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Conflitti ideologici tra le varie entità dell’opposizione siriana

rivoluzione siriana
La lotta tra i diversi gruppi settari in Siria rischia di distorcere il significato della rivoluzione agli occhi del mondo e di compromettere definitivamente l’unità del Paese

Di Samira Musalima. Al-Hayat (25/11/2016). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

Sembra che alcune forze ed entità politiche emergenti, nate e cresciute in condizioni anomale, all’ombra del caos, dell’oppressione e della violenza, abbiano ritenuto tali condizioni propizie per imporre il proprio modus operandi ai siriani, aggravando così la loro tragedia e la loro frustrazione e indebolendo notevolmente l’identità nazionale di una società costruita sulla diversità; questo in aggiunta al fatto che stanno rendendo un gran servizio al regime, allontanando la rivoluzione dai suoi obiettivi principali, ossia la realizzazione di libertà, dignità, uguaglianza e cittadinanza.

È bene ricordare che la maggior parte di questi gruppi non sono frutto di movimenti storici, politici e intellettuali nati in seno alla rivoluzione siriana, ma piuttosto entità che hanno approfittato della situazione per imporre la propria presenza, avvalendosi spesso di sostegni finanziari e di una rete di servizi, diretta conseguenza di questo supporto. Naturalmente, mi riferisco a gruppi di stampo ideologico estremista, in particolare a gruppi religiosi intolleranti e violenti che non hanno lesinato gli sforzi per inondare letteralmente la popolazione siriana con le proprie ideologie e i propri concetti. È chiaro che ci troviamo di fronte a entità del tutto incompetenti, che promuovono idee piuttosto semplicistiche e fittizie nel tentativo di ripristinare un “califfato” o di istituire una sorta di “emirato islamico”. Più di una volta sono arrivati al punto di emettere fatwa, fregiandosi dell’emblema del jihad in nome della religione, inserita prepotentemente negli affari del mondo e sfruttata per il dominio sulla popolazione, nel tentativo di giustificare le posizione e le pratiche di alcune fazioni.

Questi gruppi sono particolarmente pericolosi non solo perché rischiano di distorcere il significato della rivoluzione agli occhi del mondo, ma anche perché minano sensibilmente l’unità dei siriani, compromettendo l’originale ideale democratico che ha dato inizio alla rivoluzione stessa. Non si parla solo di fazioni che si oppongono alla rivoluzione e alle sue teorie politiche fondamentali, seguendo modelli esterni di stampo terroristico (ad esempio Al-Qaeda), ma anche di quei gruppi che si sono allontanati concettualmente dallo spirito della rivoluzione nonostante siano presenti in alcuni segmenti dell’opposizione in forma di gruppi della società civile. È interessante il fatto che queste fazioni non si limitino a contrapporsi a coloro che sono estranei alla loro ideologia, ma si contrappongano soprattutto tra loro, sostenendo di rappresentare la religione, l’Islam o i musulmani e dando vita a scontri tra gruppi armati e competizione tra i segmenti della società civile che li sostengono.

Il partito più grande, o che almeno si è imposto quale tale, ossia il movimento dei “Fratelli Musulmani”, sospettato di essere dietro a molti di questi gruppi, in realtà, insieme a tutti gli altri partiti moderati, risente notevolmente del proliferare di queste entità, che hanno approfittato degli errori commessi dagli altri.

Le varie entità dell’opposizione dovrebbero trovare un comune denominatore, e ciò non vuol dire assimilarsi o essere compatibili, ma concentrare gli sforzi e le energie sull’obiettivo fondamentale, quello di porre fine al regime tirannico e creare un regime alternativo, che non potrà essere alternativo nel vero senso del termine se non sarà basato sui principi di libertà, uguaglianza, democrazia e laicità dello Stato, principi che la rivoluzione ha sostenuto sin dai suoi albori. La nuova Siria non potrà esistere se non con tutti i siriani, di tutti i colori politici, settari ed etnici: la Siria stessa dovrebbe essere l’unico colore, islamica o laica, di destra o di sinistra, araba o curda. L’opposizione democratica che sta affrontando questa sfida non può rimanere un mero elemento di decoro e non può parlare di democrazia e pluralismo mentre mette in atto politiche di esclusione. C’è qualcosa che dev’essere risolto, a parole e a fatti.

Samira Musalima è una giornalista e scrittrice siriana.

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