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Cambio delle regole del gioco politico in Iran

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A poche settimane dalle elezioni, l'entrata in scena di nuovi candidati impone cambiamenti strategici

Di Mohamed Saleh Sedqiani. Al-Hayat (13/04/2017). Traduzione e sintesi di Gemma Baccini.

Le dodicesime elezioni presidenziali iraniane si svolgeranno il 19 maggio prossimo all’ombra delle sfide riguardanti la situazione economica interna e la situazione regionale e internazionale. Il nuovo governo sarà confrontato direttamente a tre questioni importanti e strettamente interconnesse.

Il miglioramento delle condizioni economiche è la principale richiesta dei cittadini e ciò si riflette nella scelta della Guida Suprema di chiamare il nuovo anno iraniano l’anno “dell’economia della resistenza “ per l’aumento della produzione e la creazione di opportunità di lavoro. La seconda questione è legata alle implicazioni politiche, securitarie, economiche e sociali del coinvolgimento dell’Iran nelle questioni regionali e in particolare in Siria. La terza è la minaccia costituita dagli USA di Donald Trump che non hanno ancora chiarito la natura dei loro rapporti con l’Iran, il che, in un modo o nell’altro, si ripercuote sui rapporti dell’Iran con gli Stati europei.

In questa atmosfera le diverse correnti stanno gareggiando per la presidenza e per mettere fine ai problemi a cui fa fronte il Paese. I riformisti, i sostenitori del governo e alcune ali moderate dei fondamentalisti come quella di Ali Larijani, sostengono un secondo mandato di Rohani perché possa portare a termine i programmi e le politiche messe in atto durante i quattro anni passati, come quello che mira a attirare gli investimenti stranieri, assicurare la protezione politica del regime e mettere fine alle sanzioni imposte all’Iran per il suo programma nucleare. L’altra corrente si oppone invece alla dipendenza dagli investimenti dei Paesi occidentali e invita all’implementazione dell’“economia della resistenza”, che da un’occasione alle imprese interne per la costruzione di infrastrutture.

I fondamentalisti si sono attivati per organizzare il movimento al fine di praticare una seria concorrenza a Rohani e per riguadagnare prestigio all’interno della società iraniana. Per la prima volta nella storia delle elezioni iraniane hanno invitato le diverse frange politiche e professionali fondamentaliste a un congresso in cui è stata prodotta una carta del “Fronte Popolare delle forze della Rivoluzione Islamica” per l’elezione dei candidati alle elezioni. Il Fronte ha quindi tenuto delle elezioni interne per scegliere cinque candidati tra cui Ebrahim Raisi, una delle personalità vicine alla Guida Suprema.

La sua entrata in scena ha spinto i riformisti a rivedere la loro strategia. Alcuni sostengono che la candidatura di Raisi cambierà le carte in tavola tra i partecipanti e produrrà nuovi risultati a livello della realtà politica iraniana.

Questa polarizzazione ha spinto l’ex-presidente Ahmadinejad a entrare in gara, cosa che gli era stata proibita dalla Guida Suprema e perché no, potrebbe trasformarla in una polarizzazione triangolare.

Mohamed Saleh Sedqiani è un giornalista iraniano.

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