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Caccia francesi all’Egitto: a cosa serviranno?

Di Maxime Bourdie. Al Huffington Post Maghreb (16/02/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Poche ore prima dell’arrivo di Jean-Yves Le Drian al Cairo per la firma del primo contratto di esportazione di aerei Rafale, l’esercito egiziano ha annunciato di aver bombardato obiettivi Daish (ISIS) in Libia. Questi bombardamenti danno già un’idea del perché l’Egitto e la Francia abbiano concluso così rapidamente la vendita di 24 caccia.

Jean-Yves Le Drian ha poi fornito ulteriori elementi per la motivazione: “Il presidente El Sisi sta affrontando la minaccia del fondamentalismo in Sinai e deve lottare contro il fondamentalismo di Daish. La drammatica decapitazione dei cristiani copti assassinati dal gruppo è una ragione in più per possedere elementi di sicurezza”, ha affermato il ministro della Difesa francese.

“Nel contesto attuale, è moto importante che l’Egitto possa agire per [mantenere] la stabilità e la sicurezza”, aveva spiegato da parte sua François Holland. Secondo il presidente francese, la sicurezza interna è necessaria, soprattutto se si considera la zona di confine condivisa da Egitto e Libia e ciò che sta accadendo nel Sinai.

Da più di un anno, l’Egitto ha lanciato una vasta campagna destinata a sradicare l’insurrezione jihadista nel Sinai, penisola che confina con Israele e la Striscia di Gaza. Questa campagna non ha ancora prodotto i suoi frutti, dal momento che da allora si sono susseguiti regolarmente diversi attentati contro le forze dell’ordine dopo la deposizione dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi.

I gruppi jihadisti sostengono di agire in rappresaglia alla repressione dei sostenitori del vecchio presidente eletto. il 29 gennaio scorso, almeno 30 persone, per lo più militari, sono morte in attentati simultanei nel nord del Sinai, tutti rivendicati dal gruppo Ansar Bait al-Maqdis, ramo egiziano di Daish. Il 24 ottobre, un attacco drammatico contro un accampamento militare, rivendicato dallo stesso gruppo, aveva già provocato la morte di 30 soldati.

Allora, le autorità avevano dichiarato lo stato d’emergenza in una zona definita del Sinai settentrionale che andava da Al-Arish fino a Rafah, alla frontiera con la Striscia di Gaza. Inoltre, l’esercito si era anche lanciato nella costruzione di una zona cuscinetto lungo la frontiera con l’enclave palestinese, per evitare l’infiltrazione di armi e di combattenti jihadisiti. Centinaia di famiglie sono state sfollate.

“Il presidente El Sisi ha [inoltre] la necessità strategica di garantire la sicurezza del Canale di Suez, dove transita gran parte del traffico mondiale. Questa è la prima ragione per possedere sia le capacità navali che aeree per garantire tale sicurezza”, ha aggiunto il ministro Jean-Yves Le Drian.

Egitto aeronauticaSecondo i dati forniti dal sito Global Fire Power, l’aeronautica egiziana dispone attualmente di circa 1.100 velivoli, di cui 343 sono caccia, numero che la rende l’ottava potenza mondiale in questo senso. Inoltre, possiede lo stesso numero di caccia della Francia, cosa che la classifica come quinta potenza mondiale in termini di numero di aerei d’attacco al suolo. Una forza spiegata soprattutto dalla vicinanza del Cairo agli Stati Uniti: per anni l’Egitto è dipeso dagli americani, i quali inviavano ogni anno 1,5 miliardi di dollari di aiuti al loro grande alleato arabo. Di questi, circa 1,3 miliardi costituivano l’assistenza militare.

Come spiegato da diversi esperti dopo l’annuncio della firma del contratto, la scelta dell’Egitto di munirsi di Rafale piuttosto che di caccia americani F-16 traduce perfettamente la volontà del Paese di diversificare le sue fonti di armamento e di affrancarsi dalla tutela americana.

Maxime Bourdie è un giornalista francese per Al Huffington Post.

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Roberta Papaleo

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