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Conversazioni live intorno ad Alba Maryam, con Giordano Antonelli, Yasemin Sannino, Ziad Trabelsi, Cinzia Merletti – Seconda parte

 

photo by Marco D'Amico Carissime amiche e amici, ecco per voi il seguito dell’intervista ai nostri musicisti del progetto Alba Maryam. Vi riporto i link degli articoli precedenti, la cui lettura è necessaria per capire questo che segue. E’ molto lungo ma ho preferito non spezzettarlo ulteriormente per non rovinare quel flusso continuo e così naturale, come solo una bellissima conversazione può avere.

Buona lettura, quindi, e buon proseguimento di estate a tutti!

http://arabpress.eu/conversazioni-intorno-al-progetto-alba-maryam-con-giordano-antonelli-yasemin-sannino-ziad-trabelsi-cinzia-merletti-prima-parte/

http://arabpress.eu/il-progetto-alba-maryam-fa-incontrare-il-mondo-arabo-e-quello-occidentale/

SECONDA PARTE

Ziad: Sai, Cinzia, la musica sufi è stata usata anche per fini politici. In Tunisia, ad esempio, quando era sotto il dominio francese, il governo aveva fatto aumentare di molto la diffusione della musica sufi, e sai perchè? Perchè così il popolo stava sempre là, distratto dalla musica, e non si concentrava sui suoi diritti. E così l’utilizzo di musica sufi, in quegli anni, è aumentato a dismisura, ben oltre le reali necessità della gente.

Cinzia: Molto interessante, e mi fa tornare in mente un articolo che ho letto recentemente, nel web, in cui si parlava del Sufismo in Iran: si diceva che, dal momento che in quel paese esistono molte restrizione sul far musica, suonare quella sufi diventa un modo per aggirare quelle restrizioni che, invece, lasciano spazio alla pratica sufi. Molti musicisti, quindi, per poter suonare, sono “musicisti sufi”.

Ziad: Sì, però bisogna sempre badare al contenuto, alla parola che viene messa in musica, anche nel sufismo. La parola è quella che conta. Anche il groove, di cui parlava prima Yasemin a proposito di Mercan Dede, scaturisce strettamente dalla parola. È il ritmo derivato dalla parola, insieme alle percussioni, che ti manda in trance. Se tu vai in una casa sufi e senti suonare senza il testo e quello che la parola comunica, di che groove stiamo parlando? Soprattutto, di che messaggio stiamo parlando? Deriva tutto dalla parola! Non è che un compositore decide di fare un brano in nove tempi…dipende dalle sillabe delle parole del testo, sono quelle che generano il ritmo! Le sillabe!

Yasemin: Infatti, anche in Turchia è così e dirò di più: non solo la quantità di sillabe nella parola ma la durata delle sillabe stesse. Quantità e durata delle sillabe determinano quel particolare groove e quel ciclo ritmico.

Ziad: (si mette a cantare un testo sufi battendo le mani) Senti?… È in cinque perchè le parole stesse ti portano a ritmare ta taa – ta taa ecc.. Non è il compositore che decide in che tempo comporre la musica, è il testo stesso che lo suggerisce.

ZIADIn quattro, tutti d’accordo su quanto afferma Ziad ma il mio commento finale:

tutto vero… rimane il fatto che inquadrare la marca di una tastiera elettronica in un video di musica sufi o presunta tale…nonostante la presenza del testo…non mi sembra un messaggio molto pertinente con contenuti di valore sicuramente più elevato. Mah!

