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Buongiorno Tunisia

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Di Hassouna Mosbahi. Elaph (23/01/2016). Traduzione e sintesi di Antonia Maria Cascone.

Il defunto presidente Habib Bourguiba soleva dire, nella maggior parte dei suoi discorsi, e specialmente negli ultimi, alla fine della sua carriera politica, che la Tunisia non doveva temere dai nemici esterni quanto aveva ragione di temere dai suoi stessi figli! Ho il sospetto che nella saggezza delle sue parole vi fosse una profonda conoscenza della storia del Paese. In Tunisia, sono confluiti popoli, civiltà e culture variegate e diverse tra loro, che talvolta sono entrate in conflitto. E probabilmente lo sapeva anche Gustav Jung, quando affermò di aver sentito l’odore del sangue appena messo piede in terra tunisina, nella prima metà degli anni ’20 del secolo scorso.

Per questa ragione, non appena salì al potere, al raggiungimento dell’indipendenza della Tunisia, nel 1956, Bourguiba prese decisioni e promulgò leggi volte a spegnere la miccia delle faide tra gruppi e tribù che proliferavano nel Paese, causando divisioni e rivalità, e consentendo al colonialismo francese di estendere il proprio dominio. Giustificando anche grazie a questa battaglia le sue politiche oppressive, il leader riuscì a respingere e colpire qualsiasi tentativo mirato a destabilizzare la Patria unica, secondo lui il solo mezzo per perseguire il suo più grande obiettivo: la costituzione di uno Stato Nazionale moderno.

Purtroppo, però, attualmente la Tunisia vive una condizione estremamente pericolosa, che l’ha resa teatro di scontri e sanguinosi conflitti. Alcuni partiti che sostengono il progresso e la difesa della libertà e della democrazia hanno approfittato del caos che ha portato alla caduta del regime di Zine El-Abidine Ben Ali per infiammare gli animi in diverse aree, risvegliando sopite faide tra clan nelle regioni centrali e meridionali del Paese, e diffondendo una cultura primitiva basata sulla vendetta, la rappresaglia e il mutuo odio. Uno dei leader del Movimento Nazionalista, originario del sud della Tunisia, ha messo in secondo piano il suo ideale di un’ unione panaraba dall’Oceano al Golfo, per sostenere la necessità di proibire agli abitanti della regione del Sahel (regione di cui era originario Bourguiba, così come molti dei principali leader nazionalisti) di votare alle elezioni e di partecipare al governo per un periodo di vent’anni!

Inoltre, nel corso dell’anno passato, dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali, l’ex attivista per i diritti umani, Moncef Marzouki, ha lanciato la campagna “Winou el Petrol” (“Dov’è il petrolio?”), illudendo la popolazione del Sud di dormire su vasti pozzi di petrolio, capaci di trasformare la loro regione povera e desertica nel giardino dell’Eden! Molti hanno risposto a questa campagna, scendendo in piazza e bruciando i simboli delle istituzioni statali.

In questo clima, i gruppi terroristici, in agguato nel Paese, hanno trovato terra fertile per l’importazione di una gran quantità di armi dalla vicina Libia. Più di una volta il movimento islamico Ennahda ha tentato di utilizzare la religione per diffondere l’idea di una sorta di scissione tra i tunisini, che li vede divisi in credenti e infedeli, o in islamisti e laici. Proprio all’inizio di quest’anno, poi, esponenti della sinistra, appartenenti al Fronte Popolare (che comprende comunisti, baathisti e nazionalisti) hanno sfruttato il suicidio di un giovane disoccupato di Kasserine (nei pressi del confine con l’Algeria) per spingere il popolo alla rivolta.

Compiacendosi per questi atti criminali, che non porteranno ad altro se non all’ulteriore distruzione del Paese, uno dei leader del già citato Fronte, entrato nel novero dei ricchi della nuova era, ha dichiarato che la Tunisia ha bisogno di vivere una seconda rivoluzione! Si, ha ragione! Nel disinganno della rivoluzione la sua ricchezza aumenta, così potrà danzare felice sulle rovine, ripetendo, incurante del destino altrui: “Io, io, io… e dopo di me il diluvio”.

Hassouna Mosbahi è uno scrittore e giornalista tunisino.

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Roberta Papaleo

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