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Arabia Saudita: Daish rivendica gli attacchi alle moschee sciite

Di David D. Kirpatrick. The New York Times (22/05/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

L’attacco suicida che ha colpito una moschea sciita nella regione orientale dell’Arabia Saudita è stato rivendicato dai militanti di Daesh (ISIS) e, di fatto, è il primo nel suo genere compiuto sul territorio della monarchia. In modo specifico, il gruppo ha attribuito l’attacco a una nuova unità, la provincia di Najd, così chiamata per far riferimento alla regione centrale dell’Arabia Saudita che circonda Riyad.

Ciononostante, non è ancora chiaro se l’attacco sia stato pianificato dai principali esponenti di Daesh, se sia stato intrapreso in maniera indipendente da un simpatizzante saudita, oppure se sia stata una mera rivendicazione opportunistica.

In caso è importante sottolineare che quest’evento è il segno che l’intervento dell’Arabia Saudita in Yemen possa portare a delle ripercussioni all’interno della monarchia. I membri della minoranza sciita (circa il 15% della popolazione) si lamentano da sempre degli insulti e delle discriminazioni che subiscono dalla popolazione e dal clero sunnita. Tuttavia, non bisogna scordare che durante i due mesi di attacchi aerei contro gli Houthi, gli imam delle moschee sunnite e i commentatori sauditi delle notizie hanno spesso raccolto il consenso, accusando gli sciiti di essere dei pericolosi infedeli.

I notiziari sauditi, infatti, hanno ritratto gli Houthi come braccio dell’Iran, il rivale regionale dell’Arabia Saudita, e hanno dipinto la campagna in Yemen come vitale contro una possibile invasione iraniana. Allo stesso tempo, però, la partecipazione dell’Arabia Saudita agli attacchi americani contro gli estremisti sunniti di Daesh ha alimentato la paura di possibili contraccolpi sul proprio territorio.

Oltre a ciò, la regione orientale è sempre stata una zona sensibile. Non soltanto, con l’inizio della Primavera Araba, la popolazione di questa regione ha iniziato a chiedere riforme democratiche, anche attraverso sporadiche manifestazioni guidate dalla minoranza sciita, ma recentemente è scoppiata anche una certa tensione settaria. Sei mesi fa, alla conclusione dell’Ashura, una festa sciita, sono rimaste uccise sei persone nel villaggio sciita di Dawla.

Per concludere, mentre il Gran Muftì dell’Arabia Saudita ha definito all’attacco “doloroso” e “criminale”, sui social media sauditi ha iniziato a circolare la voce che dietro l’attacco ci sia l’Iran, pronto a impaurire la comunità sciita per creare un conflitto interno coi sunniti. Secondo Frederic Wehrey, un analista del Carnagie Endowment for International Peace, le tensioni potrebbero proseguire anche dopo la campagna in Yemen: “Non è più possibile contenere il settarismo una volta rilasciato, poiché affligge le persone ogni giorno”.

David D. Kirpatrick è corrispondente dal Medio Oriente per The New York Times .

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Roberta Papaleo

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