Yasemin: forse sono esigenze di questo mondo, bisogna adattarsi…

Giordano: Poi, bisogna anche vedere che uso viene fatto delle tastiere. Finchè le usano in maniera monodica…

Cinzia: Ma sì, certo…a parte che loro usano spessissimo tastiere modificate, in grado di suonare i quarti di tono…è che spesso vari musicisti cedono alla tentazione di armonizzare brani, per loro natura monodici, con accordi banalissimi di triade…questo mi dispiace molto perchè vuol dire svilire un certo tipo di musica, facendola diventare altro in nome, spesso, di una presunta superiorità della musica occidentale, tonale, rispetto a quella del mondo arabo e mediterraneo. Armonizzare con accordi di tonica e dominante, impoverisce il linguaggio modale, lo limita, lo snatura ed è un grosso peccato. Al contrario, va benissimo la ricerca e l’incontro tra stili diversi…penso che sia anche un’esigenza profondamente umana, quella di sondare continuamente nuovi terreni stilistici, nuove possibilità di linguaggio…ma dev’esserci sempre, alla base, il rispetto per tutte le identità culturali e le tradizioni messe in campo. Se una delle due cede all’altra, ritenendola superiore, inevitabilmente ne soffre e ne risulta snaturata.

Giordano: Infatti, abbiamo a che fare con linguaggi musicali diversi, ad esempio l’uno monodico e l’altro polifonico…e vanno trattati secondo le loro prerogative, come se fossero arti ben distinte.

Cinzia: Hai detto bene, sono linguaggi diversi, e vanno rispettati entrambi perchè ognuno, nel suo campo, ha dato il massimo e nessuno dei due deve sentirsi superiore all’altro. Torno a dire che mi dispiace quando sento melodie tradizionali nordafricane, ad esempio, suonate alla maniera occidentale e armonizzate con triadi banali.

Ziad: Però funziona…

Cinzia: Funziona???

Ziad:…mi viene in mente, ad esempio, quando alcuni musicisti prendono melodie tradizionali turche e ci mettono sopra parole arabe. Diventa una cosa nuova, diversa…un brano pop. Magari c’è una scala turca che è stata studiata dal compositore in questione, c’ha fatto un lavoro sopra per modificarla in qualche modo, e risulta una scala nuova anche se parte da quella tradizionale turca…ma gli dà un tocco in più.

Cinzia: Ahhh! Però vedi che siamo d’accordo su un punto fondamentale? Qui si tratta di ricerca musicale che porta, se vogliamo, anche ad un arricchimento, ad un valore aggiunto che gli è dato proprio dalla ricerca verso qualcosa di nuovo. Ma, appunto, è ricerca e non svilimento di un linguaggio musicale a vantaggio di un altro. Anche perchè, per dirla tutta, musicalmente parlando, armonizzare con semplici e scontate sequenze di triadi non ci porta a nulla che non sia già stato fatto e rifatto diversi secoli fa, ormai. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quando la musica occidentale usava armonie così semplici! La contaminazione stilistica, la ricerca, la fusione di elementi artistici diversi…va benissimo ma è onesto dirlo: “sto facendo ricerca e metto insieme cose diverse, magari ne nasce qualcosa di nuovo e che mi piace”.

Giordano: Sai Cinzia…a questo punto mi viene da fare una precisazione: quando armonizziamo delle melodie orientali, non facciamo altro che evidenziare quello che è già implicito nelle melodie stesse! In poche parole, non è che mettiamo accordi là dove non esistono! No, le melodie contengono già in sé la propria armonia, si tratta solo di esternarla o no.

Cinzia: Certo, però attenzione perchè stiamo parlando di accordi che presuppongono una sintassi musicale diversa, nel linguaggio occidentale o orientale. In sintesi, noi stiamo parlando di sequenze accordali tonali contro quelle modali e gli accordi che, come giustamente dici tu, scaturiscono naturalmente dalle note che si susseguono nella melodia, non sono propriamente gli stessi in un’armonizzazione tonale o modale!

Giordano: Succede una cosa simile con le “Suite per violoncello solo” di Johann Sebastian Bach, ad esempio. Se le suono sento benissimo le note con funzione di basso, quelle ritmiche e quelle puramente melodiche, e cerco di evidenziare le une o le altre, secondo come serve. Quando studiavo quei brani, da ragazzo, suonavo le note…ora, col senno del poi, sento molto di più che in quelle note c’è tutto, e quando li suono sento la frustrazione di non far risaltare, come vorrei, proprio la ricchezza enorme che è contenuta in ognuna di quelle note che sono basso continuo, ritmo, melodia…come in un file compresso.

