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Assad a Mosca: tutte le opzioni sul tavolo

Di Anthony Samrani. L’Orienta Le Jour (22/10/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Il loro ultimo incontro risale al 2006. Fino allo scorso martedì, si erano visti solo due volte da quando sono al potere. Come dire che questi due uomini non si conoscono molto bene. Eppure oggi sono più legati che mai. O almeno uno, Vladimir Putin, ha in mano una buona fetta del destino dell’altro, Bashar al-Assad.

Per la prima volta dal 2011, il presidente siriano si è mosso all’estero. Convocato dal Cremlino, Assad si è recato a Mosca in grande segreto, sorvolando probabilmente l’Iraq, l’Iran e il Mar Caspio per evitare la Turchia. Oltre all’intesa perfetta dei loro discorsi sulla lotta al terrorismo, è stato soprattutto il momento e le motivazioni di questo incontro che fa riflettere. Perché, adesso, tre settimane dopo l’inizio della campagna aerea russa in Siria, e qual è il significato?

Al di là del simbolismo, la visita espressa del presidente siriano, seguito il giorno dopo dal presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, conferma che l’intervento russo ha di fatto cambiato il gioco diplomatico: Mosco ha deciso di passare all’azione. Poche ore dopo la visita di Assad, Putin si è messo in contatto con i principali leader della regione, tra cui il re saudita Salman bin Abdulaziz e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, oppositori del regime siriano. Allo stesso tempo, uno dei consiglieri speciali, Mikhail Bogdanov, ha ricevuto a Mosca alcuni rappresentanti dei curdi siriani. Inoltre, è stata annunciata per venerdì una riunione quadripartita tra i ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia. Né gli europei, specialmente i francesi, né gli iraniani sembrano essere stati invitati a queste discussioni mirate a tracciare una road map per un’eventuale transizione politica.

I quattro protagonisti possono trovare un punto d’incontro sul futuro del presidente siriano? È tutta qui la questione. I turchi e i sauditi hanno addolcito le loro posizioni dicendo che Assad potrebbe fare parte, per breve tempo, di un periodo di transizione. In cambio si aspettano che la Russia garantisca che il presidente siriano venga veramente fatto fuori allo scadere di questo periodo. I sauditi, probabilmente, cercheranno anche di dimostrare ce gli iraniani non giocano un ruolo importante nel futuro della Siria. I russi sono pronti, e soprattutto capaci, di offrire tali garanzie?

La visita di Assad a Mosca può essere interpretata in tre modi diversi: o la Russia ha voluto ricordare al mondo che il presidente siriano è il suo uomo e che non lo lascerà; o ha voluto dimostrare che il destino del presidente siriano dipende ormai dalla sua volontà (come fosse una marionetta insomma); oppure Assad non è stato convocato dal Cremlino, ma ha invece chiesto di essere ricevuto. Perché? Non certo per ringraziare il suo socio: avrebbe potuto telefonare. E se Assad fosse venuto a reclamare qualcosa?

Tutte le opzioni sono ormai sul tavolo. Lo scenario più auspicabile presuppone che le forze in campo arrivino a un accordo  per un governo di transizione, che includa una parte dell’opposizione e che fissi una scadenza per le dimissioni di Assad. Ma per ora questo scenario assomiglia più a una chimera.

Se la Russia non ha permesso al regime siriano e ai suoi alleati di fare dei veri progressi, l’intervento militare ha esacerbato le tensioni tra tutti gli attori del gioco, che siano direttamente presenti nell’arena o meno. I ribelli siriani hanno ricevuto altre armi, probabilmente dall’Arabia Saudita. Ogni parte vuole ottimizzare le sue opzioni prima di iniziare dei negoziati seri, ma questa escalation rimette in questione il principio stesso di questi negoziati.

I contatti tra Mosca e Riyad, nonostante tutto, lasciano presagire un debole speranza di uscire dalla crisi. Ma la sempre crescente tensione delle relazioni tra l’Iran e l’Arabia Saudita riducono a zero queste speranze. Anzi, fanno presagire il peggio.

Anthony Samrani è un giornalista libanese specializzato in relazioni internazionali.

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Roberta Papaleo

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