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Arabi e Iraniani, verso quale soluzione?

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Di Azmi Bishara. Al-Araby Al-Jadeed (20/06/2016). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Gli arabi non sono soli a fronteggiare la catastrofe che incombe su Siria e Iraq. Al loro fianco anche l’Iran che sta attraversando una vera e propria crisi. E si possono intravedere già gli sviluppi futuri nella regione. Il recente cambiamento di equilibri che interessa la Repubblica Islamica, la Russia e Israele è all’origine di tale impasse.

L’Iran è stato lasciato all’oscuro dei contatti tra Russia e Stati Uniti circa l’attuazione di una soluzione in Siria. La Russia non considera né l’Iran né la Siria decisivi nei rapporti tra Putin e Netanyahu, legati da vincoli di amicizia e non di meno da un sentimento di odio condiviso verso il presidente Obama. I due mirano a scambiarsi opinioni riguardo il futuro siriano, e nello specifico le Alture del Golan. Infine, la noncuranza russa nei confronti iraniani emerge anche dalla presenza di aerei israeliani che circolano nel cielo siriano al fine di contenere possibili operazioni da parte di Hezbollah.

Non esageriamo nell’affermare quanto sopra riportato, poiché essa rappresenta la posizione che l’Iran ricopre oggi nel territorio siriano. L’opposizione siriana e quanti tra gli Stati arabi l’avevano appoggiata aveva già previsto tale condizione, al pari di una invasione straniera. Sebbene in ritardo, l’invasione straniera è arrivata a sostenere il regime siriano, contribuendo al genocidio del suo popolo. Conseguenza naturale della crisi irachena, siriana e libanese è oggi una guerra civile settaria, indipendente o per conto di potenze regionali. In un simile contesto, è svanito il sogno della repubblica islamica di controllo e supremazia da Teheran a Beirut, colpita allo stesso tempo dall’operazione “tempesta decisiva” in Yemen.

Di contro, neppure gli arabi sono stati in grado di realizzare il proprio sogno di supremazia, dopo l’annientamento delle speranze di cambiamento che avevano accompagnato i sogni degli attivisti siriani all’inizio della protesta nel marzo 2011, al fine di realizzare un sistema democratico in una Siria unita; un sogno condiviso da arabi e non, ma che il regime ha poi trasformato in incubo.

Nel mezzo di guerre settarie, risulta difficile muoversi verso la costituzione di Stati, associazioni o democrazia; il tutto accompagnato da un disordine politico e assenza di riferimenti. Israele appare dunque il nemico comune, e le forze di opposizione sono chiamate alla collaborazione per garantire stabilità e sicurezza agli Stati vittima di occupazione e insediamento.

A perdere sono gli arabi, come regime e come popolo, e con loro anche l’Iran. Stabilità e sicurezza non possono essere assicurati nel mezzo di lotte e guerre; ne deriverà solo disordine e tirannia. Importante allora muovere veramente un accordo e un dialogo arabo-iraniano, in modo che l’Iran rinunci alla sua politica espansionista e gli Stati arabi al rovesciamento del regime iraniano. Il cambiamento democratico (riformatore e rivoluzionario) spetta ai popoli e alle società, anche se sembra alquanto difficile in quell’oriente arabo afflitto da divisionismo settario e polarizzazione militare che hanno alimentato l’attuale conflitto regionale.

Azmi Bichara è un intellettuale, filosofo politico e scrittore arabo.

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