Cinzia: Infatti, stesso dicasi per le “Partite per violino solo”, sempre di J.S.Bach…Bach era un genio al di sopra dei tempi e degli stili, ne sono convinta, e la sua scrittura musicale contiene tutto in sé. Ma bada bene che le note di in brano qualsiasi delle Suite per violoncello, come dicevamo…e siamo d’accordo… indicano perfettamente tutto, a livello melodico-ritmico-armonico ma non puoi sbagliare, nel senso che non potresti avvertire ambiguità nel percorso armonico da scegliere perchè è lo stesso Bach che te lo indica con le note che, nel corso della melodia, fungono da riempimento armonico e ritmico al tempo stesso. In una melodia orientale, invece, puoi scegliere tu se armonizzare in un modo (tonalmente) o nell’altro (modalmente).

Giordano: Già, ma la cosa in comune con la musica barocca di cui parlavamo, ad esempio, è che anche nella musica arabofona…quella a cui ci riferiamo…anche in essa troviamo un file compresso perchè, in quella musica, c’è tutto: melodia-armonia-ritmo…proprio come in Bach. Ed è questa, secondo me, la cosa fantastica!

Yasemin: Devo dire che un po’ l’ho sperimentata anch’io, questa cosa, con i brani che facciamo insieme, con loro (riferendosi a Giordano e Ziad), così come con i Mish Mash, o con il trio Jazz…forse il gruppo di Giordano è quello più rispettoso, filologicamente parlando, di quello che è il percorso più autentico della musica turca, che è eterofonico. Quando suoniamo, eseguiamo un po’ tutti la stessa melodia…poi c’è qualche basso…Giordano, ti ricordi che tempo fa ho portato addirittura un arrangiamento di un brano con accordi jazz, perchè m’avevi chiesto di portare qualcosa già pronto per vederlo insieme…ed io avevo a disposizione quello :-))).

Comunque, scherzi a parte, è vera questa cosa che gli accordi escono fuori dalle note stesse della melodia, me ne accorgo mentre canto e mi pare di sentirli nella mente, gli accordi…e ti dirò che gli accordi tipici del linguaggio jazz, ad esempio, ci stanno benissimo!

Cinzia: Ci credo, perchè gli accordi jazz sono tutt’altro che incasellati in sequenze armoniche limitate a triadi di tonica/dominante e poco altro. Il jazz stesso è modale e si può muovere su percorsi orizzontali. Anche Jamal Ouassini mi disse questa cosa, quando lo intervistai per il mio libro “Suggestioni Mediterranee – Artisti, musiche e culture”: gli accordi jazz permettono molta più fluidità e libertà d’espressione di quanto non consenta una semplice e banale armonizzazione tonale. Si riesce, con l’armonia jazz, a “colorare” i suoni secondo una tavolozza ricchissima.

Ziad: E’ vero, e per noi è indispensabile ricorrere ad armonie jazz, perchè “incontrano” meglio i suoni tipici dei nostri modi melodici.

Cinzia: Già…sapete, a volte mi diverto a prendere delle melodie di brani che eseguono spesso gli artisti che conosco ormai da anni…e comincio a suonarmele sul pianoforte…o ad immaginarle, perchè a volte lo faccio anche mentre guido la macchina…armonizzandole con sequenze accordali tonali e modali, proprio per sentire la differenza. Ecco, allora, che scaturisce il senso profondo della melodia e del suo percorso temporale. È vero, come dite voi, che gli accordi sono impliciti nelle note della melodia ma c’è una differenza enorme se armonizzo una frase melodica basandomi su accordi di tonica/dominante, ad esempio, o se al posto di un quinto grado di dominante ne metto un secondo, o un settimo…ossia una dominante modale. Cambia tutto! Se metto il quinto grado (della scala tonale), vuol dire che il discorso è già chiuso, è perentorio nel suo affermarsi e non ammette repliche o discussioni. Se armonizzo con un secondo grado, o con un settimo (sempre inteso come dominante modale), o un quarto…la frase cambia aspetto, diventa fluida, aperta ad ulteriori sviluppi…è un tempo aperto che lascia spazio a molte possibilità, musicalmente parlando. Ma tutto questo si ripercuote sulla nostra percezione del tempo e del suo svolgersi, del suo comunicare…l’armonia esprime quindi il significato della melodia stessa, il suo essere aperta agli sviluppi, oppure essere chiusa e perentoria. Come dicevamo prima, a proposito del percorso temporale della musica, se una sequenza melodica l’armonizzi, ad esempio, con tonica-dominante-tonica (I-V-I grado), hai già esaurito quello che può essere l’inizio-svolgimento-fine. Nella musica modale, mettendo una dominante sul II grado, ad esempio, hai la possibilità di proseguire linearmente, su un percorso orizzontale ancora aperto e fluido. È per questo che la sintassi musicale tonale non si sposa molto con quella modale. Non siete d’accordo?

