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Arabia Saudita: dov’è Ali al-Nimr, il giovane condannato a morte?

Di Cécile Auguste. Metro News (02/10/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

I parenti di Ali Mohammad al-Nimr si aspettavano che venisse giustiziato – e poi appeso a una croce ed esposto in pubblico – lo scorso 24 settembre, giorno dell’Eid al-Adha. Ma le autorità saudite sembrano temporeggiare, specialmente perché Riyad vuole evitare di provocare uno scandalo troppo rumoroso. Per non parlare del fatto che il regno è stato da poco nominato alla testa del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite.

Per il momento, la sorte del giovane saudita, condannato a morte per aver partecipato a delle manifestazioni contro il regime nel 2012, è appesa alla firma dell’ordine di esecuzione del re Salman. La famiglia del ragazzo ha implorato il monarca affinché non firmi l’ordine.

Ali ha potuto ricevere una visita dai suoi parenti lo scorso 25 settembre. Ha dichiarato di voler “essere solo liberato” e ha aggiunto: “Ho fede e vivo nella speranza. Se le cose cambiano, ringrazierà Dio; se no, avrò vissuto felice con la mia speranza£. Suo padre, ad ogni modo, non intende affatto arrendersi: “Da parte mia, non me ne starò in silenzio. Parlerò con franchezza, trasparenza e obiettività per difendere mio figlio”, ha promesso. Secondo lui, la mobilitazione internazionale in favore di Ali potrebbe infine piegare il regime di Riyad.

In questi ultimi giorni, i leader del mondo interno hanno chiesto al regno saudita di non giustiziare il giovane Ali. Il presidente francese François Hollande e il suo primo ministro Manuel Valls hanno fatto appello alla monarchia di Riyad affinché “rinunci” a questa esecuzione. Sui social network, continua la mobilitazione a favore di Ali, con l’hashtag #FreeNimr. Diverse organizzazioni internazionali hanno lanciato campagne per salvare il ragazzo dalla condanna a morte. Una petizione del sito Avaaz ha raccolto più di un milione di firme in meno di 24 ore. L’appello lanciato ai leader dei Paesi alleati all’Arabia Saudita ha registrato più di 200.000 condivisioni su Facebook.

Numerose anche gli appelli delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Da parte sua, Amnesty International ha interpellato il monarca in persona: “Il re dell’Arabia Saudita deve rifiutarsi di ratificare la condanna a morte di Ali Mohammed al-Nimr”, ha dichiarato l’ONG in un comunicato del 29 settembre. Nella sua petizione, Amnesty insiste sul fatto che il giovane saudita è stato condannato a morte sulla base di confessioni ottenute sotto tortura.

Cécile Auguste è una giornalista francese free-lance.

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Roberta Papaleo

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