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I bambini profughi siriani dipingono i loro sogni rubati

Di Vivian Akiki. Elaph (26/02/2014). Traduzione e sintesi di Lia Brigida Marra.

“Najda Now”, fondazione siriana per il soccorso umanitario e lo sviluppo, ha organizzato una mostra intitolata “Luce contro le tenebre”, che raccoglie 166 dipinti e 15 sculture realizzati dai bambini profughi siriani emigrati nel campo profughi di Chatila. Nata nella cornice del programma di supporto psicologico ai bambini siriani ospiti del campo, questa mostra è frutto di un workshop durato tre mesi che, trasformando ricordi dolorosi in dipinti colorati, ha inteso dare a questi bambini la possibilità di esprimere ciò che hanno dentro, aiutandoli a sanare le ferite invisibili inferte loro dalla guerra e dall’esilio, a riacquisire un senso di sicurezza nonché a far conoscere al mondo le loro storie e i loro sogni e desideri.

Intervistato da Elaph, Abdel Aziz al-Aidy, direttore generale di “Najda Now”, ha dichiarato: “Attraverso questa mostra, abbiamo voluto svelare l’altra faccia dei bambini siriani, il volto della vita, dimostrando quanto essi siano capaci di essere creativi malgrado tutto quello che hanno subito”. I loro dipinti, ha spiegato il dott. al-Aidy, inizialmente ritraevano aerei da guerra, carri armati e morti ed erano realizzati per lo più con il rosso e il nero, a riprova di quanto gli eventi tragici di cui sono stati testimoni fossero ancora ben impressi nelle coscienze di questi bambini. Col tempo, grazie al programma di supporto psicologico, il loro stato emotivo è migliorato: hanno cominciato a ritrarre la natura, la famiglia e i loro giochi in dipinti colorati e più vivaci.

Ogni dipinto ha una sua storia. Mohammad (8 anni) ha ritratto un aereo che bombarda una casa, mentre il capofamiglia cerca di salvare i propri figli: “Tutto questo l’ho visto con i miei occhi”, spiega Mohammad, “la nostra città è stata bombardata; i miei amici sono rimasti lì. Mi mancano la mia casa, la mia stanza, le mie cose. Voglio tornare in Siria”.

Faysal (10 anni) ha dipinto gli alberi, una bella casa, un sole splendente e degli uccelli: “Ho ritratto la natura perché è questo che voglio per la Siria: voglio vedere la mia casa, il sole, gli uccelli e il cielo sgombro di aerei da combattimento. La cosa che mi manca di più è visitare la tomba di mio zio, portato via dalla guerra”.

Quanto a Nur (10 anni) dice di aver dipinto carri armati e aerei da combattimento perché il mondo sappia cosa sta accadendo e perché la guerra cessi. “Non voglio vedere i morti nelle strade o i ragazzi massacrati”, spiega Nur, “voglio che la guerra finisca. Voglio tornare in Siria, perché il popolo non vive se non nella propria patria e la gente non è felice se non nelle proprie case e nei propri quartieri”.

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Giusy Regina

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