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“Antigone of Syria”, il teatro come terapia per le donne siriane rifugiate

Di Christine Abi Azar. Raseef 22 (24/11/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

In copertina una foto delle donne siriane durante il workshop teatrale (fonte: Aperta Productions)

Sono scappate da una terra che mormora all’essere umano di uccidere il proprio fratello per acquisire il potere. Hanno assistito allo smembramento delle loro famiglie tra cimitero e prigione. Hanno vissuto un conflitto tra assassino e assassinato, oppressore ed oppresso, legge di Dio e legge di Stato. Questa è la storia delle donne siriane che portano in scena la tragedia di Antigone sul palco del Teatro Madina di Beirut, dal 10 al 12 dicembre prossimi. La piéce “Antigone of Syria” è nata come workshop di otto settimane per 30 donne siriane dei campi di Sabra e Shatila in Libano.

Prodotta dalla compagnia Aperta Productions, la piéce è parte del loro progetto d’arte terapeutica che giunge a sostegno delle donne provenienti da realtà sociali ed economiche svantaggiate per far rinascere in loro una fiducia nella vita. Ispirata alla tragedia greca di Sofocle (442 a.C.), in cui Antigone sceglie di sfidare le autorità e di seppellire suo fratello in un modo dignitoso, la piéce mette in luce come le donne siriane si trovino oggi in conflitto tra giocare il ruolo di Antigone e rispettare il ruolo delle autorità: le donne in scena rappresentano, dunque, tutte le donne siriane.

“Antigone of Syria” cerca di porre l’accento sul fatto che le donne possono giocare un ruolo chiave nella società che non è affatto minore, in grado di capovolgere una nazione senza combattere una guerra. Fadwa (69 anni), siro-palestinese di Yarmouk ha perso un figlio e non ha potuto seppellirlo: lavorare a teatro l’ha aiutata ad uscire dal suo dramma. Per lei la recitazione “è quel sorriso che disegniamo sul volto per nascondere le ferite interiori”.

Zarifa (29 anni) di Aleppo, partita insieme alla sua famiglia, ha perso tutto in Siria: malgrado l’amore che prova per la sua terra, spera che l’esperienza teatrale qui in Libano non si esaurisca perché le ha fornito una dose di libertà di cui non aveva mai assaggiato il sapore prima. Mona (27 anni) di Damasco, che ha perso un figlio in Siria per via di un cancro rimasto senza cure, dimentica la paura quando è a teatro. Sente che lei e le sue colleghe sono libere nel corso del workshop teatrale e che possono esprimere tutto ciò che hanno dentro, qualunque sia la distanza tra le proprie opinioni.

La regista siriana ‘Itab ‘Azzam (coinvolta nel progetto insieme, tra gli altri, all’attore americano Hal Scardino) considera questo lavoro teatrale come una terapia per le donne rifugiate che, invece di essere trattate come vittime, vedono rafforzarsi la propria autostima. La scelta è ricaduta sull’Antigone perché è una delle opere filosofico-politiche più di successo della Storia, nello specifico per ciò che riguarda le dittature e ciò che causano, insieme alla resistenza del popolo contro di esse. Oggi la Siria non manca certo di esempi per riportare in vita il testo di Antigone.

Ecco il trailer di “Antigone of Syria”

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Claudia Avolio

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