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Criticare Erdogan costa caro in Turchia

Di Andrés Mourenza. El País (27/02/02015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Merve Büyüksaraç
Merve Büyüksaraç

La ex modella e stilita Merve Büyüksaraç è diventata di nuovo famosa. Nel 2006, lo era stata come Miss Turchia. Oggi, la situazione è più seria: ora è popolare perché potrebbe andare in carcere per aver criticato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Il crimine di Büyüksaraç è stato quello di condividere su Instagram una poesia satirica pubblicata dalla rivista umoristica Uykusuz nella quale, senza nominarlo, si criticava Erdogan, che all’epoca era ancora primo ministro. “Insultare non è il mio stile e la poesia non conteneva alcun insulto. L’ho condivisa semplicemente perché era carina, come altre 960.000 persone”, spiega Büyüksaraç.

Tuttavia Erdogan non è noto per il suo senso dell’umorismo e uno dei suoi avvocati ha presentato una denuncia contro Büyüksaraç in base all’Art. 125 del Codice Penale (offese a funzionari pubblici). Questa settimana, la procura ha riassunto i capi di accusa, chiedendo da uno a due anni di carcere per la giovane stilista.

Büyüksaraç non è l’unica. Da quando Erdogan è stato nominato presidente lo scorso agosto, gli articoli 125 e 299 (offese al capo di Stato) sono stati usati parecchio. Secondo il sito di attualità Diken, ci sono almeno 67 casi aperti. Can Dündar, rispettato giornalista, è imputato in tre casi per aver “insultato” Erdogan con una serie di articoli sul suo presunto coinvolgimento in casi di corruzione. “Essere processato è diventato parte della professione”, lamenta Dündar uscendo dall’aula, condannando la “politica coercitiva” di Erdogan: “Cerca di punire chiunque alzi la voce nei media, che sono già sotto assedio. Ma non otterrà nulla perché continueremo a parlare e scrivere”.

Anche dei minori sono stati processasti per gli stessi motivi. Lo scorso dicembre, uno studente di 16 anni è stato arrestato dopo aver dichiarato, durante una manifestazione, che Erdogan era un “ladro, proprietario di un palazzo illegale”, con riferimento alla nuova sontuosa residenza del capo di Stato. Il ragazzo è in libertà condizionata e rischia quattro anni di carcere. La scorsa settimana, altri quattro studenti sono stai processati in base all’Art. 299.

Tuttavia, i più bersagliati sono i membri del Movimento Unito di Giugno (BHH), organizzazione politica nata nel 2013 durante le manifestazione al Gezi Park. In totale sono 27 i membri del BHH accusati di “insulto al presidente”, solo per aver inneggiato slogan e condiviso articoli su internet. “C’è da chiedersi perché questo non accadeva con i presidenti precedenti. Il motivo è che Erdogan non è un presidente come recita la Costituzione, cioè imparziale, ma si comporta in maniera faziosa”, commenta Alper Tas, uno dei leader del Movimento.

Tas è pessimista e crede che questo tipo di processi “continueranno” a causa della pressione esercitata tanto da Erdogan quanto dal governo. L’ex modella Büyüksaraç, invece, è più ottimista e crede sia poco probabile che la procura riesca a condannarla: “Credo che quello che vuole il governo è spaventare la gente e per fare ciò si avvale di giornalisti, di celebrità e di persone come i membri del BHH”.

Andrés Mourenza è un giornalista free-lance spagnolo che vive a Istanbul.

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Roberta Papaleo

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