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Una chiacchierata con Amir Tag El-Sir

Lo scrittore Sudanese Amir Tag El-Sir è uno dei più rispettati autori in lingua araba. Autore di 16 opere, tra prosa, poesia e biografie, Amir ha studiato fisica in Egitto, poi è tornato a esercitare medicina in Sudan prima di trasferirsi in Qatar nella metà degli anni ’90.

Il suo ultimo romanzo, “366”, descritto come “una lettera d’amore di un uomo a una donna che non sa neanche che lui esiste”, è stato pubblicato quest’anno ed ha ricevuto la nomination per l’International Prize for Arab Fiction.

Qual è la relazione segreta tra letteratura e medicina? Molti scrittori arabi sono anche dottori.

Ovviamente non esiste una relazione diretta tra le due professioni. I dottori hanno maggiore contatto con la gente. In generale, la professione medica fa bene agli scrittori: gli fornisce esperienze del quotidiano che può usare come potenziali storie. Sul piano personale, ho tratto vantaggio dal mio mestiere nel poter inventare i mondi della mia scrittura. Alcuni persone che ho incontrato nella mia vita hanno ispirato i personaggi dei miei romanzi.

Pensi che le ambientazioni dei tuoi romanzi attirino il pubblico?

Assolutamente si! Nonostante i miei spostamenti, scrivo ancora sul Sudan, il posto dove sono nato e cresciuto e che conosco molto bene. Credo che le diverse etnie e i diversi dialetti del Sudan ed il fatto che sia a metà tra l’essere un Paese arabo e uno africano, siano fonte di buon materiale per lo scrivere.

Com’è stata influenzata la tua scrittura dai problemi politici del Sudan?

La politica non è la mia principale preoccupazione. Io scrivo di tutte le condizioni dell’essere umano. La sofferenza, sociale o economica, è una di queste condizioni. Nella mia scrittura non contemplo una critica politica diretta, ma piuttosto faccio delle allusioni.

Cosa ne pensa dei premi letterari, per lo meno nel mondo arabo?

Credo siano un fenomeno positivo. Se chi di dovere mostra dedizione e integrità e consegna il premio a chi davvero lo merita, la scrittura continuerà a svilupparsi e la letteratura araba verrà rispettata come quella delle altre culture. Finché onesti, incoraggio la moltiplicazione di questi premi.

Descriveresti la tua scrittura come “realismo magico”?

Non lo so. La mia scrittura è realistica. Prendo in prestito dalla mitologia e creo una realtà parallela. Per questo i critici mi descrivono come un realista magico. Ma il mio realismo magico è decisamente diverso da quello sudamericano, perché ho un mio modo di scrivere.

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Roberta Papaleo

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