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Beirut si è suicidata per non gridare il nome di chi l’ha uccisa

di Marwan Harb, Al Modon, (14/08/2020). Traduzione e sintesi di Francesca Martino

Beirut ha riversato le sue abitazioni nelle strade, spogliato la sua gente dei muri, gettandola all’aperto, calpestandone i corpi.

Come una donna che abbia perso il senno esasperata dal traffico caotico delle macchine, soffocata dal tanfo dei rifiuti, la città si è smarrita nelle ombre della notte.

Avevano eretto torri di cemento sui suoi litorali, di quel cemento si erano riempiti i suoi polmoni, avevano disseminato depositi di armi sulla sua terra stretta ogni giorno di più nella morsa della pandemia, aveva perso il suo lustro Beirut, i suoi fratelli l’avevano derisa.

A uccidere Beirut non è stata solo la mafia al potere. La mafia ha sperperato i suoi soldi e le sue ricchezze, ha rubato le sue risorse, ha realizzato i desideri di distruzione dei suoi nemici. A ucciderla sono stati i suoi figli, eleggendo i suoi padri, applaudendoli e obnubilandosi nel difendere la cricca che li tiene per il collo.

Loro hanno venduto la propria dignità ai leader che li hanno ricompensati con posti di lavoro, loro si sono invischiati nella corruzione, spartendosi il bottino. Loro hanno applaudito e osannato armi illegali che hanno profanato lo Stato e le istituzioni governative, sabotato le leggi e dichiarato guerre in suo nome, danneggiando la sua amicizia con gli altri Paesi. Loro hanno appoggiato Michel Aoun e la sua elezione come presidente. Loro hanno sostenuto l’accordo di Meerab, acclamato il patto Hariri-Bassil, spalleggiato il malgoverno di Diab e insultato la rivolta del 17 ottobre aggredendo i giovani.

Questi figli sono le forze di sicurezza che hanno arrestato, torturato e violato i diritti dei suoi studenti. Sono i commercianti che hanno avvelenato le pietanze sulle sue tavole. Sono i proprietari delle banche che hanno speculato sui soldi della gente. Sono i giudici che non hanno applicato la giustizia, vendendola in cambio di onori fallaci. Sono i giornalisti che si sono rimessi alla mercé dei leader, mercanteggiando con loro e ingannando i cittadini.

Beirut sa che tutti se ne lavano le mani, che tutti insabbieranno la verità. E cioè che gli assassini abitano i suoi quartieri, camminano nelle sue strade, vivono nelle sue case.

Beirut si è suicidata. La distruzione frutto del suo suicidio è la verità che non è riuscita ad esprimere.

Beirut si è suicidata per non urlare il nome dei suoi assassini con la stessa potenza del boato che ha fatto esplodere il suo porto.

Marwan Harb è un giornalista libanese, insignito nel 2008 del prestigioso premio giornalistico Samir Kassir

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