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Contro ogni previsione, il prezzo del petrolio precipita in caduta libera

Al-Arab (07/01/15). Traduzione e sintesi di Carlo Boccaccino.

La rapida discesa del prezzo mondiale del petrolio ha disatteso ogni aspettativa e ha prodotto cambiamenti repentini nei mercati finanziari mondiali. Le ripercussioni si sono estese dai Paesi produttori ai Paesi consumatori, alcuni dei quali temono una caduta nella spirale della deflazione.

Il prezzo del petrolio è sceso ai livelli minimi da sei anni a questa parte dopo l’inasprimento della crisi finanziaria europea, che getta ombre sulla crescita della domanda mondiale. La riduzione del prezzo del petrolio è stata sollecitata dall’aumento del dollaro rispetto all’euro in quanto gli investitori temevano che la Grecia uscisse dalla zona euro.

Gli analisti più pessimisti ritengono che gli operatori del mercato petrolifero stiano ancora valutando la possibilità di raggiungere prezzi minimi per il petrolio, tra i 37 e i 42 dollari al barile, per esercitare un’influenza decisiva sulla produzione del greggio. Non è improbabile l’ipotesi che il prezzo per barile continui a scendere quest’anno, prima di tornare ad alzarsi nuovamente e raggiungere un prezzo medio vicino ai cento dollari.

Il Segretario Generale dell’OPEC Abdullah al-Badri ha ammesso l’incapacità dell’Organizzazione di comprendere ciò che sta accadendo sui mercati, affermando che è impossibile fare previsioni accurate sui futuri prezzi del petrolio, alla luce dei rapidi cambiamenti delle condizioni del mercato e dell’influenza reciproca tra produttori e consumatori.

Il prezzo del greggio Brent registra perdite pari all’8% nelle ultime due sessioni, che hanno portato il prezzo a 51,23 dollari al barile, il livello minimo dall’inizio del 2009. Ciò è stato dovuto all’ansia per l’eccesso di offerta, dopo che l’Arabia Saudita ha diminuito il prezzo mensile di vendita del petrolio per gli acquirenti europei e americani, aumentandolo invece in Asia. Già a febbraio scorso la compagnia saudita Saudi Aramco aveva ridotto il prezzo di vendita ufficiale del light crude oil nell’Europa nordoccidentale di 1,5 dollari rispetto al mese precedente, mettendo il greggio Brent ad un prezzo medio ridotto di 4,65 dollari al barile.

Alcuni analisti affermano che la diminuzione dei costi per l’Europa indichi la forte volontà di Riyad di difendere le sue quote di mercato e di non voler fare niente per riequilibrare i livelli dei prezzi. Intanto il sovrano saudita Abdullah ha fatto sapere che Riyad farà di tutto per contrastare la riduzione del prezzo del petrolio, senza però diminuire i livelli di produzione attuali come invece viene richiesto dagli Stati Uniti, che spingono per l’investimento in risorse energetiche alternative.

Il fine dell’Arabia Saudita è di contrastare la crescita delle forniture del greggio americano, forte del fatto che i Paesi del Medio Oriente possiedono riserve sicure di petrolio greggio che si stimano intorno agli 865 miliardi di barili, ossia il 58% delle riserve mondiali e circa 86 trilioni di metri cubi di gas naturale, il 43% delle riserve mondiali.

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Roberta Papaleo

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