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Arrivederci, Amal Kenawy…

(Egypt Independent 23/08/2012) – Traduzione di Claudia Avolio.

 

Nella scena dell’arte contemporanea egiziana ci sono alcuni lavori che lasciano gli astanti – e non importa quale sia il loro background o gusto – in pura ammirazione. O almeno, il corpus di opere dell’artista egiziana Amal Kenawy, ha quasi sempre suscitato questo. L’artista, pluripremiata nel corso della sua vita, è scomparsa domenica 19 agosto alla giovane età di 38 anni. Era affetta da leucemia. Non era solo un’artista, era anche un’artigiana nel vero senso della parola. Si è sempre mossa con agilità entro uno spettro di mezzi espressivi: dal disegno e la pittura alla scultura, il visual e le performance. I suoi diversi approcci le sono stati congeniali per via della sua formazione interdisciplinare, suddivisa tra abiti d’epoca, animazione e decorazione all’Istituto del Cinema, ed in seguito presso il dipartimento di Pittura alla facoltà di Belle Arti. Dentro di sé veniva sempre attratta verso la sperimentazione.

 

L’anno del suo debutto è stato il 2002. La sua installazione “La Stanza”, in cui Amal aveva cucito delle perline su un cuore pulsante, venne presentata a un festival culturale di Minya, così come alla Townhouse del Cairo. La giovane notò che la sua opera venne accolta con molto più calore a Minya piuttosto che nella capitale egiziana, coi visitatori che le si avvicinarono per chiederle del suo lavoro. Quella fu la prima mostra personale di Amal, dopo una gavetta durata dieci anni accanto al fratello maggiore nonché suo mentore Abdel Ghany. Nel 2005 fu la volta de “La Foresta Artificiale Porpora”, presentata alla Galleria Falaky dell’Università Americana del Cairo. L’opera stregò i visitatori per la sua intensità emotiva, ma anche per come l’artista espose l’intero processo creativo dalle prime bozze e note sino alle sculture delle creature porpora che apparivano nell’animazione. Uno poteva camminare attraverso l’installazione e veniva catturato dalla colonna sonora, composta dalla stessa Amal, e le immagini. Anche chi non sia entusiasta dell’artista, si ritrova a dover riconoscere l’intensità delle sue opere e l’effetto che questa ha sui suoi spettatori.

 

Amal Kenawy ha sempre cercato di mettere alla prova i visitatori e la società in senso più ampio, così come di ampliare i confini della scena artistica locale ed uscire dall’esclusività delle gallerie più in voga. Per la 12a Biennale del Cairo, in cui è stata premiata, Amal ha esposto un’opera molto contestata dal titolo “Silenzio Della Pecora”. Nel dicembre 2009, aveva orchestrato una piccola performance in Champollion Street, in cui guidava un gruppo di artisti e lavoratori facendoli camminare a quattro zampe per la via, con lei alla testa della mandria come se fosse un pastore. Chi passava di lì ne fu infuriato, sostenendo che Amal stava umiliando i poveri lavoratori. Ma l’opera trovò un respiro nuovo quando il suo video venne mostrato al Palazzo delle Arti, insieme a immagini di suo figlio e di un uomo che cercava disperatamente di sfuggire a una sedia a rotelle. Il tutto esposto in una specie di caldo focolare, completato da luci natalizie e cibo fatto in casa, che Amal stessa servì ai visitatori la sera dell’inaugurazione.

 

Amal ha continuato a ricevere numerosi premi prendendo parte a mostre tenute in tutto il mondo. Ma una caratteristica chiave della sua opera è sempre stata quella di rinnovarsi, anche a costo di isolarsi dai più. Si è volutamente scostata dai suoi primi lavori cercando nuove forme di sperimentazione. Alla Biennale di Sharjah del 2007, l’artista ha esposto la sua opera poi premiata dal titolo “Conversazione Non-Stop”. Aveva cucito con cura una trapunta rosa intorno a un edificio abbandonato ai bordi di un’area dall’antico retaggio, mentre una melodia toccante e meccanica risuonava sullo sfondo. All’inizio del 2011 è stata poi la volta de “Il Mio Signore Sta Mangiando La Sua Coda”, esposta alla 17a Biennale di Sidney. L’installazione video esaminava le condizioni del ristagno sociale provocate da una cattiva comunicazione, e lo faceva attraverso una performance in cui una narrazione veniva tradotta in pura espressione fisica. Ciò che questa artista ci ha lasciato con la sua arte è inestimabile, e il suo approccio è d’ispirazione per molti. Amal Kenawy ci mancherà…

Claudia Avolio

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