me.albamariaGiordano: Sì, sicuro. Nella musica tonale i poli armonici sono troppo definiti, categorici.

Cinzia: “Categorici”, hai detto bene. La musica modale ha questo di particolare, invece: le sottigliezze armoniche più indefinite, possono portarti a maggiori aperture, in senso orizzontale.

Giordano: La musica modale porta a soluzioni e percorsi infiniti, è vero.

Ziad: Sapete una cosa interessante? Partendo dal contrario…dagli accordi…i musicisti che hanno studiato alla maniera occidentale eseguono sì gli accordi ma fanno fatica a percepire le linee orizzontali della musica. Noi, invece, le vediamo immediatamente!

Yasemin: Ma sai che è vero anche il processo inverso? A me è capitato di essere stata chiamata a cantare dei brani tipicamente occidentali e mi chiedevano di farci sopra delle improvvisazioni. Ebbene non potevo, mi risultava impossibile perchè ero “stretta” dalla musica stessa, non avevo spazio per improvvisare, era già tutto definito…allora ho fatto l’unica cosa che potevo, cioè qualche abbellimento qua e là…

Ziad: E’ vero, dalla musica occidentale è difficilissimo precedere secondo un tipo di percorso tipico della musica modale del mondo arabo. Diciamo che le musiche che eseguiamo noi, con questo progetto, funzionano da ponte tra i due mondi e lo fanno molto bene.

Yasemin: Sì, è più facile andare dall’Oriente verso l’Occidente che il contrario. È come se la strada dall’Oriente fosse più corta e aperta che non dall’Occidente.

Cinzia: Sì…e penso che entrino in gioco diversi fattori, non ultimo la maggiore elasticità del vostro orecchio musicale, anche culturalmente parlando, dal momento che in Oriente si studia anche la musica occidentale…cosa che noi ci sogniamo (cioè nei nostri conservatori non si studia la musica orientale….tranne eccezioni). E questo riguarda non solo la capacità di percepire una certa musica, con il suo percorso melodico e con i suoi suoni (anche microtoni) ma anche di capirla e di apprezzarla. Se fai sentire ad un Occidentale una melodia araba, stai sicura che vi coglierà solo una nenia senza capo né coda, non riuscirà ad entrare in sintonia con quello che si aspetta e a cui faceva riferimento Giordano, prima: un decorso temporale che abbia inizio, svolgimento e fine. Per voi non è così!

Yasemin: Certo, comunque conta anche molto il testo, eh? E per quanto riguarda la musica popolare, comunque, il discorso è un po’ diverso….anche per quella popolare italiana.

Cinzia: Sì, questo è vero.

Giordano: Mi stava dicendo una cosa molto interessante, Ziad, cioè che loro nascono nella musica modale e sono abituati ad una miriadi di soluzioni, hanno indubbiamente un orecchio molto allenato.

Ziad: Infatti, la nostra sensibilità orizzontale è molto acuta. Per esempio, se sento strumenti che eseguono un unisono che non è perfetto, me ne accorgo immediatamente e mi da fastidio. Al contrario, un Occidentale si accorgerà che io non sento altrettanto bene le note contenute in un accordo. In “verticale” sono molto meno sensibile: magari il basso stona ed io non me ne accorgo! È pazzesca la differenza di questi mondi, come percezione e sensibilità ai suoni.

