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Come combattere la violenza di genere nel mondo arabo

violenza di genere
La violenza di genere aumenta con i conflitti e l’instabilità, ma il mondo arabo sta cercando il modo di combatterla. L’opinione di Lina Abirafeh, direttrice dell’Institute od Women’s Studies in the Arab World.

Di Lina Abirafeh. Your Middle East (4/10/2016). Traduzione e sintesi di Emanuela Barbieri.

La violenza di genere, per definizione, è un atto dannoso commesso contro la volontà di una persona sulla base del suo genere. La stragrande maggioranza delle vittime sono donne. Una donna su tre in tutto il mondo ha subito qualche forma di violenza basata sul genere. Il problema è presente ovunque, senza barriere, e si manifesta in molte forme: sessuali, fisiche, emotive ed economiche. La violenza domestica è la forma più comune in tutto il mondo.

Più impegnativo è come le persone definiscono ciò che costituisce la violenza. Nella maggior parte dei paesi del mondo le molestie sessuali, lo stupro coniugale e l’essere forzati al sesso non sono visti come una violenza.

La maggior parte dei paesi arabi non ha adeguate politiche di genere e disposizioni previste da misure costituzionali e legali. Le donne non sono protette contro lo stupro coniugale, le molestie sessuali e altre forme di violenza di genere.
L’instabilità data dai conflitti che da lungo tempo coinvolgono il mondo arabo, di certo non aiuta. Con l’aumento dell’insicurezza e la riduzione delle opportunità di farsi una vita decente, infatti, le donne ricorrono sempre più frequentemente a fonti di reddito rischiose, come il traffico e la prostituzione, esponendosi a una miriade di abusi con protezione zero.

Il video di campagna per i diritti delle donne promosso dalla Lebanese American University

La situazione in Libano

Il caso del Libano è complesso. Molte donne e uomini libanesi credono, sbagliando, che le donne beneficiano già dei loro pieni diritti.

Il sistema sanitario è molto frammentato e deregolamentato e i servizi per le donne e le bambine nelle zone rurali sono limitati e poveri. Il conflitto in Siria ha pesato sulle condizioni già precarie dei servizi sanitari, includendo un aumento dei casi di sopravvissuti alla violenza di genere.

Il matrimonio precoce è molto frequente tra i rifugiati. Anche se non esiste una legge a sfavore in Libano, la Commissione nazionale per le donne libanesi ha elaborato una legge per il parlamento che regoli il matrimonio religioso tra i minori, chiedendo il consenso di un giudice civile oltre a un rappresentante religioso. Non esiste una legislazione in vigore per lo sfruttamento sessuale e le molestie sul posto di lavoro.

Il Libano è fonte e destinazione per la tratta di esseri umani e di lavoro forzato, con un rischio significativo per le lavoratrici domestiche migranti.

La prevenzione e il contrasto alla violenza di genere è uno degli obiettivi primari della Strategia nazionale per le donne in Libano. Purtroppo però, il sistema giuridico libanese non monitora le violazioni sulla parità di genere.

La situazione delle donne non è aiutata da commenti come quelli del deputato libanese Elie Marouni, che si è recentemente chiesto se le donne potessero svolgere “un ruolo attivo nello spingere gli uomini a violentarle”. Stava parlando alla conferenza sui diritti delle donne e ha fatto i suoi commenti durante una discussione sull’articolo 522 del codice penale libanese che autorizza il matrimonio tra una sopravvissuto a uno stupro e il suo autore, consentendo in tal modo al processo contro lo stupratore di essere fermato. Ovviamente le dichiarazioni del deputato hanno visto una forte risposta da parte delle attiviste per i diritti delle donne.

Nonostante tutto, ci sono stati alcuni progressi, come la legge sulla protezione delle donne e dei membri della famiglia dalla violenza domestica del 2014, sebbene anche questa non riesca a riconoscere lo stupro coniugale come un reato.

