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Bahrein: si moltiplicano gli appelli per la liberazione di Ali Salman

Al HuffingtonPost Maghreb (29/12/2014). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Avvenuto la scorsa domenica, l’arresto dello sheikh Ali Salman, segretario generale del movimento al-Wefaq, è stato definito da parte del movimento e di altri quattro gruppi di opposizione, come una  vera e propria “escalation” che minaccia la “stabilità sociale” e  la “pace civile”, così come si legge in un comunicato comune.

Lo sheikh Ali Salman è stato interrogato per aver “violato la legge, avendo incitato all’odio e alla violenza”, ha riferito il ministro dell’Informazione Isa Abdulrahman al-Hammadi in un’intervista. Il ministro ha poi dichiarato che lo sheikh “non è stato ancora accusato”, aggiungendo anche che il leader dell’opposizione è stato semplicemente interrogato a proposito dell’avere incitato ad un “cambiamento politico attraverso l’utilizzo di mezzi illegali”.

Le organizzazioni locali e regionali per la difesa dei diritti umani hanno chiesto la “liberazione immediata e senza condizioni” dello sheikh Salman, detenuto per aver semplicemente esercitato il suo “diritto alla libertà di espressione”. In un’altra dichiarazione, denunciando la pratica di arresti “arbitrari”, anche il movimento sciita libanese Hezbollah ha chiesto il rilascio dello sheikh.

Lo scorso lunedì, decine di religiosi sciiti hanno protestato in una moschea sventolando ritratti del leader dell’opposizione che, dopo aver sostenuto domenica un interrogatorio di quasi 10 ore, non è stato però rilasciato.

Alleato degli Stati Uniti e la sede della quinta flotta americana, il Bahrein (1,3 milioni di abitanti) è  stato scosso, nel febbraio 2011, da un movimento di protesta guidato dalla maggioranza sciita che reclamava una monarchia costituzionale. La dinastia sunnita degli al-Khalifa, ha finora represso con pugno di ferro tutte le manifestazioni violente. Il dialogo nazionale, che ha avuto inizio nel luglio 2011 e al quale ha potuto partecipare anche il movimento al-Wefaq, non ha infatti prodotto alcun risultato tangibile ad oggi. Le elezioni legislative che si sono svolte a novembre, sono, per questo, state boicottate dall’opposizione.

Lo scorso venerdì, dopo aver tenuto il suo congresso generale, al-Wefaq avendo rinnovato la nomina dello sheikh Salman come segretario generale, ha poi organizzato il convogliamento di migliaia di sciiti nei pressi della città di Manama, per chiedere la caduta del governo e del parlamento, definiti entrambi come “illegittimi”.

Secondo l’avvocato Abdullah al-Chamlane [difensore dello sheikh Salman] che ha riferito di  non essere stato autorizzato ad assisterlo, Salman sarebbe stato accusato di “incitamento all’odio contro il regime affinché sia rovesciato con la forza”, di aver “insultato la magistratura e il ramo esecutivo” e di “incitamento settario, diffusione di notizie false” nonché di “partecipazione a eventi pregiudizievoli per l’economia”. Nabeel Rajab, responsabile del Centro per i diritti umani del Bahrein, ha reagito all’arresto dell’oppositore, sostenendo che “il silenzio della comunità internazionale ha contribuito all’inasprimento repressivo da parte delle autorità”.

Trovandosi faccia a faccia a continue contestazioni, il Bahrein ha così aumentato e rafforzato le sanzioni per i responsabili di violenze, introducendo perfino la pena di morte o l’ergastolo in caso di verificatesi morti o lesioni nel corso delle manifestazioni di protesta.

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Roberta Papaleo

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