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Costruire il consenso nella Tunisia post-rivoluzionaria

Di Abdou Filali-Ansary. TunisiaLive (03/03/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Attraversando tutto il mondo musulmano, un flusso di violenza brutale sembra stia allontanando irrimediabilmente la memoria della Primavera Araba. Tutte le speranze che l’avevano scatenata, infatti, sembrano essersi volatilizzate. Tuttavia, esiste l’eccezione che conferma la regola: la Tunisia, dove la storia rivoluzionaria è cominciata ed è riuscita letteralmente a “detronizzare” il presidente Ben Ali, sembra infatti essere giunta ad un lieto fine.

Beji Caid Essebsi
Beji Caid Essebsi

All’inizio del febbraio scorso, l’approvazione di un governo di unità nazionale ha segnato l’ultima tappa di un percorso di compromessi che ha preso il via dalla firma della nuova Costituzione, dalla vittoria parlamentare dei laici di Nidaa Tounes fino all’elezione di Beji Caid Essebsi come presidente della Repubblica. Questi compromessi, forgiatisi attraverso divisioni religiose e politiche, potrebbero offrire un modello politico alternativo per le altre nazioni arabe.

Tuttavia, se è vero che la rivoluzione tunisina, e la conseguente caduta del regime, hanno aperto porte rimaste chiuse per decenni, essa ha anche liberato una serie di forze che il regime repressivo di Ben Ali aveva tenuto sotto stretto controllo. Dopo le primissime elezioni libere post-rivoluzione, infatti, alcuni attori inaspettati e a lungo banditi sono stati portati al potere: gli islamisti.

Avendo scelto di applicare le buone norme democratiche, il confronto tra il movimento islamista e le altre forze politiche si è approfondito. Tenendosi in un contesto caratterizzato da una massiccia circolazione di armi in tutta la regione, si è spesso temuto che il confronto avrebbe potuto portare a nuovi conflitti, turbolenze o ad una guerra civile, paventando addirittura il ritorno alla dittatura. Invece, attraverso la collaborazione degli attori politici su tutti i fronti, un informale processo politico è stato concordato per porre le basi di un corretto inizio di transizione democratica.

La Costituzione del gennaio 2014, combinando una serie di principi che rispondono a diverse aspirazioni e che non sono facili da conciliare, riflette quindi appieno tutta la serie di compromessi e di concessioni compiute da tutti gli attori politici. Se gli islamisti hanno infatti concesso libertà di coscienza e libertà religiosa, i “laici” hanno a loro volta ammesso l’esistenza di un ambito sacro, che merita di essere protetto e rispettato, che è parte dell’identità nazionale, e che non deve essere esposto agli attacchi.

L’idea di costruire un consenso attraverso il compromesso, quindi, è stato il percorso post-rivoluzionario che ha dato i risultati migliori. Con la conclusione di una pacifica transizione democratica, la Tunisia sembra essere avviata verso un vero processo di democratizzazione. Resta l’interrogativo se altre nazioni arabe seguiranno o no le sue orme.

Il Dr. Abdou Filali-Ansary è fondatore e direttore dell’Istituto Universitario Aga Khan per lo Studio della civiltà musulmana.

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Roberta Papaleo

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