Cinzia: …la sensibilità al suono…argomento interessante. Sai che diversi musicisti, di vari paesi del mondo arabo, m’hanno raccontato che esiste quasi un suono, ad esempio un MI, tipico per ogni paese, per cui il MI egiziano sarà diverso da quello siriano, diverso da quello libanese e così via?.

Ziad:… Ma il Congresso del Cairo, del 1932…

Cinzia: Certo, da quel momento s’è stabilito di usare il diapason a 440 Hz, anche per voi del mondo arabo…ma le tradizioni rimangono ancora, e permangono ancora i suoni “culturali” piuttosto che quelli stabiliti dal diapason.

Giordano: …Interessante, e questa cosa esisteva anche nel Barocco italiano. A Venezia, ad esempio, usavano un diapason a 460 Hz.

Cinzia, Yasemin: Addirittura!

Giordano: Sì, e non era un fatto casuale ma voluto, erano loro che costruivano l’organo, ad esempio, con quel particolare pitch, perchè volevano proprio quel suono. È vero, quindi, che c’è un suono per ogni luogo geografico.

Ziad: Quando ero piccolo, studiavo il maqam Hijaz, che è un po’ come il modo minore armonico occidentale, e non capivo perchè, quando lo suonavano i Turchi, mi piaceva di più! Non capivo perchè, se lo suonavo io, pur facendo le stesse note, non ottenevo quel sapore “un po’ piccante” che riusciva così bene a loro. Ho scoperto dopo, molto dopo, che le note sono le stesse, sì, ma loro eseguono l’intervallo di seconda aumentata un po’ più aumentata, anche l’intervallo di terza è un po’ più grande e così via…Anche in un altro maqam, il Siqa, la nota dominante è un quarto di tono, un MI, ma come lo fanno loro è un “MI speciale”…lo chiamiamo proprio così, è un quarto di tono diverso da come lo facciamo noi in Tunisia, è un po’ più calante e se non lo fai così ti guardano male!!! Si tratta di una differenza infinitesimale, frazioni di un comma, però noi la sentiamo e, soprattutto, sentiamo il carattere diverso che dona al maqam.

Giordano: Anche da noi, però, ci sono testimonianze sulle molteplici ed infinite inflessioni che i vari cantanti avevano e che non era e non è possibile fissare per iscritto. Come vedi, quindi, è un altro punto che abbiamo in comune, tra i due mondi.

Ziad: Molti pensano che la musica araba abbia finito di svilupparsi in seguito al Congresso del Cairo

Cinzia: …Anche perchè molte decisioni sono state prese con i musicisti occidentali, omologandosi a loro!

Yasemin: …E ne è scaturito anche un sistema musicale con i quarti di tono precisi e incasellati, giusto?

Ziad : Infatti: adesso ogni modo ha una successione di quarti di tono che sono quelli e basta, o suoni di tre quarti di tono che sono quelli e basta…non c’è più quella ricchezza di sfumature di suoni, come vi raccontavo prima, e la musica s’è impoverita tantissimo, anche a livello di creatività.

Yasemin: Peccato…anche perchè il suono dei maqamat, come venivano eseguiti tradizionalmente, non possiamo averlo conservato per iscritto e va tutto perso.

Ziad: Esatto! Tu prendi uno strumento come il Qanun! Come diceva prima Cinzia, se quello era lo strumento Maestro, in un ensemble, era quello che determinava il suono per tutti, e si accordava in base al suono che si voleva, per quel determinato brano.

Yasemin: Il qanun è quello strumento complicatissimo che può cambiare l’intonazione come vuole, vero?

Cinzia: Sì, richiede una grandissima conoscenza della musica araba e un’altrettanto grandissima capacità manuale, per suonare e modificare, anche nel corso dello stesso brano, l’intonazione di alcuni suoni, abbassandoli o alzandoli come serve mediante un sistema di levette posizionate sulla parte sinistra dello strumento. È difficilissimo da suonare. Qanun, in arabo, o Kanonai, in greco.

Yasemin, per tornare al progetto “Alba Maryam”, mi parli delle tue esperienze, di quelle che ti hanno avvicinata, musicalmente parlando, alla figura di Maria?

