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La crisi dei bambini yemeniti

Di Farea al-Muslimi. Al-Monitor (03/04/2014). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Agli inizi di marzo 2013, il rappresentante UNICEF a Sanaa ha segnalato che più di 2 milioni di bambini di età compresa tra i 6 e i 9 anni non frequentavano la scuola. Mesi prima, il direttore esecutivo di UNICEF aveva affermato che il 60% dei bambini yemeniti soffriva di disturbi della crescita e nanismo.

Lo Yemen non è un buon posto per essere un bambino. Non solo perché in generale la vita è difficile, ma perché le scuole sono incapaci di adattarsi e fungere da ambienti nutrienti  e attraenti per gli studenti. Questo è il motivo per cui sempre meno studenti si iscrivono a scuola. Tra gli altri motivi ci sono le indigenti condizioni economiche affrontate da diversi cittadini e il fatto che sempre meno persone riconoscono l’importanza dell’istruzione.

Ormai non sorprende più vedere studenti vestiti con divise scolastiche negli Internet Cafè durante l’orario scolastico. Alcuni locali vietano lingresso a coloro che indossano uniformi scolastiche, una misura resa necessaria dalle critiche e dalle lamentele dei politici e delle famiglie degli studenti. Questi avvisi, però, non sono altro che un modo per scaricare la responsabilità, quella responsabilità sociale verso i bambini che nel Paese langue.

L’istruzione non è una priorità del governo yemenita. Questo settore è gestito attraverso cinque diverse politiche pubbliche, nessuna delle quali ha raggiunto i suoi obiettivi a medio e lungo termine. La spesa per listruzione ammonta ad appena il 13% del bilancio dello Stato. Il tasso di analfabetismo in Yemen è del 48% e gran parte di questa percentuale è costituita da donne provenienti dalle aree rurali.

Di tutti i Paesi arabi, solo Yemen, Sudan e Gibuti sono classificati dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite tra gli stati aventi un basso indice di sviluppo umano. Lo Yemen è annoverato anche tra i paesi arabi più poveri e aridi. Le cause vanno oltre gli sforzi deboli e mal concepiti del governo. Quasi il 94% delle scuole yemenite non ha biblioteche e un numero simile di scuole non ha laboratori. Nell’85% delle strutture si riscontra carenze di aule, mentre l’elettricità è disponibile solo nel 49% delle scuole primarie e nel 23% di quelle secondarie. Molti studenti delle aree rurali studiano ancora all’aperto, al sole.

Alcuni anni fa, il ministero dell’Istruzione ha implementato un’iniziativa che ha fatto salire la percentuale di iscrizione esentando gli studenti della scuola elementare dalle tasse scolastiche, ma il budget ridotto ha fatto si che la decisione venisse revocata. Inoltre, la punizione corporale è ancora ampiamente praticata nelle scuole yemenite, nonostante il governo l’abbia bandita. Questo induce alcuni studenti a scappare, ad uscire da un ambiente oppressivo.

Gli yemeniti stanno sprecando le loro energie in guerre e conflitti, mentre il governo sta spendendo ingenti somme di denaro per esercito e servizi di sicurezza, denaro che dovrebbe essere dedicato all’istruzione. Alcuni ragazzi finiscono per ottenere un esiguo salario da soldato – dallo Stato o da gruppi armati – tra la diffusione del fenomeno dei bambini-soldato, uno dei crimini più efferati contro i diritti dell’infanzia.

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Ilaria Antoniello

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