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Attivista Greenpeace olandese di origine marocchina arrestata in Russia

Zoom 24 ott GreenpeaceHespress (22/10/13). Traduzione di Maryem Zayr.

L’attivista olandese di origine marocchina Fayza Oulehassen è stata fermata pochi giorni fa insieme ad altri 30 attivisti appartenenti all’organizzazione ambientalista Greenpeace con l’accusa di spionaggio e di violazione della legge russa. Nell’udienza del tribunale, gli attivisti sono stati accusati di essersi introdotti in un area riservata a degli scavi per l’estrazione degli idrocarburi e di aver interrotto le operazioni di ricerca ostacolando le autorità. Diversi partiti politici olandesi ed organizzazioni ambientali e per i diritti umani, originari di vari paesi, hanno richiesto il rilascio degli attivisti di Greenpeace.

Fayza Olhassan, 26 anni, vive ad Amsterdam dove ha studiato scienze politiche specializzandosi in relazioni internazionali. Nel 2011 si è unita all’organizzazione Greenpeace lavorando attivamente nel settore dell’ambiente e dei diritti umani. Fayza è considerata la più giovane attivista in questo campo ed è stata proprio lei a condurre la campagna contro la ricerca di idrocarburi, considerati una minaccia per l’ambiente.

Gli attivisti, provenienti da 18 paesi, si trovavano a bordo della nave olandese Arctic Sfras prima di venire arrestati dalla guardia costiera russa. Il tribunale li ha condannati a 2 mesi di reclusione in attesa della conclusione delle indagini. Le autorità russe, inoltre, hanno convocato l’ambasciatore olandese a Mosca per indagare sull’accaduto. Rispondendo alle accuse, la difesa ha sottolineato che gli attivisti protestavano pacificamente per fermare le operazioni di scavo per la ricerca di idrocarburi, descrivendoli come nocivi per l’equilibrio dell’ambiente.

Dal carcere di Murmansk in Russia, Fayza ha scritto una lettera di 5 pagine, descrivendo le condizioni della sua detenzione e quella dei suoi compagni in cella: “Non ho idea di come andrà a finire questa storia e quanto tempo ci vorrà ancora. Le ambiguità e l’assenza di risposte mi fanno delirare. Dormiamo stesi in terra su tavole di legno, combattendo il freddo ed il buio che pervadono la cella. Non vedo mai la luce”.

In un articolo pubblicato dal Courrier International, vengono descritte le condizioni dei detenuti nel carcere di Murmansk, sollevando diverse questioni: Di cosa hanno bisogno i detenuti nelle celle russe? Vestiti caldi? Libri? Medicine? Cosa può rendere loro semplice la permanenza? Forse hanno bisogno semplicemente di libertà?

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Roberta Papaleo

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