Yasemin: Sì, certo. La cosa che m’ha colpito è che sembra che ci sia arrivata quasi per un destino, a questo progetto, dopo vari “avvicinamenti lavorativi” alla figura di Maria. Già tempo fa, infatti, m’aveva chiamato la coreografa Adriana Borriello, per partecipare al progetto “Virgo potens”, tutto incentrato sulla figura di Maria…con caratteristiche che sembrano anche pagane. Ad esempio, mettevamo in scena dei canti rielaborati da Giovanni Caffariello per la Madonna del Soccorso, ad esempio…Questa, pesantissima,viene portata in barca dai pescatori e viene collocata in Chiesa, dopo di che si verifica un assalto alla statua che sembra quasi una violenza sessuale, l’abbracciano e la baciano…fà quasi paura, è impressionante! Loro, quindi, hanno fatto tutto uno spettacolo su queste cose ed io rappresentavo la Madonna bianca, cristiana, mentre lei, Adriana, interpretava la Madonna nera…e ad un certo punto si trasformava in un polipo, con Giovanni che rifaceva le voci dei marinai, del mercato…è stato molto molto bello!

Dopo questa cosa mi è stato offerto un altro lavoro, che però non ho potuto fare, sulla Buona Novella di Fabrizio De Andrè; anche lì avrei dovuto intepretare la Madonna. So che poi l’ha fatto Evelina Meghnagi…e questo nel 2010. Poi m’è arrivata questa proposta, da Giordano, e l’ho preso proprio come un impegno abbastanza serio.

DSCN2147Cinzia: Bel percorso! Avete programmi per prossimi concerti?

Giordano: Sì, devo dire che c’è interesse intorno a questo progetto e già si parla di rappresentarlo, ad esempio, per la Fondazione Varrone, a Rieti. Si tratta, e ne sono cosciente, di un progetto sicuramente originale, nella sua globalità. Spesso mi chiedo come mai non sia stato già realizzato prima…

Cinzia: Mah, sai, le cose nella vita accadono spesso per motivi imperscrutabili, all’interno del vissuto di ognuno…magari scattano delle molle improvvise, che hanno un senso per te e non per altri. In effetti, come ti avevo già detto quando ci siamo conosciuti, conosco vari casi in cui sono stati proposti ed eseguiti canti su Maria, anche da parte islamica. Niente di strutturato come il tuo progetto, però, devo dartene atto. Ben venga!

Giordano: Ben venga, certo! Poi ho la fortuna di avvalermi della collaborazione di musicisti eccezionali, come quelli qui presenti…vorrei anche ricordarne uno che qui manca, però, e che è Fabrizio Cardosa, una figura molto importante in questo progetto, perchè oltre che essere un ottimo arrangiatore, esperto di musica antica e anche di musica jazz, costruisce persino gli strumenti! Nel nostro ultimo concerto, ad esempio, la metà degli strumenti musicali presenti sul palco, erano stati costruiti da lui! Quindi capisci che porta un contributo notevolissimo, nel gruppo.

Cinzia: Sicuro! Io vorrei ricordare anche Arnaldo Vacca, che è con voi nel gruppo, e che è un grandissimo percussionista.

Giordano: Sì, devo dire che sono tutti musicisti eccezionali…

Ziad: Ed io devo anche dire anche che sono contento, di questo progetto, perchè ho trovato un liutaio! Prima, quando mi serviva un ‘ud, tutte le volte dovevo andare a Tunisi. Ora, finalmente, lo trovo qui a Roma, con Fabrizio.

Yasemin: Io spero di riuscire a portare a portare il concerto in Turchia, chissà!

Cinzia: Magari, che bello! Ed io annuncio ufficialmente che se vi serve una conduttrice per gli spettacoli, sono felicemente ed entusiasticamente a disposizione…anche nel caso in cui pensiate di elaborare un lavoro scritto intorno al progetto. Contate su di me!

