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Continua la frustrazione popolare in Tunisia

di Rami G. Khouri. The Daily Star (16/01/2013). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Nel giorno dell’anniversario dei due anni dalla caduta del regime dell’ex presidente tunisino Ben Ali, il 14 gennaio sono accadute in Tunisia due cose che immortalano il panorama politico del Paese e forse di tutto il mondo arabo. Infatti, mentre i leader nazionali firmavano un “patto sociale ” nella capitale, nella provincia di Sidi Bou Said una folla delusa lanciava pietre e pomodori contro il presidente Moncef Marzouki ed il portavoce del Parlamento Mustafa ben Jafaar.

Questi due avvenimenti colgono perfettamente l’essenza del momento attuale, in cui diversi Paesi arabi stanno lottando per istituzionalizzare i frutti delle rivoluzioni cercando di raggiungere contemporaneamente due obiettivi: da un lato, creare un nuovo ordine politico che sia legittimo, pluralistico ed affidabile; dall’altro, affrontare il problema delle enormi disparità sociali ed economiche che affliggono milioni di uomini e donne in tutto il mondo arabo.

Al contrario del Marocco, dove il processo di cambiamento è iniziato dall’alto, in Tunisia la rivoluzione populista ha permesso a tutti di competere per la divisione del potere. Una tale apertura politica e sociale permette a chiunque di esprimere il proprio punto di vista, compresi i gruppi di vigilantes che in Tunisia hanno picchiato i cittadini che avevano opinioni contrarie alle loro.

Per questo la firma di un patto sociale, per quanto sia un meccanismo ancora imperfetto, è significativa, poiché costituisce un esempio del tentativo di lanciare un’iniziativa politica che metta insieme la richiesta per i diritti socio-economici e quella per i diritti politici e civili. Il patto comprende cinque sezioni: crescita economica e sviluppo regionale, occupazione e corsi di formazione professionali, condizioni di lavoro, assicurazione sociale, istituzionalizzazione di un dialogo sociale tripartito. Quest’ultimo prevede la creazione di un “comitato di discussione nazionale” formato dai rappresentanti dei tre firmatari: il primo ministro, il segretario generale dell’Unione Tunisina Generale del Lavoro ed il presidente dell’Unione Tunisina per il Commercio, l’Industria e le Arti.

Questo è uno dei nuovi concreti sviluppi degli ultimi due anni che comprende l’ampia richiesta per l’istituzionalizzazione della giustizia sociale attraverso un meccanismo politico che coinvolga gli attori principali del Paese. L’urgenza di provvedimenti come questo è stata dimostrata dai manifestanti di Sidi Bou Said che lanciavano sassi contro il presidente, un modo per esprimere la frustrazione diffusasi nelle aree rurali marginalizzate nel momento in cui la rivoluzione non è riuscita a produrre per loro dei benefici materiali.

Molte cose sono cambiate negli ultimi due anni, ma purtroppo altre no, specialmente la disparità socio-economica come movente delle proteste e come causa della frustrazione politica dei cittadini.

http://www.dailystar.com.lb/Opinion/Columnist/2013/Jan-16/202409-popular-frustration-endures-in-tunisia.ashx#axzz2IDhn9ZtK

 

Roberta Papaleo

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