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Chi ha vinto questa volta a Gaza, Israele o Hamas?

di Amos Harel e Avi Issacharoff. Haaretz (22/11/2012). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Alle 9 di mercoledì mattina, immediatamente dopo l’inizio del cessate-il-fuoco, ministri, generali ed i loro portavoce hanno spiegato come l’accordo, ed in particolare l’operazione che l’aveva preceduto, fossero dei grandi traguardi per Israele. I funzionari di Hamas devono aver fatto la stessa cosa dall’altra parte.

Ma il vero quadro della situazione diventerà chiaro solo con il passare del tempo e dipenderà soprattutto dalla durata del periodo di tregua nel Sud. Se l’interruzione delle ostilità durerà a lungo, senza attacchi da parte delle FDI lungo il confine, il governo Netanyahu potrà proclamare la vittoria. Se gli accordi dovessero venir meno rapidamente, allora ci saranno nuove operazioni militari contro Hamas, stavolta molto più dure.

“La realtà regionale è particolarmente complessa in questo momento”, ha dichiarato il premier israeliano in conferenza stampa nella giornata di ieri, dando l’impressione di essere intrappolato tra le irreali aspettative del pubblico di una vittoria totale e le problematiche condizioni sul campo. Netanyahu, come i suoi predecessori, ha scoperto i limiti dell’uso della forza contro Hamas: Gaza è la terra delle opportunità limitate.

Dall’altra parte, Gaza si è già preparata per celebrare la vittoria. Tuttavia, i festeggiamenti non cancelleranno il duro colpo subito con l’uccisione di Ahmed Jabari e con gli attacchi contro i suoi comandanti ed accampamenti. La questione centrale ora è se Hamas riuscirà ad imporre il cessate-il-fuoco alle varie fazioni di Gaza. Alcuni commentatori palestinesi sostengono che Hamas ha perso il controllo sulla situazione e non è capace di gestire centinaia di uomini armati, membri dei gruppi Salafiti. Inoltre, i seguaci di Jabari all’interno del corpo militare potrebbero avere problemi nell’accettare il loro nuovo capo, Marwan Issa; tuttavia, molti credono che Hamas avrà il pieno sostegno del pubblico nel contrastare chiunque voglia violare la tregua e rischiare un’altra guerra per Gaza.

Per Hamas, considerare l’ipotesi di violare il cessate-il-fuoco sarà collegata al prezzo della sconfitta. Se ha davvero subito un colpo, come l’Intelligence delle FDI dichiara, allora Hamas avrà un buon motivo per prevenire un contrattacco.  Non sarà per le immagini diffuse dai media dell’autobus esploso a Tel Aviv o degli appartamenti sventrati di Rishon Letzion. Se dovesse accadere, accadrà per la quantità di munizioni che sono state scagliate contro Gaza.

La deterrenza è un concetto molto sfuggente e può essere valutato solo nel tempo, anche se i politici e la stampa muoiono dalla voglia di ricevere una risposta nella posta di stamattina.

 

http://www.haaretz.com/blogs/east-side-story/who-won-this-round-in-gaza-israel-or-hamas-only-time-will-tell.premium-1.479678


Roberta Papaleo

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