fumetti francesi, è necessario per essere aperti”.

Infine, Mohammad Sinno, che gestisce il negozio “Gift Mania” ad Hamra, nel centro di Beirut, conferma come il genere sia in continua espansione: “Vendiamo molti libri anime, oltre a immagini provenienti dagli Stati Uniti e dal cinema, come locandine e foto. Ogni anno è sempre più popolare. Crescendo, le nuove generazioni diventano sempre più appassionate alla cultura giapponese”.

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Roberta Papaleo

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