Cosa possiamo fare per prevenire la violenza di genere?

Ci sono una schiera di dichiarazioni, convenzioni, guide e campagne a livello globale e, negli ultimi decenni, il campo si è evoluto al punto che ora c’è un accordo generale su ciò che deve essere fatto.

In primo luogo, la violenza di genere deve essere impedita in qualunque misura possibile. Dove esiste, c’è chiarezza su cosa costituisca una risposta appropriata. Le persone che lavorano per aiutare le vittime dovrebbero coordinare il loro lavoro e condividere le informazioni. C’è anche un ampio consenso sul tipo di approccio utilizzato, che deve essere basato sui diritti umani e incentrato sulla vittima, sulla sua sicurezza e volontà. I principi guida che dovrebbero essere utilizzati per questo lavoro sono la sicurezza, la riservatezza, il rispetto e la non discriminazione.

Il nostro lavoro deve includere iniziative di educazione e sensibilizzazione che promuovano la parità di genere e dei diritti umani. Le comunità devono essere coinvolte in tutte le attività dal principio, soprattutto uomini e ragazzi. Ci sono anche le azioni per ridurre il rischio di esposizione alla violenza di genere. Questi includono l’accesso sicuro al riparo, acqua e servizi igienico-sanitari, e cibo. Illuminazione adeguata nelle aree non sicure, pattuglie di sicurezza e mezzi di sussistenza sono anche fondamentali.

Le vittime devono avere accesso a diversi tipi di servizi in base alle loro esigenze e desideri. Questi includono assistenza sanitaria, sostegno psicologico, polizia e sicurezza, assistenza legale, accesso alla giustizia, reinserimento e sostegno finanziario.

Proteggere le donne in situazioni di emergenza

Prevenire la violenza di genere e assistere le vittime è una sfida in tutto il mondo. Ma in situazioni di emergenza, come ad esempio conflitti o disastri naturali, il problema peggiora.

Le emergenze sono senza dubbio più pericolose per le donne e le ragazze. La vulnerabilità e le disuguaglianze già esistenti sono aggravate, e le donne sono deliberatamente prese di mira. La violenza di genere aumenta in tali situazioni perché le comunità sono distrutte, le popolazioni si muovono e non esistono sistemi di protezione o sostegno.

Per questo, i servizi di emergenza devono essere flessibili. Gli interventi per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere non sono una componente aggiuntiva, sono essenziali per l’insorgenza di tutte le emergenze.

Il Peacekeeper Generale Maggiore Patrick Cammaert ha notoriamente dichiarato: “È più pericoloso essere una donna che un soldato nei conflitti moderni”. Lo stupro è usato come arma di guerra e il corpo delle donne è un campo di battaglia.

Mentre sappiamo quello che dobbiamo fare sulla violenza di genere in situazioni di emergenza, le sfide per la prevenzione e il contrasto rimangono grandi. Servizi e supporto sono scarsi in contesti di insicurezza, come le attuali guerre in Yemen e Siria per esempio. Nel frattempo, gli operatori umanitari rischiano a loro volta e possono loro stessi essere vittime di violenza di genere nel contesto del loro lavoro.

I conflitti sono sempre più regionali e le soluzioni hanno bisogno di muoversi oltre i confini. Il fondamentalismo continua a limitare la libertà delle donne e infliggere crescenti abusi. I finanziamenti sono tristemente scarsi e a breve termine, nonostante la natura a lungo termine delle emergenze.

In Libano e in altri paesi arabi, c’è ancora molto lavoro da fare per porre fine alla piaga della violenza di genere. Abbiamo le circostanze e le informazioni necessarie per far sì che questo accada. Ciò di cui abbiamo bisogno ora sono risorse e azione.

Lina Abirafeh è la direttrice dell’IWSAW, l’Istituto di Studi sulle donne nel mondo arabo, fondato dall’ Università americana libanese (LAU).

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


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