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Chiusura moschea di Venezia anche su stampa araba

(Agenzie). La notizia della chiusura della Moschea a Venezia è arrivata anche sulla stampa araba.

In occasione dell’inaugurazione della Biennale d’arte di Venezia due settimane fa, l’Islanda aveva scatenato il dibattito con la sua installazione intitolata “La Moschea”, ricavata da una vecchia chiesa. L’opera è infatti stata realizzata all’interno di Santa Maria della Misericordia, una chiesa cattolica affittata per l’evento al padiglione nazionale islandese dal suo proprietario privato. Ma, mentre i visitatori ammiravano l’esposizione, diversi musulmani si sono recati a pregare nella struttura, annunciata come simbolo della promozione della tolleranza religiosa. Ed stata subito polemica.

Le autorità locali hanno espresso le loro riserve, innanzitutto per il rischio che la struttura potesse essere attaccata da figure anti-musulmane o da islamisti radicali. Da parte sua, Luca Zaia, presidente della regione Veneto, ha definito l’installazione come una “provocazione”, dicendo che “il vero problema non è la libertà di religione, ma il rispetto delle regole” di una mostra internazionale di arte. Anche la polizia italiana hanno espresso preoccupazione per il mantenimento della sicurezza, in particolare nell’area al di fuori della moschea stessa.

Le autorità giustificano la loro posizione dicendo anche che l’artista non ha ottenuto una licenza per trasformare la chiesa in un luogo di culto diverso e che l’ordine di chiusura non ha nulla a che vedere con la tolleranza religiosa: il vero problema è che il progetto non ha rispettato le misure di sicurezza e che il numero di visitatori è stato superiore a quello consentito di 90 persone. Il Consiglio Comunale ha rilasciato una dichiarazione in cui spiega che i funzionari “hanno chiesto di ospitare un progetto artistico all’interno della chiesa, per poi creare invece una moschea”.

Nella dichiarazione si legge anche: “qualsiasi utilizzo di culto cristiano deve ottenere una licenza da parte delle autorità ecclesiastiche, a prescindere dal titolare della chiesa. In questo caso, non è stato chiesto e non è stata conferita nessuna licenza”.

 

 

 


Giusy Regina

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