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Aria di guerra civile in Iraq

Elaph (06/05/2012). Traduzione di Cristina Gulfi
Si complica sempre più la crisi politica irachena a causa del primo ministro Nuri al-Maliki. Come se non bastasse, il leader iracheno sta cercando di coinvolgere anche altri Paesi nella sua lotta contro il governo regionale del Kurdistan, tra cui Stati Uniti d’America, Turchia e Iran.Innegabili sono le mire dittatoriali di al-Maliki, specie da quando, dopo aver battuto il rivale Ayad Allawi, ha assunto il controllo di quello stato smarrito che era il nuovo Iraq, dall’apparato di intelligence e di sicurezza all’esercito, fino alle istituzioni finanziarie. Per non parlare del petrolio, che usa come arma per il profitto e per punire chi come la compagnia petrolifera ExxonMobil lavora con il governo regionale del Kurdistan, privandola del contratto con l’Iraq. In questo momento, l’industria petrolifera ha urgente bisogno delle grandi compagnie per avviare progetti di ammodernamento e di diversificazione delle risorse naturali, dato che il petrolio scarseggia. Inoltre, l’economia irachena non può fare affidamento su nessun altro settore, agricolo, industriale o turistico che sia.Nonostante la situazione critica, al-Maliki si ostina a mandare il Paese ancora più in rovina scatenando contro il popolo curdo un vero e proprio conflitto, non diverso da quella portato avanti dal regime di Saddam Hussein. Per il momento assistiamo ad una guerra mediatica, con tanto di componimenti poetici contro i curdi.Sembra che il premier iracheno stia aspettando la consegna dagli USA di caccia F-16 con cui bombardare i curdi, proprio come fece Saddam. Lo stesso leader curdo Masoud Barzani si è detto timoroso per l’attuale condotta dell’Iraq. Inoltre, così come Saddam impose il blocco economico per fare pressione sulla leadership curda, allo stesso modo al-Maliki non intende assegnare al Kurdistan il budget che gli spetta, somma con cui viene pagato il 70% degli stipendi pubblici di questa regione.La crisi attuale non riguarda solo il Kurdistan ma è anche indice delle mire dittatoriali di al-Maliki, a cui si oppongono non solo i curdi ma anche i sunniti. Al-Maliki ha due opzioni davanti a sé: proseguire per questa strada, ed è quindi probabile che il suo regime cadrà come ne sono già caduti altri a causa della primavera araba, oppure ritornare sui suoi passi ed accettare il coinvolgimento di tutte le forze di governo, in modo che l’Iraq sia davvero quel Paese per cui gli iracheni si sono già sacrificati sull’altare dei regimi dittatoriali.


Giusy Regina

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