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Cosa comportano i nuovi regolamenti nelle carceri egiziane?

Di Omar Said. Mada Masr (11/05/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Il Consiglio Nazionale per i Diritti Umani (NCHR) egiziano ha incontrato l’Alta Commissione per la Riforma Legislativa per discutere i suggerimenti del Consiglio sugli emendamenti alla legge carceraria, riguardanti le condizioni dei prigionieri, proposti dal ministero degli Interni. Le proposte del Consiglio includono il permesso di far entrare libri, riviste e dispositivi elettronici non connessi ad internet nelle carceri. Il NCHR ha proposto anche di liberare coloro che hanno scontato i tre quarti della loro pena a patto che il loro rilascio non costituisca una minaccia alla sicurezza pubblica.

Kamal Abbas, membro di NCHR, ha detto che le leggi che proteggono i detenuti sono “insufficienti e contraddicono la Costituzione egiziana, inoltre abbiamo alcune riserve sugli emendamenti proposti dal ministero degli Interni”. Prima di tutto, secondo Abbas, gli emendamenti non specificano le pene per i detenuti che violano la legge. In più, il ministero degli Interni ha proposto un periodo massimo di isolamento di sei mesi e il NCHR crede che sia una periodo molto lungo date le condizioni delle celle di isolamento, che sono totalmente “inumane”, strette, senza un’adeguata ventilazione o senza bagni. “Le strutture d’isolamento hanno bisogno di essere organizzate e monitorate”, ha spiegato Abbas.

Alcuni vedono gli emendamenti del ministero come un tentativo di mostrare una realtà inesistente, principalmente per migliorare la reputazione internazionale del suo dipartimento per i diritti umani. Khaled Abdel Amid, un membro della campagna “Freedom for the brave”, ha dichiarato: “Le famiglie dei detenuti aspettano i loro parenti davanti alle porte del carcere dalle 9 alle 17 e subiscono violazioni. Ai detenuti non è permesso prendere cibo dalle loro famiglie per spingerli a comprarlo all’interno della prigione”.

Il ministero degli Interni ha proposto diversi nuovi articoli che includono la possibilità di comunicazione tra i detenuti e il mondo esterno, visite regolari da parte di dottori del ministero della salute, così come l’estensione del periodo in cui una detenuta può tenere il suo bambino in prigione da due a quattro anni. “Uno dei primi emendamenti che abbiamo proposto prevede la possibilità per il NCHR di visitare i detenuti senza un permesso del pubblico ministero. Inoltre, abbiamo richiesto un quartier generale permanente del Consiglio e di altre organizzazioni all’interno della prigione”, ha detto Abbas, il quale ha poi sottolineato il bisogno di un corpo di monitoraggio e supervisione all’interno delle prigioni: “Le prigioni hanno una cattiva reputazione e questa è diventata una questione pressante. Per esempio, è risaputo che la prigione di Abu Zaabal è il centro di queste violazioni, mentre quella di Tora è una prigione d’élite”.

Da parte sua, Yasmine Hossam al-Din, avvocato dei diritti umani, dubita che questi emendamenti avranno un risultato effettivo. “Il problema non sono le leggi”, ha detto, “ci sono molte leggi, statuti e trattati internazionali che, se attivati, porterebbero giustizia e garantirebbero i diritti dei detenuti, ma non si tratta solo di una nuova legge”. Secondo quanto riferito da Yasmine Hossam al-Din, negli ultimi due anni, avvocati dei diritti umani hanno presentato, senza alcun risultato, decine di denunce di detenuti che dichiarano di essere stati torturati. Persino le visite del NCHR avvengono dopo aver ottenuto il permesso del pubblico ministero e in coordinamento con le autorità carcerarie. “Se quindi, in queste circostanze, non si riesce a garantire che le leggi già esistenti siano applicate, ogni modifica legislativa è inutile”, ha detto l’avvocato.

Omar Said è un giornalista di opinione per Mada Masr.

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Viviana Schiavo

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