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Com’è difficile andare a scuola per i bambini della Siria

Di Kareem Shaheen. The Guardian (30/03/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Karim non frequenta la scuola da oltre due anni. Taglia invece la legna per aiutare la sua famiglia a sopravvivere. “Non posso andare a scuola perché i miei hanno bisogno di mangiare, perciò lavoro con mio padre e mio fratello”, ha detto a operatori per i diritti umani il bambino di 11 anni che vive in un campo nel nord della Siria vicino al confine con la Turchia. “L’accetta è molto pesante”, dice.

Nel vicino Libano, in un accampamento improvvisato nella periferia agricola della Valle della Bekaa, un altro bambino taglia la legna sotto l’attento sguardo di sua nonna. Durante la stagione del raccolto, molti bambini e bambine del campo lavoreranno nelle vicine fattorie per appena 2 dollari al giorno, dice Abu Mohammed, custode del campo.

Solo 70 bambini su circa 300, qui, frequentano le scuole delle tende vicine amministrate da un’agenzia umanitaria locale, Beyond Association. Karim, originario di Hama, e i bambini nella Valle della Bekaa sono solo un esempio dei circa 2,8 milioni di bambini siriani che non vanno a scuola. La loro infanzia è segnata da anni di conflitto, discriminazione e sfollamento, la loroa istruzione è rimpiazzata da mesi di fatica tra le coltivazioni.

Le iscrizioni alle scuole in Siria sono scese a una media del 50 percento, rispetto al periodo precedente la guerra in cui quasi tutti i bambini siriani andavano a scuola. A rivelarlo è un rapporto di Save The Children. In zone come Aleppo, devastate dagli anni di guerra, le iscrizioni sono al 6 percento mentre metà di tutti i bambini rifugiati, oltre un milione, sono fuori dalle scuole.

Quattro bambini rifugiati su cinque in Libano – che ospita la maggior parte dei rifugiati – non ha accesso alla scuola. Quelli che la frequentano sono soprattutto nelle scuole libanesi pubbliche o studiano in tende improvvisate accanto ai campi informali nella Valle della Bekaa – molti di loro non vanno a lezione per lavorare nei campi e guadagnare soldi per le loro famiglie.

Almeno un quarto delle scuole in Siria sono state danneggiate o distrutte, occupate da famiglie sfollate o usate per scopi militari. Il rapporto stima anche che ci vorranno oltre 2 miliardi di sterline per restaurare il devastato settore siriano dell’istruzione. Fornire ai bambini un’istruzione in tempi di guerra – afferma il rapporto – li aiuta a sottrarsi al lavoro infantile, ai matrimoni precoci e al venire reclutati da parte di gruppi armati, oltre a poter contribuire alla loro resilienza mentale.

Save the Children fa appello alla comunità internazionale perché fornisca 224 milioni di dollari di fondi che sono stati stanziati da oganizzazioni internazionali per l’istruzione in Siria. La diffusione del rapporto è arrivata tralaltro a ridosso di una grande conferenza di donatori in Kuwait. L’ONU e i gruppi per i diritti umani sperano che gli Stati si impegnino con nuovi fondi per la regione per gestire la crisi dei rifugiati.

Kareem Shaheen è un reporter egiziano che vive a Beirut.

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Roberta Papaleo

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