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La cultura della diversità nel contesto arabo

diversità
La società araba deve tornare a valorizzare le sue diversità interne, al fine di uscire dall’oscurantismo e dare vita a un rinascimento arabo

Anwar al-Jamawi, al-araby al-jadeed (27/02/2018). Traduzione e sintesi di Laura Serraino

La cultura della diversità così come è concettualizzata e il comportamento civilizzato si basano sul riconoscere l’esistenza dell’altro e il suo diritto a essere diverso, diverso da noi, nei suoi pensieri, nelle azioni, nelle parole, nei sogni e nella sua rappresentazione di passato, presente e futuro. Nei modi di percepire le cose, i fenomeni, i fatti, il diverso è un fattore attivo nell’incontro umano e si esprime con caratteristiche proprie e con la sua identità individuale o collettiva, senza uscire dal contesto pacifico generale e dalle norme di convivenza, in primo luogo il rispetto per la libertà e la privacy degli altri e lo stato di diritto.

In effetti, la cultura della differenza non si è ancora radicata nella società araba moderna: le pratiche autoritarie all’interno della famiglia, o a scuola, o in un luogo di lavoro, o associazione, e i partiti arabi tradizionali, hanno contribuito alla produzione di generazioni governate dall’ossessione dell’unilateralismo. Da questo deriva il desiderio di piegarsi, o di dominare, che viene da un’educazione fondata su un unico parere, sulla modellazione dei comportamenti, sulla santificazione della leadership e sull’obbedienza assoluta al sovrano, sull’autorità del maschio, il dominio del padre, e di conseguenza del presidente di un’istituzione. Nel contesto di una cultura che stereotipizza se stessa, molti idolatrano gli avi, o imitano l’Occidente.

Per promuovere questa o quella tendenza, discorsi retorici e dogmatici hanno svuotato le menti degli arabi per decenni, sprecando la loro energia e il loro tempo, non riuscendo a creare una coscienza razionale e facendo affidamento sulla teoria di una relazione ostile tra l’ego e l’altro. Tutto ciò è radicato nella mente, attraverso l’indottrinamento o attraverso l’ereditarietà, ovvero che la differenza è la sedizione, che l’opposto è un’afflizione e una violazione della classe del gruppo. In effetti, il pluralismo è necessario, anzi è una caratteristica dell’universo e una legge che ne governa il funzionamento. Inoltre, la diversità di opinioni e azioni è uno degli elementi della costruzione della civiltà nella storia dei popoli sviluppati: ad esempio, gli arabi dell’antichità gettarono le basi per un prospero incontro culturale a Kairouan, Baghdad, Damasco, Istanbul e Andalusia. Lo hanno fatto perché hanno fondato una società pluralistica, partecipativa, in cui ogni parte contribuisce alla sua costruzione indipendentemente da religione, sesso, colore, razza, lingua o religione.

I popoli, in Europa e in altri paesi occidentali, si sono evoluti quando hanno superato il monoteismo e si sono liberati dell’autorità papale che ha rivendicato per secoli il monopolio della verità. Nell’illuminismo si sono sviluppati i percorsi del pensiero, la laicità e il coinvolgimento dei cittadini negli affari pubblici in un modo che ha contribuito a porre le fondamenta della società moderna.

Nel contesto arabo è andata diversamente. Molti di coloro che hanno sollevato la bandiera della laicità non l’hanno affiancata alla democrazia e al pluralismo, ma l’hanno usata solo per ridurre il ruolo della religione nella sfera pubblica e per emarginare chiunque sia diverso ideologicamente. Si sono fatti portavoce del progresso, in nome dell’Illuminismo, e hanno monopolizzato la modernità, escludendo coloro che non erano d’accordo e dando vita ad uno stato modernista arabo distorto che ha svolto un ruolo di primo piano nel perpetuare un’autorità araba laica forzata, cristallizzata sotto le bandiere del governo militare o socialista o nazionalista, volta a eliminare le differenze e l’opposizione popolare, per ottenere il predominio del partito di governo e la presidenza assoluta.

Di conseguenza, la cultura della denigrazione, del tradimento, dell’arretratezza, dell’oscurità, e del restringimento dello spazio dell’altro ha contribuito all’ascesa di ondate di fanatismo che hanno minacciato la pace civile e l’unità nazionale in più di un paese arabo. Di fronte al secolarismo, all’autoritarismo, all’apparente debolezza religiosa e al diffuso fanatismo nazionale, il dialogo è svanito e la cultura della differenza si è attenuata nel contesto arabo. Oggi è assolutamente necessario ricostruire una mente collettiva illuminista araba, sostituendo la tirannia con la democrazia e portando la differenza nella mentalità, al fine di ottenere un possibile rinascimento arabo.

Anwar al-Jamawi è un professore e ricercatore universitario tunisino.

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