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Autorità Palestinese: basta alla farsa della “cooperazione securitaria” con Israele

Di Diana Buttu. Gulf News (07/07/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Agli inizi di questa settimana, il corpo senza vita del sedicenne Mohammad Abu Khdeir è stato rinvenuto nella Gerusalemme occupata. L’uccisione del giovane palestinese è avvenuta dopo tre settimane di furia israeliana in Cisgiordania, presumibilmente nel tentativo di ritrovare i tre coloni rapiti in una zona della Cisgiordania interamente controllata da Israele e in seguito stati trovati morti.

Senza alcuna prova, Israele ha accusato Hamas del loro omicidio e, sebbene il movimento abbia negato il suo coinvolgimento, ha fatto saltare in aria la casa di uno dei sospettati e chiesto lo smantellamento del governo di unità nazionale palestinese.

Mascherando le sue richieste con il rifiuto di cooperare con Hamas, per lungo tempo Israele ha addotto la mancanza di unità sul fronte palestinese, ma in realtà ne ha approfittato. Mettere i palestinesi gli uni contro gli altri ha distolto l’attenzione dalla negazione della libertà a questo popolo, dall’occupazione militare e dalla continua colonizzazione della Palestina, riformulando azioni militari illegali e brutali come risposte dovute ad atti di violenza.

Purtroppo, un’Autorità Palestinese debole ed accondiscendente ha aiutato Israele in questa riformulazione. Per più di vent’anni, in nome del “processo di pace”, i palestinesi hanno soddisfatto le richieste israeliane in materia di “cooperazione securitaria”, in base alla quale i palestinesi impegnati nella resistenza all’occupazione subiscono repressioni ed arresti. In realtà, così facendo, il movimento di liberazione palestinese si è trasformato in una forza che garantisce sicurezza al suo oppressore. La “cooperazione securitaria”, inoltre, ha fornito ad Israele la calma necessaria per l’espansione degli insediamenti senza timore di resistenza.

Dal momento che Abu Khdeir è stato ucciso in un’area sotto il controllo di Israele, la domanda sorge spontanea: chi protegge i palestinesi, indifesi, privi di uno Stato e di un esercito? Sebbene per il diritto internazionale dovrebbe essere Israele a farlo, la realtà è ben diversa. Le violenze perpetrate dai coloni  e dai soldati israeliani sono largamente impunite, in quanto nella maggior parte dei casi le autorità non aprono indagini sui crimini commessi contro palestinesi e molto raramente si giunge ad uno stato d’accusa. Le sentenze poi, laddove esistenti, sono molto leggere.

Alla luce di questa dura situazione, è ora che l’AP dica basta alla farsa della “cooperazione securitaria” in nome di un processo di pace inesistente. Piuttosto, è ora che l’AP chieda, con voce unita, che i palestinesi siano protetti da Israele, dal suo esercito e dai suoi coloni. Basta capitolare alle richieste israeliane. È ora di lavorare in maniera unita per mettere i palestinesi, e la loro sicurezza, al primo posto.

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Cristina Gulfi

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