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Crisi dei rifugiati in Europa: il Medio Oriente ne ha bisogno

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Di Hafsa Kara-Mustapha. Middle East Eye (01/03/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Le immagini delle masse di rifugiati che attraversano i confini dell’Unione Europea continueranno a perseguitare la nostra coscienza collettiva per anni. Col passare del tempo, il vocabolario sulla questione viene cambiato in modo insidioso. Non ci sono più ‘rifugiati’, ma ‘migranti’, anzi ‘migranti economici’. I ‘gruppi’ sono presto diventati ‘sciami’, per poi diventare ‘orde’.

La cosa è venuta al pettine dopo i fatti di Colonia: la Germania e gran parte dell’Europa è stata gettata in una frenesia razzista indescrivibile, che continua ad avvelenare la questione dei rifugiati. Quanti sostengono che le nazioni arabe hanno fatto “poco e niente” in solidarietà con i fratelli siriani, non fanno che alimentare il fuoco del razzismo anti-arabo che negli anni sta diventando sempre più normale, purtroppo.

Per la prima volta, un problema è riuscito a mettere sulla stessa frequenza d’onda tutte le élite europee. Per la prima volta, la sofferenza umana causata dalle guerre promosse dall’Occidente, e le conseguenze della guerra stessa, sono arrivare a bussare alla porta dell’Europa.

Gli europei hanno visto per anni i politici da loro votati finanziare conflitti in giro per il mondo dalle loro comode poltrone a Londra o Parigi. Ma l’arrivo dei rifugiati sembra aver galvanizzato l’opinione pubblica Europea: anche i più apolitici si sono alzati in piedi per condannare questo attacco “all’identità europea”.

Anche se è difficile prevedere come un gruppo di vittime di guerra possa intaccare il tessuto dell’Europa, il razzismo e l’islamofobia sono ormai mainstream e il cittadino medio del Vecchio Continente pensa che la sua vita è in pericolo. Quando però era la vita di quegli stessi rifugiati ad essere in pericolo, pochi hanno reagito. Adesso che le mamme borghesi si fanno problemi nel mandare i figli a scuola insieme a persone dalla pelle più scura o che indossano veli e turbanti, le cose sono diverse.

I popoli occidentali, da sempre fieri delle loro istituzioni democratiche, potrebbero dedicare un po’ delle loro energie e della loro attività politica a cercare di fermare le guerre lanciate contro altri paesi. Perché ora che Tripoli e Baghdad vengono a Berlino e Parigi, quanti avevano eletto i Sarkozy o i Blair d’Europa ci penseranno due volte prima di votare o di astenersi.

È tempo che i cittadini delle democrazie che hanno voce nella politica delle loro nazioni si coinvolgano più attivamente per opporsi alle guerre, così come fanno per altre questioni. In questo senso, a rischio di sembrare cinici, questa crisi dei rifugiati è proprio quello di cui il Medio Oriente ha bisogno.

Hafsa Kara-Mustapha è una giornalista, un’analista politica e un’opinionista specializzata in Medio Oriente e Africa.

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Roberta Papaleo

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