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Attivisti libanesi postano su Facebook i loro “no” al razzismo contro i siriani

Al-Hayat (30/03/2014). Traduzione e sintesi di Lia Brigida Marra.

“A ogni vile siriano, vattene!”: questa la frase, scritta su un muro di Beirut, che un attivista, allarmato, ha deciso di cancellare e modificare, sostituendola con le parole “A ogni vile razzista, vattene!” perché si facessero portavoce della sua identità libanese.

Il 21 marzo scorso, la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale, alcuni attivisti libanesi hanno lanciato sui social network una campagna a sostegno dei profughi siriani con l’hashtag #la_lilunsuriyya (No al razzismo). Tale campagna, come suggerisce la relativa pagina Facebook, dal nome “Campagna a sostegno dei siriani contro il razzismo”, “intende dire no a ogni tentativo di restrizione e violenza contro i siriani, nonché ai discorsi politici razzisti e a ogni annesso incitamento mediatico”.

Sinora, circa 79 persone hanno preso parte alla campagna postando sulla pagina Facebook, che ha ormai superato i 10.370 follower, delle foto che li ritraggono mentre stringono tra le mani dei fogli con su scritti i propri messaggi indirizzati ai razzisti o ai profughi siriani. “C’era una volta un siriano: ha sollevato la mia testa e anche la tua”, scrive Salam Kubul. “Il 90% delle nostre case le hanno costruite i siriani! Sii razzista fino in fondo: lascia la tua casa”, scrive invece Ghassan Saleh. “Una volta, un cittadino di Homs si è ribellato in nome della propria dignità prima di te”, scrive infine Omar Kubul.

L’attivista Luna Safwan, intervistata da al-Hayat, si è detta contenta di aver partecipato a questa campagna, che le ha consentito di veicolare a libanesi e siriani il proprio punto di vista sulla questione dei profughi siriani. “A differenza di ministri e deputati, noi non abbiamo un pulpito; questa campagna può essere il nostro pulpito”, ha sottolineato infatti la Safwan, aggiungendo che “qualora i discorsi razzisti si inasprissero, occorrerà scendere in strada e far pressione affinché i profughi siriani ricevano il rispetto loro dovuto”.

L’attivista Salem Kubul ha, invece, dichiarato che il motivo principale per cui ha preso parte alla campagna contro il razzismo esercitato dal mondo politico e civile nei confronti dei profughi siriani è stata la volontà di opporsi ad alcuni mass media che fanno proprio il discorso razzista, contribuendo a diffonderlo: “È vergognoso che un certo gruppo sociale venga fatto oggetto di discriminazione e razzismo”, ha evidenziato Salem Kubul. L’attivista ha, inoltre, ricordato che la campagna #la_lilunsuriyya non è virtuale: “Dinanzi al prosieguo del discorso razzista, potrebbe verificarsi un’escalation. Scendere in piazza è, naturalmente, una scelta possibile, sebbene non rappresenti l’opzione prioritaria”.

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Roberta Papaleo

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