Giordano: Grazie, anzi colgo l’occasione per dire che vorrei proprio sviluppare qualcosa, sul progetto, che vada bel oltre il concerto. Vorrei proprio che, in futuro…in un modo che ancora non ho ben chiaro…il progetto contenga anche degli elementi letterari, magari partendo da aforismi per arrivare al substrato escatologico della questione e che non è nemmeno relegato alla tradizione cristiana o islamica ma travalica tutto questo. Vorrei rimarcare il fatto che lo spessore culturale del progetto è enorme, il femminile stesso è un contenitore aperto ad infinite possibilità, e qui stiamo parlando di una figura femminile in auge da 2000 anni ma, ancora, è la valenza stessa del femminile che va oltre ogni tempo. E poi c’è il mondo arabo e quello occidentale…noi cerchiamo di essere filologici per l’uno e anche per l’altro però, cosa importante, se siamo filologici nel percorso, non vogliamo esserlo come punto di arrivo, perchè quello che ci interessa è altro.

Cinzia: Certo, non per niente definisci questo progetto come ponte tra i due mondi, no?

Ziad: Possiamo anche usare una base house e metterci su uno dei nostri canti! …(risate generali)

Giordano: Scherzi a parte…possiamo sperimentare: suonare un pezzo usando la viola da gamba, ad esempio, e poi cercare altre sonorità su altri strumenti…ma quello che vogliamo è trovare il modo di andare a toccare determinate corde emozionali, questo è l’aspetto interessante, per noi.

Cinzia: Giordano, non m’hai ancora detto come hai conosciuto Ziad!

Giordano: Tramite sua moglie, violoncellista, che conosco bene da tempo.

Ziad: Sì…guarda…quando m’ha chiamato Giordano, per partecipare al progetto, prima di rispondere sono andato a cercare qualcosa su YouTube, per capire che musica facevano. E mentre ascoltavo mi chiedevo, un po’ perplesso “ma io che c’entro con loro?” (…risate generali)

Cinzia: Che t’ha fatto sentire, musica barocca?

Ziad:Sì…però è successo che ho ascoltato e, dopo un po’, ho cominciato ad immaginare le mie musiche suonate in quel modo…e già mi piacevano! Quindi ho accettato…con tante perplessità…e ne è uscita fuori una cosa molto carina. È un punto di partenza…poi vedremo dove si arriverà.

Giordano: Io devo anche ringraziarli, questi musicisti, perchè capisco che non sia facile per nessuno. Quando ci mettiamo a lavorare su brani di tradizioni e paesi diversi, ognuno di noi ha il proprio vissuto, la propria competenza…e succede che ciascuno di noi ci mette del suo, apportando il suo contributo personale. E l’ascolto è fondamentale! Io, ad esempio, mi sento completamente nudo quando Ziad mi chiede di andare dietro a lui in un pezzo tunisino… però ammiro tantissimo la sua volontà quando, ad esempio, gli chiedo io di fare insieme lo Stabat Mater di Sances, e lui si mette in gioco. È questa la ricchezza del gruppo e del progetto, e ti assicuro che non capita così con tutti i musicisti. Se ti senti nudo di fronte a qualcosa, puoi proseguire ed arrivare a qualcosa di concreto solo con l’apporto degli altri, come succede a noi, fortunatamente.

Ziad: Pensa, Cinzia, che io avevo fatto qualche brano del genere in versione jazz, al Goethe Institute, con tre musicisti tedeschi, e quando ho risentito lo stesso brano eseguito da Giordano e dal suo gruppo, m’è piaciuto di più! Ha “preso” un’altra dimensione e la preferisco!

Cinzia: Scusa, nella formazione jazz con quali strumenti avete suonato?

Ziad: Trombone baritono, contrabbasso, pianoforte, ‘ud, quindi sonorità totalmente jazz. Poi, passare dal trombone baritono alla ribeca e viola da gamba, sembrava un po’ rischiosa, come operazione. Invece è riuscita benissimo!

Cinzia: Mamma mia! In effetti vengono le vertigini a pensare a tanti cambiamenti di stile e di sonorità!

