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Cosa c’è dietro alla visita delle delegazioni arabe a Mosca?

Di Mustafa Bassiouni. As-Safir (26/08/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Lo scorso martedì, il presidente egiziano Abdel Fattah El Sisi, il re Abdullah II di Giordania e il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammad bin Zayed al-Nahyan, si sono recati a Mosca ospiti dello ‘zar’ Vladimir Putin. Scopo principale della visita è la fiera militare in corso (il Salone aerospaziale Maks 2015, ndt), ma anche, di margine, le consultazioni sulla crisi in Siria e sulla minaccia rappresentata da Daesh (ISIS) alla sicurezza regionale e internazionale.

Le visite di leader regionali nella capitale russa destano un certo interesse, soprattutto in considerazione del fatto che verranno seguite dalla visita di una delegazione di funzionari iraniani per la conclusione dell’acquisto, da parte di Teheran, di sistemi di difesa militari russi.

Tuttavia, a suscitare maggiore attenzione è la presenza del presidente egiziano. Questo perché, da un lato, l’Egitto ha accesso diretto alla crisi in Siria, avendo ospitato diversi incontri dei rappresentanti dell’opposizione siriana, e dall’altro per la sua posizione contrastante rispetto all’Arabia Saudita sulla questione, così come per l’intensificarsi delle relazioni strategiche tra il Cairo e Mosca, le quali non raggiungevano questi livelli dall’era di Nasser.

Ad ogni modo, questo intensificarsi delle relazioni tra i due Paesi non è mosso solo dalla volontà di una maggiore cooperazione bilaterale, che potrebbe essere affidata anche semplicemente a funzionari di Stato. Di recente la Russia ha compiuto dei chiari sforzi per cercare una soluzione alla crisi siriana. Negli ultimi due mesi, infatti, Mosca ha ospitato i negoziati tra le fazioni rivali in Siria (e si accinge a organizzare un nuovo ciclo di incontri), nonché meeting di alto livello tra i ministri degli Esteri di Russia, Arabia Saudita e Iran.

Non è un segreto il contrasto della posizione tra l’Egitto e i Paesi del Golfo nei confronti della crisi in Siria, specialmente di quella di Riyad. Il regno saudita, infatti, considera che qualsiasi soluzione in Siria richieda la rimozione di Bashar al-Assad al potere, mentre per il Cairo, in linea con la Russia, la priorità è fermare la minaccia costituita da Daesh e che l’assenza improvvisa di Assad in Siria potrebbe provocare il collasso del Paese, generando una nuova Libia.

Pertanto, è ovvio che la Russia si stia sforzando per cercare di convincere i leader regionali ad adottare una certa flessibilità nei confronti di Assad, messaggio chiaramente espresso da Mosca durante l’ultima visita del ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir. Sembra che la Russia stia tentando di sostenere l’Egitto e la Giordania per ammorbidire le posizioni del Golfo, considerati alleati di Cairo e Amman.

In questo contesto, Ezzat Saad, ex ambasciatore egiziano in Russia, ha dichiarato che “la presenza del re di Giordania, del principe degli Emirati e del presidente egiziano a Mosca allo stesso tempo potrebbe essere una mera coincidenza”, sottolineando invece lo scopo ‘economico’ delle loro visite. Tuttavia, lo stesso Saad riconosce che la dimensione ‘politica’ delle loro visite è evidente e che la Russia ha un ruolo sempre maggiore nella regione: “La Russia è un partner influente, sia sulla questione siriana, sia in questioni regionali. E non si può evitare che la situazione regionale sia parte fondamentale delle visite. La presenza di tre importanti personalità arabe in Russia, allo stesso tempo, ha un significato che non può essere ignorato, anche se si fosse trattato di una coincidenza. E questo andrà sicuramente a vantaggio di Mosca”, ha concluso Saad.

Mustafa Bassiouni è corrispondente di As-Safir dal Cairo.

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Roberta Papaleo

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