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In che modo si evolve Al-Qaeda?

Zoom 16 dic Al-QaedaDi Zaid al-Sari’. Elaph (13/12/13). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Era domenica mattina, il 30 maggio del 2004, quando l’organizzazione di Al-Qaeda annunciò che avrebbe colpito gli infedeli del gruppo Oasis, gli operai e gli ingegneri delle imprese petrolifere, minerarie, etc. e che avrebbe messo in atto le direttive del leader Osama Bin Laden per attaccare gli interessi occidentali nella penisola araba.

Le autorità saudite si erano allertate e avevano cercato il modo per uscire da questa situazione col minor danno per la politica e per la sicurezza, di fronte al proprio popolo e al mondo. Erano state uccise 22 persone tra cui cittadini del Giappone, della Svizzera, dell’India e dell’Italia. Non c’erano telecamere che riprendessero tutte le uscite e gli ingressi.

Adesso questo evento torna a ripetersi, ma questa volta a più di 2000 km a Sud, nell’ospedale di al-Aradi a Sanaa, capitale yemenita. Cosa è cambiato rispetto ad allora?

Il giorno dell’attentato all’ospedale di al-Aradi, l’organizzazione di Al-Qaeda aveva annunciato che esso era diretto al ministero della Difesa yemenita, in quanto accusato di collaborare con “gli americani” per uccidere musulmani, sottolineando che l’organizzazione non uccide musulmani.

Forse chi ha letto il loro comunicato e le prime notizie, riguardanti l’uccisione di decine di persone, si è trovato davanti ad un dilemma, perché Al-Qaeda è andata oltre: infatti, l’elemento più forte è stato il video trasmesso da un canale yemenita ufficiale, nel quale uomini armati in uniforme militare uccidono a sangue freddo chiunque gli si pari davanti, che sia un cittadino, uno straniero, un bambino o una donna, un militare o un civile.

I molteplici errori di Al-Qaeda hanno costretto l’organizzazione a rimanere in silenzio e ad assumersi la responsabilità di fronte alle opinioni degli arabi e degli stranieri.

Nell’incidente accaduto ad al-Aradi, che ha causato la morte di 50 persone e decine di feriti, l’errore questa volta è legato alle testimonianze video presenti ovunque che non hanno permesso all’organizzazione di smentire le dichiarazioni rilasciate dal governo yemenita riguardo ai morti e ai feriti.

Ora la strategia intrapresa è un’altra: negare la propria responsabilità, imputandola all’intelligence yemenita e agli Houthi (gruppo sciita yemenita) senza pubblicare un comunicato ufficiale.

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Roberta Papaleo

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