Giordano: Ma sai, quando vai a recuperare una dimensione più filologica, dove non c’è bisogno di urlare ma, al contrario, si sta attenti alle sottigliezze, anche del suono, ritrovi una certa naturalezza anche nel suono stesso, nel timbro, e questo è un aspetto importantissimo nella musica. Andando a recuperare le tradizioni, non mi stanco mai di ripeterlo, noi recuperiamo anche gli strumenti e le loro caratteristiche, tra cui quella di essere biodegradabili: parliamo di strumenti fatti con legno, con corde di budello animale…che ci rimandano a tradizioni e a suoni antichissimi che sono, già di per sé, emanazione di un’anima. Se andiamo più avanti nella storia, ci ritroviamo con strumenti come il sassofono…ma le strade là si allontanano. Un altro tratto caratteristico del nostro gruppo è la vicinanza tra gli strumenti. Sfido chiunque, ascoltando un nostro brano, a capire se quelli che suonano sono strumenti arabi o no. Certo…potrebbe essere interessante, volendo, sperimentare facendo uso di suoni sintetizzati ma io rifiuto anche l’idea di usare il pianoforte, nel progetto, neanche se mi pagassero tre milioni di euro!

Cinzia: Tre milioni di euro? beh, dai, in tal caso parliamone…magari facciamo un po’ per uno con i soldi…

Ziad: (ridendo tutti)…magari è un pianoforte con i quarti di tono!..forse si può fare! Scherzi a parte, ora vi racconto una cosa pazzesca. Negli anni Venti si usava uno strumento che si chiama Arghul e ogni volta che c’era da suonare un intervallo di terza, il suonatore di arghul lo saltava, perchè non poteva eseguirlo …(e Ziad canticchia delle melodie mimando un arghul che salta l’intervallo di terza, lasciando silenzi tra le note come se il dito del suonatore fosse tagliato, tra le risate generali).

Yasemin: Infatti, a proposito di terze…c’era un brano che poi non abbiamo più eseguito insieme…e quando andavamo a suonarlo ci chiedevamo sempre “ma è maggiore o minore? …Sembra maggiore…no, è minore…boh?!”

Ziad: Sì, mai mettere le terze!

Cinzia:C‘è anche un altro brano…”Sto pa ke sto xanaleo”…bellissimo, proveniente da Smirne…anche quello so che esiste e viene eseguito sia nella versione in modo maggiore che in minore. Vai a sapere qual è la versione più corretta! Ma vi assicuro che fa un effetto stranissimo sentirlo in maggiore, ad esempio, dopo averlo conosciuto e apprezzato in minore!

Ziad: Ti sembrava più gioioso?

Cinzia: No, mi sembrava sbagliato! Avendolo conosciuto e apprezzato in minore, come dicevo, ero entrata in sintonia con l’atmosfera creata con quel modo, con quella musicalità. Sentirlo in maggiore mi sembrava una violenza, una forzatura enorme.

Giordano: Eh sì, l’ambivalenza maggiore-minore fa proprio parte di questo tipo di musica…

 

Carissimi lettrici e lettori, qui mi fermo. L’intervista prosegue ancora per un po’ tra chiacchiere e risate, scherzi e battute, racconti e aneddoti che vengono dal mondo arabo come da quello occidentale. Impossibile trascrivere tante cose e, del resto, se ne perderebbe l’immediatezza e la vitalità che solo una conversazione dal vivo, con il feeling tra le persone, con le risate, con la mimica e la gestualità, riesce ad avere e a comunicare. Spero di essere riuscita a riportarvi almeno un po’ della freschezza e della ricchezza dell’incontro con i nostri bravissimi amici.

Momenti bellissimi e unici, e mi auguro che, tra tante chiacchiere, ci sia stato qualche spunto interessante per voi lettori, anche a livello musicologico.

Con questo, vi saluto tutti e vi auguro un buon proseguimento di estate.

A ritrovarci a settembre, Inchallah!

Cinzia Merletti

N.b.: i personaggi nelle foto sono quelli delle Conversazioni a quattro, scorrendo dal basso verso il basso: Yasemin Sannino, Ziad Trabelsi, Giordano Antonelli, Cinzia Merletti.

 

 

 

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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