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Siria Zoom

Assad sfida l’opposizione

Di Louay Hussein. Al-Hayat (15/04/2016). Traduzione e sintesi di Maddalena Goi.

Qualunque sia la nostra posizione su Bashar al-Assad e sul suo ruolo nella crisi siriana, è necessario leggere la sua intervista fatta con le agenzie russe Ria Novosti e Sputnik qualche giorno fa. Durante questo incontro, Assad ha presentato i notevoli progressi fatti dal governo e dall’opposizione, ma le sue risposte contraddicono ciò che invece è stato dichiarato dal ministro degli Esteri siriano Walid Muallem qualche settimana prima. Sulla scia di queste dichiarazioni – Muallem aveva riferito che la permanenza di Assad al potere non è un tema negoziabile neanche attorno a un tavolo di trattative -la Russia ha ormai ritirato la maggior parte delle sue forze dalla Siria.

Assad ora deve scegliere se accettare ciò che hanno tracciato Putin e i suoi leader, in accordo con gli americani, oppure affrontare il suo destino da solo. L’approvazione, da parte del presidente siriano, delle elezioni presidenziali anticipate con la partecipazione dell’opposizione nel processo di transizione, sembrano essere una risposta chiara alle richieste di Putin. Ciò rappresenterebbe, in questa fase delicata, l’accettazione del ruolo russo a tutela del regime di Damasco. Ma questi discorsi contraddicono quello che ha poi riferito riguardo il suo mandato costituzionale che non può essere compromesso prima della sua scadenza, prevista nel 2021.

Nell’intervista, Assad tocca punti importanti contenuti nella dichiarazione di Vienna e nelle risoluzioni 2254 e 2268 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, tutti punti concordati con Mosca e Washington. Fra questi: il processo di transizione, la nuova Costituzione nella prossima estate, un governo di transizione che coinvolga anche l’opposizione, elezioni presidenziali anticipate e la cessazione delle ostilità.

Tuttavia, rispetto quanto dichiarato dal presidente, è possibile che l’opposizione non sia disposta ad accettare Assad o qualsiasi altro elemento del governo nel processo di transizione. Questi colloqui per porre fine alla crisi siriana non sono una questione di compromessi, ma si presentano come il tentativo di instaurare le premesse per trattative future e fare una valutazione di ciò che ci si aspetta da questa terza (o seconda) sessione di negoziati a Ginevra. La Russia ritiene che al momento si è entrati in una fase di sviluppo e di sorpasso dello stadio di conflitto, ma gli Stati schierati con l’opposizione non condividono questa visione.

Secondo i media, la struttura dell’opposizione  è molto fragile e ci si renderà conto che dopo cinque anni di conflitto si è giunti a un momento di merito politico in cui c’è bisogno di riunire tutti gli sforzi verso la nascita di un’opposizione sana e controbilanciata che sia in grado di costituire un’alternativa al regime o un partner influente.

Di fronte a questo scenario che aspira a una Siria migliore di quella di cinque anni fa, ci si augura che gli intellettuali siriani o arabi, soprattutto libanesi, ci facciano uscire da questa situazione. Si dice che la rivoluzione che vogliamo è una rivoluzione della struttura politica, è una rivoluzione culturale ed economica, dei valori e della conoscenza. La Siria ha perso molto, ma la cosa più importante che è stata persa è la sovranità del suo popolo “sugli affari locali e gli spazi pubblici”.

Louay Hussein è uno scrittore e attivista siriano.

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