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Arabia Saudita: cambia il re, ma non la politica

Arabia Saudita re Salman

Di Hadda Hazem. Al-Fadjr (24/01/2015). Traduzione e sintesi di Carlo Boccaccino.

Che il re sia morto o vivo non cambia niente all’interno del Regno Saudita. Al contrario di quanto ci si sarebbe aspettato, a causa del susseguirsi di notizie che paventavano una crisi di governo in Arabia Saudita in caso di morte del re Abdullah, nel totale silenzio il potere è passato a Salman Bin Abdel-Aziz al-Saud, senza alcuna obiezione.

Negli ultimi anni il regno saudita sta mostrando qualche debolezza a causa della presunzione e dell’incapacità dei figli di Abdullah. Essi hanno mostrato crescenti divergenze con le molte tribù indigene del regno, che non nascondono più il loro malcontento e le loro critiche, ma anzi si oppongono direttamente al regime oltre che per i gravi problemi sociali interni, anche per la violazione dei diritti umani e in particolare per la situazione drammatica delle donne. Inoltre il regno teme di essere destabilizzato dalla minaccia iraniana, che essendosi estesa all’Iraq, alla Siria e al Libano, ha formato una mezzaluna intorno all’Arabia, rendendo i sauditi completamente dipendenti dall’America e da Israele. Non è strano, infatti, che il presidente israeliano abbia descritto la morte del re Abdullah come una sciagura.

Il nuovo re Salman non sarà diverso dal fratello, perché la politica generale del regno è stata programmata da decenni e da allora si persegue lo stesso metodo: l’approccio strategico resterà intatto finché non sarà varata la riforma del sistema di governo. Il nuovo re è stato accusato in passato di essersi avvalso del suo ruolo di ministro della Difesa per finanziare e sponsorizzare gruppi terroristici in Afghanistan, in Siria e in altre zone e sicuramente continuerà ad esportare il jihadismo salafita e a diffondere il pensiero wahhabita che per decenni ha preparato il terreno al terrorismo, che oggi affligge tutti i Paesi della regione. Egli si servirà ancora dell’attuale ministro degli Esteri, che occupa questa carica da più di quarant’anni: ciò significa che il regno non smetterà di sostenere l’opposizione siriana e lo Yemen, dove il potere è ormai nelle mani degli Houthi – nemici dei sauditi – che hanno costretto il presidente Abd Rabbo Mansur Hadi a dimettersi.

L’Arabia Saudita continuerà ad esportare il petrolio in grandi quantità in modo da ostacolare i suoi nemici della zona, ossia l’Iran e la Russia. Alcune settimane fa, il ministro del Petrolio, alla richiesta degli alleati OPEC di diminuire la produzione per mantenere un alto livello di prezzi, ha detto che il suo Paese non diminuirebbe la produzione di petrolio anche se il suo prezzo scendesse sotto i venti dollari al barile.

In questi giorni tutto il mondo ha seguito il caso del giovane Raif Badawi, che sarà punito con mille frustate per aver provato a battersi per la libertà d’espressione attraverso il suo blog. La reazione del nuovo re sarà importante per capire la sua linea politica: se confermerà la pena invece di annullarla lancerà un messaggio di ostinazione e di persecuzione contro chiunque si permetta di criticare la famiglia regnante.

Hadda Hazem, laureata in economia, è la direttrice del giornale algerino Al-Fadjr.

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Roberta Papaleo

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