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Baghdadi vivo o morto: ha importanza?

Di Ibrahim al-Marashi. Al Jazeera (12/11/2014). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Le notizie contrastanti emerse nel fine settimana sul ferimento di Abu Bakr al-Baghdadi, leader di Daish (conosciuto in occidente come ISIS), e sulla sua sorte hanno dato vita ad una domanda pressante: lo “Stato Islamico” potrebbe sopravvivere all’eventuale morte del suo califfo?

Daish darà prova di essere tenace e il perché ha a che fare con il suo annuncio di uno “Stato Islamico” nell’estate del 2014. Cambiare nome in Stato Islamico non è stata una pura manovra linguistica. La dichiarazione dello Stato Islamico voleva provare che Daish aveva realizzato ciò in cui al-Qaeda aveva fallito. Daish, da gruppo terroristico guidato da un leader carismatico, era diventato un gruppo terroristico che amministrava un territorio.

Il carisma di Baghdadi è stato canalizzato, quindi, in una struttura statale che controlla il territorio. La sua futura morte non avrà probabilmente un impatto sulla successione del califfato. D’altronde, anche quando mancava un apparato statale, l’organizzazione terroristica progenitrice dello Stato Islamico ha dimostrato di poter affrontare la morte del suo leader ed assicurare una successione relativamente stabile.

Al-Qaeda in Iraq, gruppo che ha giocato un ruolo centrale nella creazione di Daish, è sopravvissuta dopo la morte del suo fondatore Abu Musab al-Zarqawi, ucciso nel 2006. Zarqawi venne sostituito da Abu Umar al-Baghdadi che nell’aprile del 2010 venne ucciso in un attacco militare. Abu Bakr al-Baghdadi è stato il suo successore, dimostrando che il gruppo, nel corso della sua storia, ha saputo assicurare la transizione della leadership in modo agevole.

L’uccisione mirata di Baghdadi non significherebbe la fine dello “Stato Islamico” e nemmeno la sua sconfitta. La sua morte lo farebbe entrare nel pantheon dei martiri, insieme con Zarqawi. Tuttavia, la possibilità di questo scenario fa sorgere un’altra domanda: chi potrebbe essere il successore di al-Baghdadi e assicurare questa transizione?

La struttura di comando dello Stato Islamico indica un’alta preponderanza di iracheni in posizioni di leadership, tra cui veterani dell’esercito iracheno durante il regime baathista. La leadership irachena di Daish ha anche una funzione di colpo di Stato silenzioso della vecchia guardia del governo di Saddam Hussein. La morte di Baghdadi potrebbe essere, quindi, una sconfitta simbolica per lo “Stato Islamico”, ma una vittoria tangibile per gli ex ufficiali dell’esercito iracheno.

Ibrahim Al-Marashi è assistente al dipartimento di Storia della California State University, San Marcos. È coautore di “Iraq’s Armed Forces: An Analytical History.”

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Roberta Papaleo

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